Muccino e i quasi due milioni spesi per raccontare una Calabria che non esiste

Il finocchietto nella soppressata. L’inflessione siciliana. I congiuntivi trascurati. Per il regista e il suo “manifesto” turistico da 3.300 euro al secondo è una Caporetto (sui social e non solo)

LAMEZIA TERME Siamo un popolo di santi, virologi e navigatori. Da ieri sera anche un po’ registi. Il corto di Gabriele Muccino, al di là della proliferazione di sceneggiatori e di script alternativi sui social, ha un pregio: quello di farci capire ciò che i calabresi non sono. Ciò che la Calabria non è. Dalle basi (no al finocchietto nella soppressata: si usa nella salsiccia; gli agrumi in estate sono un po’ difficili da trovare; i “nostri” colori sono più belli di quell’esplosione cromatica ritoccata al computer; l’inflessione siciliana: quella calabrese è un’altra cosa) fino a considerazioni più sottili sugli stereotipi classi.
Perché si rischia si avere l’impressione che gli unici a guidare l’auto in Calabria siano i turisti, mentre gli autoctoni (parentesi Istituto Luce) si muovono sul ciuccio e poi bretelle e coppole come se piovesse.
Stereotipi, insomma. Come quelli che evidenzia Nicola Irto, consigliere regionale del Pd: «Muccino ha deluso. E parecchio. Dobbiamo dirlo con chiarezza. Non è quella la nostra realtà. Non lo è più: troppi stereotipi, le persone con la coppola, gli asini per strada… e poi le lacune narrative gravissime. In Calabria non abbiamo solo belle spiagge, bergamotti, fichi e soppressate. Abbiamo opere d’arte straordinarie e uniche al mondo come i Bronzi di Riace, abbiamo giacimenti archeologici unici, da Sibari a Locri Epizephiri, da Medma a Scolacium. Abbiamo opere d’arte straordinarie: penso al Codex Rossanensis, al Codice Romano Carratelli, ai dipinti di Mattia Preti. Ma ne sto dimenticando sicuramente tantissime. E poi non ho visto Scilla, non ho visto lo Stretto, non ho visto le nostre montagne dal Pollino alla Sila all’Aspromonte, non ho visto Soverato, non ho visto Gerace, non ho visto la splendida Roccella, il paese di origine di Raul Bova. L’elenco è infinito e in otto minuti si sarebbe potuto e dovuto raccontare di più e di meglio. Soprattutto, non ho visto la vera ricchezza della Calabria: i suoi giovani, i loro sorrisi accoglienti, i loro occhi puliti che avrebbero richiamato altrettanti giovani a venire a visitare questa terra meravigliosa. Una buona idea mal realizzata, insomma. Per promuovere la Calabria serve un racconto nuovo: e per questo occorre un coinvolgimento diretto e concreto, da parte delle istituzioni, della creatività di tanti artisti calabresi, che possono narrare la nostra regione meglio di chiunque altro».

L’idea di fondo, per fermarci al rapporto sentimentale Bova-Rocío Muñoz, è «la Calabria, terra da cui sono andato via, è importante per me. Quindi scoprendo lei scopri me». Sarebbe finanche apprezzabile, se non fosse per i contenuti del corto (6 minuti e 14 più quasi due di titoli di coda). Che, offerto gentilmente ai calabresi (e non solo) sui social dall’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo, ha attirato a sé critiche feroci. Sarà forse “merito” di quanto la Regione ha investito: 1,7 milioni di euro per realizzare un “manifesto” di ciò che la Calabria non è («quasi 3.300 euro al secondo per un video che, mieloso e finto, di fatto ridicolizza la Calabria, la racconta come terra arretrata e ne oscura la montagna, la cultura, la storia, la varietà e l’unicità», riassume Paolo Parentela, parlamentare del M5S). Qualcuno ci ha visto citazioni forse un po’ troppo “alte” per quello che è il risultato finale: lo spot di Dolce&Gabbana sulla Sicilia (regia di Tornatore e musiche di Ennio Morricone), il viaggio di Michael Corleone in Sicilia nel “Padrino” (solo per le coppole, ché certi capolavori non si evocano), il finale di Grease con John Travolta e Olivia Newton John che si baciano mentre il sole tramonta sul mare (ma questa volta la Calabria vince, grazie al panorama e ai fichi).
Anche dalla Lega sono arrivate critiche. Salvatore Gaetano, candidato del Carroccio alle ultime regionali. Gaetano riporta un post di Fortunato Amarelli. Che si chiede: «Solo Bergamotto, arance e clementine, arretratezza e muri sbrecciati, questa è la Calabria di Muccino?» L’imprenditore crotonese si rivolge a Matteo Salvini, leader della Lega, e a Nino Spirlì, oggi presidente facente funzione della Regione, «che riveste questo prestigiosissimo incarico anche grazie al mio modesto contributo elettorale e a quello di tanti come me che ci hanno creduto. Abbiamo scelto la Lega – dichiara Gaetano – perché desse una svolta di progetto, di impegno, di realizzazioni e di governo del Sud e della Calabria. Esiste una Calabria delle imprese, del lavoro, delle nicchie di straordinaria qualità, della cultura, dello studio, dei giovani preparati, ma anche della storia, dell’archeologia, dei saperi artigiani, dell’agricoltura che ha bisogno di un grande progetto di rinnovamento. Invito Matteo Salvini a visionare questo video e poi a leggere le centinaia di commenti contrari che stanno popolando i social, proprio a partire da tanti imprenditori».
È sui social che i commenti sull’opera sono più sferzanti. Ma il corto, a modo suo, è già un cult. Con i suoi dialoghi senza congiuntivo e il finocchietto nella soppressata. Peccato che, in questo “manifesto” poco a fuoco la Calabria – in teoria la protagonista – sia quella sbagliata. Ma è solo un dettaglio da quasi due milioni di euro. (ppp)





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