Il Tar “salva” i piccoli laboratori di analisi

Cancellate le norme del commissario al Piano di rientro che vietavano l’aggregazione tra strutture. I giudici: «Scelta censurabile, le norme nazionali non lo prevedono»

CATANZARO La riorganizzazione della rete dei laboratori regionali? Bocciata. Secondo il Tar, la revisione imposta da due decreti del commissario ad acta «è censurabile sia sotto il profilo della ragionevolezza, poiché elimina un modello aggregazionale di recente introduzione e di per sé compatibile con le linee guida della riorganizzazione sanitaria, sia sotto il profilo motivazionale, rimanendo oscura la ragione sottesa all’eliminazione di tale forma organizzativa». Motivazione strettamente tecnica. Il principio dell’«aggregazione delle strutture al fine di incrementarne l’efficienza e la qualità produttiva» resta valido. Ma le scelte compiute a livello nazionale non impongono «l’eliminazione dell’autonomia delle strutture laboratoriali né impedisce il ricorso al contratto di rete d’imprese». Il punto è tutto qui: la rivisitazione disposta dalla struttura commissariale ha eliminato uno dei livelli organizzativi, quello di “tipo 5”, cioè il “contratto di rete tra laboratori”, «consistente – spiegano i giudici amministrativi – in una aggregazione contrattuale di più laboratori equiordinati, ciascuno dotato di autonomia giuridica e tecnico-professionale e deputato a svolgere la fase pre analitica, analitica, e post analitica, i quali nel complesso raggiungono la soglia minima di attività e nominano un laboratorio della rete quale mandatario comune per rappresentarli verso la Regione e l’Asp». Questo tipo di contratto non è stato cancellato dall’Accordo Stato-Regioni del 23 marzo 2011 né da successive circolari ministeriali. La Calabria, però, l’ha cancellata per decreto.

SÌ ALLE RETI DI LABORATORI «L’aggregazione – scrivono i giudici –, dunque, mira a garantire il raggiungimento della soglia minima di attività in modo da evitare una eccessiva frammentazione dell’offerta laboratoriale. Ma per il raggiungimento dell’obiettivo è sufficiente il ricorso a forme organizzative che assicurino la presenza di un unico soggetto che si interfacci con le amministrazioni, che vigili sulla propria rete e si assuma la responsabilità dell’azione collettiva dei soggetti aggregati». D’altra parte, «non è imposto che i singoli laboratori perdano la propria autonomia. Al contrario è contemplata e avallata la possibilità di avvalersi di forme aggregative innovative, purché previste dalla legge». E il “tipo 5” è proprio una di queste forme.
Per i magistrati, non si può spiegare la scelta di eliminare una forma organizzativa di per sé compatibile con le linee guida nazionali con un «generico riferimento alla necessità di aggregazione dei laboratori ovvero all’esigenza di “efficientare l’attività analitica nel rispetto del principio che maggiori volumi sono garanzia di qualità” (il virgolettato è tratto dal Dca 57/2020, impugnato da una serie di laboratori di analisi assieme al Dca 82/2020, ndr)».
La norma emanata dal commissario ad acta, vietando quel tipo di aggregazione, in sostanza preclude la possibilità di svolgere attività di analisi «ai laboratori che da soli non raggiungono la soglia di produttività. (…) Solo il modello di tipo 5 permette ai singoli laboratori di mantenere la loro autonomia funzionale, fermo il rispetto complessivo della soglia».

ESAMI IN SEDE E NON IN SERVICE Altra questione affrontata è la necessità, secondo l’ufficio del commissario, che gli esami siano effettuati in sede e non in service anche dai singoli laboratori consorziati. Per i giudici, «il riferimento alla sede, in contrapposizione all’utilizzo del service, sembra piuttosto indicare che la produzione minima debba essere raggiunta internamente alla rete e non avvalendosi dell’ulteriore produzione di service terzi». Ogni aggregazione – e non ogni singolo laboratorio – per sé, dunque. Di conseguenza, «la scelta assunta dall’organo commissariale, oltre che poco coerente con le linee guida nazionali, si appalesa immotivata».
La conclusione è che «i Dca nn. 57/2020 e 82/2020 vanno annullati nella parte in cui impongono l’eliminazione della forma aggregativa del contratto di rete tra laboratori, afferente al modello di tipo 5». I piccoli laboratori di analisi sono salvi.

I LABORATORI Il ricorso è stato proposto da Rete Bsm Diagnostica, Laboratorio Analisi Cliniche Tossicologiche Ria di Borzì Domenico & C s.a.s., Laboratorio Saulo s.r.l., L.A.C. Laboratorio Analisi Cliniche s.a.s. di Munno S. & C., Laboratorio Analisi Caliò s.a.s. della dott.ssa Iacoianni Maria Luisa & C., Centro Diagostico S. Antonio s.r.l., Rete Ippocrate, Laboratorio Analisi Cliniche Altomari s.r.l., Laboratorio Analisi Cliniche dr. Angelo Tomasso s.a.s. della dott.ssa Muscò Adele, Rete Diagnostica in Rete, L.A.B. s.r.l., Laboratorio Analisi dt. Salvatore Via s.r.l. e Laboratorio Analisi Cliniche s.r.l., rappresentati e difesi dagli avvocati Marcello Giuseppe Feola e Valeriano Greco.





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