Festival Trame, quei futuri padrini sottratti alla ‘ndrangheta

Il giornalista Tizian parla del suo ultimo libro, dedicato al progetto del tribunale dei minori di Reggio di allontanare i figli dei boss dalle famiglie. «Progetto non sostenuto dalle istituzioni ma da volontari»

LAMEZIA TERME «Il lavoro del giudice Roberto Di Bella al tribunale dei minorenni di Reggio Calabria vuole salvare la quarta generazione della ‘ndrangheta, i figli di quei trentenni e quarantenni che oggi sono alla guida di potenti cosche calabresi. Allontanare i minori da situazioni familiari in cui vi sono concrete possibilità che un bambino diventi un futuro “padrino”, offrire a questi ragazzi un’opportunità di cambiare, è l’unica speranza per questa terra». Lo ha detto il giornalista Giovanni Tizian che a Trame.8, il festival dei libri sulle mafie, in corso a Lamezia Terme, ha presentato il suo libro “Rinnega tuo padre”. «L’ottimo lavoro del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria – ha aggiunto Tizian – non è appoggiato da nessun intervento normativo a livello nazionale. Si basa tutto sul lavoro dei volontari e delle associazioni. Per questo quando sentiamo parlare di lotta alla mafia da parte di esponenti politici, lascia perplessi il fatto che nessuno si sia ancora interessato a questo progetto. Su 50 casi di bambini allontanati da famiglie di ‘ndrangheta dal 2012 ad oggi, molti hanno avuto una concreta possibilità di cambiare vita. A Roma devono capire tutto questo».
«E questo progetto sta già producendo risultati positivi concreti. Tanti ragazzi  sono riusciti a costruirsi una nuova vita, alcuni sono voluti ritornare in Calabria per contribuire al cambiamento nella loro terra. E tra le tante storie, Tizian ricorda quella del giovane Rocco Molé, giù a sedici anni quasi un padrino, allontanato dalla famiglia, che sceglie di  ritornare a Gioia Tauro per diventare un imprenditore agricolo», racconta il giornalista. Da riscattare, secondo Tizian, anche il ruolo delle donne. Insieme ai minori, al Tribunale dei minorenni di Reggio stanno bussando tante madri che insieme ai loro figli scelgono di rompere schemi secolari, la lunga tradizione ‘ndranghetista che tiene le donne in uno stato di schiavitù o le costringe a prendere il posto dei loro mariti in carcere alla guida delle cosche.  Donne come Maria Concetta Cacciola, Giuseppina Pesce per Tizian «hanno un ruolo decisivo per interrompere la trasmissione culturale mafiosa e creare una crepa che può rappresentare la tomba di queste organizzazioni. La ribellione delle donne alle ‘ndrine, offrire una seconda possibilità ai giovani, rappresentano l’unica speranza per questa terra».







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