«Qualcuno spiava gli atti del bando Grandi eventi». La Regione annulla la procedura (e denuncia)

Un decreto stoppa l’iter dopo «indebite “consultazioni e download”» di alcuni file. «Violata la riservatezza». Quattro note spedite dalla Cittadella alle autorità: si rischiano strascichi giudiziari. Nuovo Rup e nuova commissione per assegnare i due milioni agli operatori della cultura e dello spettacolo

di Pablo Petrasso
CATANZARO
La procedura avviata per il bando Grandi eventi non c’è più. La Regione l’ha annullata in autotutela. Un decreto la cancella e lascia intendere che siano state commesse illegittimità, aprendo il campo a possibili strascichi giudiziari per uno dei bandi più attesi dagli operatori della cultura e dello spettacolo.
Due milioni di euro molto ambiti, specie in emergenza Covid, e un iter attorno al quale, nelle stanze della Cittadella, la tensione si percepiva da settimane. I motivi dello stop spiegano quella tensione, almeno dal punto di vista dell’amministrazione regionale. E rimandano a incidenti molto gravi che avrebbero messo a rischio la riservatezza del bando. L’atto che blocca la procedura fa riferimento a «indebite “consultazioni e download” di taluni file»: intrusioni che sarebbero avvenute prima della scadenza del termine per la presentazione delle domande di partecipazione e anche durante il periodo di istruttoria del Responsabile unico del procedimento e nella fase in cui era al lavoro la Commissione incaricata di redigere la graduatoria.

LA REGIONE DENUNCIA L’ipotesi è inquietante: qualcuno avrebbe visto e scaricato documenti segreti. A quale scopo non si sa ma la Regione per lo meno lo ipotizza, visto che «sta procedendo a tutelarsi nelle sedi opportune». I dati degli accessi “abusivi” (o presunti tali) sarebbero contenuti in quattro note (due del 10 settembre, altre due vergate rispettivamente il 16 e il 17 settembre) già inviate alle autorità competenti da parte della burocrazia della Cittadella.

«VIOLATA LA RISERVATEZZA» Il decreto formula accuse precise, perché «quanto accaduto rileva sotto il profilo della legittimità della procedura e, segnatamente, costituisce violazione dei principi di imparzialità e di trasparenza». Non solo: le presunte “sbirciatine” non autorizzare avrebbe violato il «principio di riservatezza della documentazione». Per questo motivo la Regione ha deciso lo stop, che sarebbe avvalorato anche da alcune pronunce della giustizia amministrativa.

CAMBIANO RUP E COMMISSIONE L’iter non sarà cancellato del tutto. Questo perché, secondo l’interpretazione della dirigenza regionale «sussistono le ragioni di interesse pubblico per procedere all’annullamento, in autotutela della sola procedura anzidetta, e non dell’avviso e delle domande presentate». L’iter, infatti, non è ancora concluso, «l’amministrazione non ha adottato alcun impegno giuridicamente vincolante» e «sono fatti salvi gli interessi dei soggetti partecipanti». Questioni tecniche utili a ridefinire il perimetro della “nuova” procedura: l’avviso e le domande sono salvi. Cambieranno invece il Responsabile unico del procedimento (sarà l’ingegnere Giuseppina Antonella Sette) e la commissione di valutazione delle domande. Gli altri passaggi, dopo la denuncia della giunta, rischiano di interessare, però, altri Palazzi. (p.petrasso@corrierecal.it)





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