Sanità privata, Paolini rieletto all’unanimità presidente dell’Aiop

L’associazione chiede alla Regione di coprire il 50% degli aumenti salariali legati al nuovo contratto nazionale del personale non medico. Nel mirino anche le scelte del commissario dell’Asp di Catanzaro. «Aspettiamo che la politica batta un colpo»

LAMEZIA TERME Enzo Paolini è stato rieletto presidente Aiop Calabria per il triennio 2020/2023. L’assemblea regionale, tenutasi a Lamezia oggi 18 settembre, ha registrato il consenso unanime di tutti i titolari delle case di cura calabresi sul nome dell’avvocato cosentino, già presidente nazionale.
Il primo atto di Paolini è stato quello di chiedere un mandato esplicito chiaro e formale in ordine alla posizione delle aziende calabresi sul rinnovo del Contratto nazionale del personale non medico la cui sottoscrizione è richiesta a gran voce dai sindacati e dalle centinaia di lavoratori del settore.
«L’assemblea Aiop – si legge in una nota – pur ritenendo fortemente penalizzante per aziende e dipendenti la pre intesa sottoscritta a giugno ha espresso adesione alla ipotesi di sottoscrizione con la minima condizione che le Regioni – ed in particolare la Calabria – mantenga l’impegno solennemente preso in Conferenza Stato/Regioni fin dall’ottobre 2019, e ribadita più volte anche al Ministro, di coprire con una rimessa diretta e concreta, almeno il 50% dell’incremento salariale derivante dal rinnovo. Ad oggi solo 4 Regioni, il Veneto, la Lombardia, il Lazio e la Puglia hanno adottato formale delibera in tal senso. La Calabria no. Per questo il mandato assegnato al confermato Presidente Paolini è quello di aderire alla sottoscrizione del contratto purché contempli una clausola di salvaguardia che subordini l’applicazione effettiva delle condizioni ivi convenute alla emanazione dell’atto deliberativo di copertura da parte della Regione».
Paolini ha ringraziato l’assemblea per l’ennesimo attestato di fiducia ed ha chiesto l’elezione di un organismo direttivo allargato e collegiale per la gestione di una interlocuzione con Regione e Commissario più che mai difficile e complessa.
Paolini ha posto infine sul tappeto le questioni più urgenti. «Non continueremo – ha detto – a sopportare le continue inadempienze degli organismi regionali. In primo luogo le prepotenze poste in essere dalla gestione commissariale dell’Asp di Catanzaro che continua a incentivare con provvedimenti incomprensibili e pregiudiziali e ostili le liste d’attesa e l’emigrazione sanitaria, a danno di cittadini ed azienda calabresi».
L’assemblea ha poi chiesto a Paolini di intervenire «in ordine all’assurdo impedimento frapposto dalla burocrazia regionale alla cura delle pazienti affette da tumore alla mammella, letteralmente costrette anche loro – e in una situazione per loro drammatica – ad attendere lunghi mesi oppure a recarsi nei centri oncologici del nord per ottenere le cure che potrebbero ottenere qui in Calabria con lo stesso standard qualitativo, con gli stessi requisiti di sicurezza, con spesa inferiore per la Regione Calabria e con meno disagi per le pazienti e le loro famiglie».
In conclusione ha detto Paolini: «Che fare? Le nostre richieste di adempimenti, di atti dovuti sono continue e quotidiane, ma rimangono sui tavoli, inevase, avvolte nel disprezzo per il cittadino comune, per l’imprenditore serio e sfioriscono come le speranze dei calabresi per bene. Basterebbe che tutti facessero il proprio dovere. Ma vediamo, capiamo che in una situazione come questa, opaca, in cui ciascuno “si guarda la mano” è facile nascondersi, non prendersi responsabilità e tirare a campare. Ed allora, senza il rigurgito di dignità personale, professionale, politico e morale che chiediamo da tempo, per prima cosa andrebbe ristabilito l’ordine istituzionale e restituite al Consiglio regionale responsabilità e prerogative. Solo così sapremo anche a chi indirizzare le proteste e le sollecitazioni come gli elogi e i riconoscimenti. E non sentirci cittadini di serie C, sempre sotto tutela e sotto schiaffo, sempre alla ricerca di una concessione e mai del riconoscimento di un diritto. Solo così sapremo come sanzionare politicamente, come si fa nelle democrazie serie, i rappresentanti istituzionali; con il voto. Che da noi ha sempre avuto, ed ha, connotati clientelari e legati al bisogno o alle convenienze ma oggi più che mai, a causa dell’inaudito e continuo scaricabarile tra Commissario al piano di rientro e Dipartimento Tutela della Salute, è legato a motivazioni che con tutto hanno a che fare tranne che con le valutazioni inerenti la vita e gli interessi veri dei cittadini calabresi. Questo è quanto; noi ci siamo ed il nostro colpo l’abbiamo battuto più volte e anche adesso. Aspettiamo quelli della politica, dei deputati e dei senatori calabresi che intendono rappresentare la Calabria e non solo chi li ha nominati, dei consiglieri regionali che vogliono fare veramente gli interessi del calabresi e non lavarsi la coscienza con qualche occasionale dichiarazione o interrogazione, aspettiamo i colpi dei sindaci e della presidente della Regione che devono deliberare che non ci stanno e ribaltare il tavolo dell’immobilismo politicante.
Occorre una azione istituzionale a tutti i livelli che provochi una rigenerazione morale e politica, senza la quale continueremo ad essere cittadini del regno delle ombre».





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