Gratteri: «Rinascita non è il processo della mia vita, ma un’indagine nata il giorno del mio insediamento»

Ospite di Piazza Pulita su La 7 il procuratore capo di Catanzaro ricorda i passaggi del maxi processo “Rinascita-Scott” che hanno portato ai risultati odierni: «Inutile fare piccole indagini perché la ‘ndrangheta è qualcosa di unitario»

ROMA Nel giorno in cui viene pronunciato il decreto che dispone il giudizio del maxi processo “Rinascita-Scott”, il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, ospite negli studi di Piazzapulita, fa il punto sul processo e sullo stato delle cose in Calabria, all’indomani della burrasca che ha caratterizzato la regione in questo periodo. Non va a fondo nel parlare dell’emergenza Covid, anche in virtù della recente apertura di un fascicolo d’indagine. «Il settore della sanità – dice Gratteri – rappresenta il 75% del bilancio regionale e per questo fa gola a molti, non solo alle mafie».
Soprattutto in questo periodo, dove la speculazione del crimine sul settore imprenditoriale «ha subito un processo di accelerazione. La ristorazione e le categorie in difficoltà già in passato erano fagocitate da un sistema che le attanaglia ed oggi lo sono ancora di più».


IL PROCESSO RINASCITA Nel ricordare i numeri (334 rinvii a giudizio e 91 persone che hanno scelto di essere processate con rito abbreviato) Gratteri non vuole che Rinascita venga definito «il processo della sua vita». «Io faccio questo lavoro dal 1986 e nel tempo mi sono specializzato sulla criminalità organizzata. Questo è uno dei tanti processi, una delle tante indagini fatte in questi anni». Un’indagine, quella contro i clan di Vibo, iniziata fin dal giorno successivo al suo insediamento. «Io mi sono insediato a Catanzaro il 16 maggio 2016 e già la mattina dopo dovevo interrogare un collaboratore di giustizia. Quell’evenienza mi portò subito a pensare che non ha senso fare piccole indagini perché la ‘ndrangheta è qualcosa di unitario e coinvolge centinaia di persone sui territori, tra cui anche politici e professionisti». L’impegno oggi si è trasfuso nella volontà di celebrare questo processo in regione: «Il 15 dicembre inaugurare a Lamezia Terme l’aula bunker. È un impegno che mi sono preso da anni e servirà a questo come ad altri processi».
E sul futuro: «Quando finirà il mio percorso in questa procura, se il Csm mi riterrà idoneo a svolgere questo lavoro altrove mi sposterò, altrimenti potrò sempre fare qualche altro lavoro».





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