Il passo indietro di Spirlì sulla chiusura delle scuole

Dopo una notte (e mezza giornata) di ripensamenti e incontri arriva il dietrofront. Contagi troppo bassi per giustificare il provvedimento. Istituti off limits soltanto nelle zone rosse. E il presidente facente funzioni fa finta di niente: «Quando lo avrei detto?»

CATANZARO Dopo una notte di ripensamenti e una giornata fitta di riunioni nella Cittadella regionale, Nino Spirlì è tornato sui propri passi. Il presidente facente funzioni fa dietrofront, anche per via di alcune preoccupate telefonate ricevute anche da consiglieri regionali espressione della maggioranza (telefonate che si sono tramutate in un incontro alla Cittadella regionale, avvenuto nel pomeriggio di giovedì): le scuole resteranno chiuse soltanto nelle zone rosse (secondo le disposizioni già attive; l’intenzione iniziale era di chiuderle tutte). Viene meno, così, l’intendimento espresso nel tardo pomeriggio di mercoledì, sulla scia di quanto decretato in Puglia dal governatore Michele Emiliano. Secondo fonti della Cittadella, Spirlì sarebbe stato impegnato stamane in videoconferenza con Roma (avrebbe sentito il ministro della Salute Roberto Speranza) proprio per dirimere i dubbi sorti sulla decisione filtrata nella serata di ieri. E forse sul cambio di traiettoria avrà pesato anche la dura presa di posizione della ministra all’Istruzione Lucia Azzolina proprio contro la decisione di Emiliano.
Azzolina ha risposto al governatore evidenziando numeri precisi: «La Regione Puglia – ha scritto sui suoi social – ha sospeso le attività didattiche in presenza definendo “impressionante” il numero dei contagi. Eppure, secondo quanto ci ha comunicato, si tratta di 417 studenti risultati positivi (su una popolazione studentesca di 562 mila). La stessa Regione ha poi ammesso che il problema in realtà non è la diffusione del virus all’interno delle scuole ma l’organizzazione del lavoro della Sanità regionale. Si riaprano al più presto le scuole, evitando conseguenze gravi, presenti e future, per gli studenti e per le famiglie». I numeri calabresi, secondo quanto si apprende, sarebbero molto più bassi rispetto a quelli registrati nei laboratori pugliesi, dunque la disposizione di chiudere tutti gli istituti scolastici sarebbe ancor meno comprensibile agli occhi del ministero (e non soltanto). Spirlì, sui proprio canali social, ha sostanzialmente fatto finta di non sapere di cosa si parlasse, intervenendo quando ormai la notizia era apparsa su tutti i media e si era, in parte, innescato un dibattito caratterizzato da bocciature anche pesanti. «Ma cos’è questa storia della chiusura di tutte le scuole??? Quando lo avrei detto???», ha scritto il presidente facente funzioni su Facebook nel pomeriggio. Il “caso Calabria”, però, è ormai davanti agli occhi di tutti. Ed è un caso politico, visto che nella maggioranza serpeggiano malumori per le uscite di Spirlì. Fingere che nulla sia accaduto non servirà a molto.





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