Gratteri: «’Ndrangheta e politica sempre più a braccetto»

Il procuratore capo di Catanzaro ospite diMartedì ha parlato a tutto tondo della Giustizia e dei rapporti tra amministratori pubblici e uomini della mafia. Ed ha affrontato anche il caso delle intercettazioni sul cellulare di Palamara: «L’ho incontrato per sollecitare più uomini e mezzi per il mio ufficio. Quando vado a Roma faccio sempre così: inoltro richieste non personali ma per Catanzaro»

ROMA «I leader devono fare la vita dei monaci buddisti». È quanto ha sostenuto il procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, ospite del programma diMartedì, condotto da Giovanni Floris su La7. «Fino a quando fanno politica – ha poi aggiunto – non possono vivere come gli altri, quando mangiano devono stare attenti a non fare molliche. E quindi non diamo alibi a nessuno. In questo modo se il politico fa solo politica, anche il magistrato più politicizzato del mondo non troverà nessun tipo di reato».
Ma Gratteri sollecitato dalle domande dello stesso conduttore, del direttore del Il Giornale Alessandro Sallusti e di quello di Libero, Pietro Senaldi, ha affrontato diversi temi legati alla lotta alla ‘ndrangheta e alla mala politica. Ad iniziare dal maxi processo scaturito dall’inchiesta Rinascita-Scott definita da Gratteri «la pietra angolare» per comprendere il fenomeno.


Sui rapporti tra clan e politica, il procuratore capo di Catanzaro ha sostenuto che nel tempo questi «sono divenuti sempre più stringenti». «Abbiamo notato nelle indagini da noi condotte – ha detto – che negli anni c’è stata una maggiore commistione tra politica e mafia. C’è stata una maggiore penetrazione nella pubblica amministrazione». Secondo Gratteri questo sarebbe da ricondurre alla “fame di soldi e potere” due aspetti che caratterizzano da sempre tutte le organizzazioni mafiose. «Si spara sempre meno perché i mafiosi riescono più facilmente a corrompere la pubblica amministrazione».
Alla provocazione sollevata da Sallusti che ha fatto notare che spesso le mega inchieste della magistratura nel passaggi successivi poi vengono “smontate”, il procuratore capo ha risposto: «quando una misura cautelare si trasforma dalla detenzione ai domiciliari o nella libertà non significa che il soggetto non abbia commesso reati». E sulle sue inchiesta in particolare Gratteri ha chiesto «tempo». «Amo la storia – ha sostenuto – e sono convinto che mi darà ragione». Ha poi rivendicato il lavoro svolto a Catanzaro nell’attività non solo repressiva ma di organizzazione della macchina della giustizia. «Quest’estate non ho fatto un giorno di ferie e sono rimasto sempre in ufficio perché oltre a fare il magistrato sto curando, assieme alla Corte d’Appello e al ministero, la costruzione dell’aula bunker tra le più grandi al Mondo. Oltre alla realizzazione della nuova Procura che dovrebbe essere pronta nel 2021 e altri uffici. Questo per evitare di pagare ogni anno 1,7 milioni di euro di fitti solo per Catanzaro».
Poi alla domanda sollecitata da Senaldi se tra i suoi veri nemici ci siano anche magistrati, Gratteri ha detto: «L’invidia è una brutta bestia. Io provengo dal basso, ho origini molto umili ed ho fatto molti sacrifici per arrivare fino a qui. Ho rinunciato a molto perché credo nel mio lavoro e punto a cercare di rendere più vivibile un territorio così martoriato come quello calabrese. So di avere molti nemici soprattutto all’interno della ‘ndrangheta e della massoneria deviata ma certo anche tra i colleghi. Ma questo vale per chiunque svolga un’attività. Fa parte della competizione all’interno di ogni professione». E ha precisato: «Io sono un uomo libero, non faccio parte di nessuna corrente».
Sulla vicenda del presunto “veto” sollevato dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla sua nomina a ministro della Giustizia del governo Renzi, Gratteri ha chiosato: «Non ho mai conosciuto Napolitano. Ma mi sono fatto una mia idea su questa storia, ma non ho le prove per poterla sostenere».
Poi Gratteri sul Csm – travolto dal caso Palamara – ha ribadito una “sua” convinzione. «Quando all’epoca ho incontrato Renzi gli dissi che la madre di tutte le riforme sulla Giustizia era quella sul Csm. Credo che i componenti del Consiglio superiore della magistratura debbano essere estratti a sorte tra quelli più meritevoli. Se un magistrato è capace di impostare un’inchiesta o scrivere una sentenza sia altrettanto preparato per compiere le scelte giuste all’interno del Csm». E sempre a proposito della riforma della giustizia, Gratteri ha sostenuto che «non si è ancora fatta per la debolezza della politica».
Alla domanda diretta sollevata sul rapporto intercorso tra Gratteri e Palamara, il procuratore capo non si è sottratto: «L’ho conosciuto e l’ho incontrato anche a Roma. Una mattina sono andato al Csm per chiedere uomini e mezzi per la Procura di Catanzaro. Faccio sempre così. Quando mi trovo a Roma non passo il tempo a passeggiare per il corso ma per incontrare persone che possono aiutarmi a rafforzare il mio ufficio. Anche oggi ho chiesto di implementare il mio organico. Faccio sempre richieste non personali ma per migliorare la dotazione di uomini e mezzi per Catanzaro».
Sulle carriere dei magistrati in politica, Gratteri ha chiuso con una battuta: «Sono convinto che un magistrato che entra in politica non possa poi ritornare nella magistratura». Ed infine il procuratore capo ha espresso il suo parere anche sull’opportunità di non far conclude indagini a ridosso di tornate elettorali. «Nei mesi precedenti a un’elezione – racconta – non ho mai proceduto contro un amministratore pubblico. Questo per non andare anche incontro a facili strumentalizzazioni». (rds)





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