«Una sanità da guarire»

di Ettore Jorio *

Sono contrariato dall’immagine che si è offerta in questi giorni della Calabria. Sembra una regione in disarmo. In balia dell’onda dell’incoscienza e della ingovernabilità. In quanto tale, destinata quasi alla sua estinzione perché priva degli anticorpi per superare il suo momento (forse) più difficile della sue esistenza dal dopo guerra in avanti. I calabresi non lo meritano! Certo, sulla sua attuale condizione di precarietà assoluta hanno inciso fattori molto negativi ritenuti determinanti. Una politica regionale, orfana della presidente eletta e con una squadra di «titolari a tempo» di una legislatura ordinaria, difficile persino da portare avanti sino alle elezioni. Impossibile mettere in piedi, nel breve ma anche nel medio periodo, le condizioni di uscita dalle crisi che qui si sommano più che altrove. Per non parlare del dramma che vivono i calabresi in tema di assoluta assenza della tutela della loro salute. Una sanità che in tredici (e non undici) anni di commissariamento – di cui due di protezione civile – ha registrato una difficoltà assoluta a prendere addirittura forma. Una successione di governi regionali incapaci, fatta qualche rarissima eccezione, ad approcciarsi alle politiche sanitarie per difetto finanche culturale di comprenderne il valore, attratti così come stati a conseguire da essa plusvalori clientelari e non solo. Un patrimonio strutturale ospedaliero da mettere, spesso, paura per le condizioni di fatiscenza e inadeguatezza, tale da registrare a tutt’oggi nessun presidio accreditato per assenza dei requisiti, finanche di quelli minimi, tanto da impedirne l’esercizio. Un personale, poi, assunto a mano libera, perché così facendo ha reso possibile la formazione di eserciti di primari, per lo più direttamente catapultati nei loro camici a dispetto di altri spesso più meritevoli. Di qui, un andirivieni di nomine a commissario governativo. In undici anni sono stati quattro i commissari ad acta titolari, con uno stuolo di sei sub-commissari. Dopo le dimissioni del gen. Saverio Cotticelli, un valzer di più o meno nominati, uno dei quali rimandato al mittente (forse) in eccessivo malo modo e l’altro rinunciatario per un nobile motivo, che si commette un errore a sottostimare e ad ironizzarvi sopra. Sta di fatto che la Calabria è da diciassette giorni priva di una guida governativa che, giova ripeterlo, è sostitutiva degli organi regionali oramai da tredici anni sollevati dal loro incarico istituzionale. Alla nostra regione occorre un po’ di pace sociale e tanto rispetto della Costituzione, intendendo per tale garantire ai calabresi i diritti fondamentali. Per dirla come le nonne, prima di tutti è la salute da esigere, da queste parti messa seriamente in discussione! Dunque, basta con le elemosine, divenute eccessivamente umilianti con il prodotto legislativo dedicato alla Calabria negli ultimi venti mesi circa. Un Dl 35 che ha rappresentato quanto di più cinico potesse capitare ad una sanità quasi morente. Un Dl 150, in corso di conversione, sul quale pretendere quantomeno le dovute modifiche. Esso rimane, comunque esca, un brutto esempio di non affezione alla Calabria, meglio di mancata attenzione, quasi assoluta, ai drammi che qui si vivono. Si registra, da parte dei governi Conte, una sorta di sfrontata freddezza in rapporto ai problemi e alle sofferenze che qui si vivono. Da ultimo, 17 giorni senza il commissario governativo ne sono stati l’ulteriore esempio, con una sanità allo sbando totale, nonostante un Dg preposto al Dipartimento regionale alla salute degno di questo nome e pieno zeppo di titoli. Persino il Covid non trova l’esercito schierato per frenarne la corsa. Troppo tempo perso per capire chi dovesse fare il commissario ad acta piuttosto che decidere cosa e debba garantire ai calabresi in termini di salute. Tutto a dimostrare che la nostra regione costituisce un animale ammalato da abbandonare in autostrada.
* Docente Unical

 





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