Catanzaro, va a processo il poliziotto che fingeva di aggiustare le inchieste

A giudizio anche un medico: avrebbe attestato l’infermità dell’agente per una malattia che gli aveva causato alcun malessere. I legali degli imputati: «”Fisiologica” la decisione di andare a giudizio»

CATANZARO Sono stati rinviati a giudizio Francesco Rotella, 58 anni, sovrintendente capo coordinatore nella sezione di polizia giudiziaria a Catanzaro, e Antonio Riga, 61 anni, medico chirurgo specialista in Medicina dello sport, accusati a vario titolo di tentata violenza privata, violenza privata, due capi di falsità ideologica e truffa. L’udienza davanti a giudice monocratico di Catanzaro avrà inizio il prossimo 7 giugno.
Nel corso dell’udienza preliminare di oggi il gup Gaia Sorrentino ha accolto le tesi dell’accusa, (rappresentata quest’oggi in aula dal pm Domenico Assumma, il fascicolo è del pm Graziella Viscomi) rinviando a giudizio gli imputati.
Secondo l’accusa, tra giugno e dicembre 2018, si sarebbero consumati i reati, iniziati con la denuncia sporta da una dipendente dell’Asp di Catanzaro. Davanti alla denunciante Rotella avrebbe inscenato una telefonata con un presunto direttore sanitario di nome Alfonso. Nel corso della conversazione il poliziotto avrebbe fatto credere alla donna di poter indirizzare a proprio piacimento le indagini: «Tanto lo sai come funziona, noi prepariamo tutto ed i magistrati solo firmano», avrebbe detto rivolto a tale Alfonso. Lo scopo era quello di fare ritirare la querela e far archiviare il tutto. Una iniziativa inutile, perché la donna non solo non ha ritirato la querela ma ha denunciato l’ufficiale di pg. In una seconda occasione, invece, la violenza privata, secondo l’accusa, si è consumata e Rotella si sarebbe fatto consegnare ricambi per auto, olii e quant’altro da un uomo che aveva subìto una denuncia per danneggiamento. Investito della delega indagini, il poliziotto avrebbe fatto credere al denunciato di avere fatto da intermediario con il denunciante convincendolo a non esporlo al pagamento di un risarcimento del danno. L’uomo, credendosi così in debito con il poliziotto, gli avrebbe concesso tutti i favori chiesti in seguito.

LA FALSA INFERMITÀ In due occasioni, a novembre e dicembre 2018, il medico Riga avrebbe attestato falsamente, senza avere mai sottoposto a visita il paziente, una condizione di infermità di Rotella legata a una patologia della quale il poliziotto in realtà soffre ma che non aveva causato, secondo l’accusa, alcun malessere. Cinque giorni di riposo a novembre e 10 giorni di riposo a dicembre sarebbero stati i benefici di queste false attestazioni le quali hanno portato a Rotella a truffare l’amministrazione pubblica per la quale lavora con un danno pari a 1.489,43 euro (ovvero la retribuzione percepita nel periodo di malattia). Gli imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Iacopino, Emma Izzi, Antonella Canino e Aldo Aloi.

LA NOTA DEI LEGALI «Nella odierna fase dell’udienza preliminare, tenuto conto della peculiarità della stessa, era da attendersi come “fisiologica” la transizione davanti al giudice del dibattimento, sebbene nel processo si agitino questioni tecniche di inutilizzabiltà patologica delle intercettazioni telefoniche, per violazione dei canoni di legalità costituzionale e processuale, che il Tribunale dovrà prima poi affrontare, confrontandosi con il plurimi profili di censura articolati dalle difese». È quanto sostengono i legali degli imputati. Che continuano: «In disparte la questione processuale, che pure continueremo a coltivare nel prosieguo, nel merito della regiudicanda siamo fiduciosi che nel dibattimento – sede naturale di formazione della prova, nel contraddittorio delle parti – i nostri assistiti riusciranno a chiarire gli addebiti loro ascritti e a pervenire ad un esito decisorio favorevole e pienamente liberatorio». (ale. tru.)





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