Lamezia, dove la burocrazia respinge la cultura

Gli uffici del Comune dicono no all’utilizzo dell’Abbazia benedettina per il “Festival delle Erranze”. Nonostante l’ok di commissari, Soprintendenza e Questura

LAMEZIA TERME Doveva essere il “Festival delle erranze e della filoxenia”, ossia l’amore per il forestiero, il viandante. Amore sacro per l’ospitalità che ha contraddistinto la nostra terra per secoli, soprattutto quando erano vivi e attivi gli antichi monasteri di cui oggi conserviamo preziosi ruderi. Invece, agli organizzatori dell’evento è stata sbattuta la porta in faccia, a pochi giorni dall’evento, da alcuni dirigenti comunali di Lamezia Terme che hanno negato l’uso di un piccolo spazio all’interno dell’Abbazia benedettina di Sant’Eufemia. Un evento, nato da un’idea di Francesco Bevilacqua, che non aveva bisogno di palchi – perché sarebbe stato presente un coro gregoriano che avrebbe, quindi, cantato a cappella – di impianti stereo o di qualsiasi altro strumento capace di turbare la bellezza e la sicurezza del luogo. Un evento che aveva anche il permesso, e il plauso per l’iniziativa, da parte della Soprintendenza e il parere favorevole della Questura.

ITER KAFKIANO DI UN RIFIUTO Il 22 maggio l’associazione comunità di volontariato “SS Pietro e Paolo”, di cui è responsabile Antonio Mangiafave, ha inoltrato all’ufficio Cultura di Lamezia Terme e al commissario straordinario Francesco Alecci una richiesta di autorizzazione per l’uso dell’area dell’Abbazia per il Festival delle erranze. Alla richiesta era allegato il programma: inizio alle 16 con l’accoglienza e prosecuzione fino alle 19 con la salmodia dei benedettini, i canti gregoriani e la cena del monaco, un pasto frugale, in pieno stile medioevale calabrese, nel corso del quale sarebbero stati serviti pane di castagna e le classiche pastille bollite. Il 29 maggio, gli organizzatori ricevono, per iscritto, il parere favorevole del commissario prefettizio. Un incoraggiamento a proseguire l’iter burocratico. I problemi iniziano, in sordina, i primi di giugno, quando dall’ufficio Cultura, spiega Mangiafave, dicono che la richiesta non c’è. Salterà fuori solo in seguito.
Il sette giugno gli organizzatori si rivolgono al responsabile del servizio, Francesco Costanzo, per informarsi su tutti i documenti da predisporre, compresa la Pianificazione Safety and Security, come previsto per legge. L’associazione incarica un tecnico, l’architetto Carmelo Marzano, per redigerla. La Pianificazione prevede l’utilizzo di un’area limitata, vicina all’ingresso dell’abbazia, circoscritta alla zona prevista per gli spettacoli, avvisa che non sarebbe stato utilizzato alcun tipo di impianto elettrico, nessun gruppo elettrogeno. Previsti solo due esigui gazebo per la distribuzione di materiale informativo. Giorno 25, il Safety viene portato all’ufficio Cultura per verificare che fosse tutto in ordine ma Costanzo, raccontano dall’organizzazione, lo rifiuta. Il giorno dopo, l’architetto Marzano si reca dalla dirigente di settore, Alessandra Belvedere, per chiarire cosa non andasse nei documenti presentati, ma non viene ricevuto. Il 27 giugno arriva una comunicazione urgente, firmata Costanzo e Belvedere, con la quale si informa l’associazione che occorrono dei documenti: dettagliato programma della manifestazione, il Piano della sicurezza con le planimetrie, la relazione tecnica e il parere favorevole della Soprintendenza. A stretto giro di posta, Antonio Mangiafave risponde che la documentazione era stata presentata, compreso il Piano di sicurezza «da voi rifiutato e non letto», che la manifestazione avrebbe accolto al massino 100 persone e che, anche se “la cena del monaco” sarebbe stata frugale e offerta gratuitamente, e i gazebo piccoli, avrebbero eliminato entrambi dal programma per evitare ulteriori problemi.

Il parere positivo di Alecci per il “Festival delle Erranze”

IL MURO Quello che ha lasciato interdetti gli organizzatori è stata la difficoltà incontrata non solo nell’essere accolti negli uffici comunali, nel ricevere informazioni (se non in ritardo e per lettera), ma soprattutto la frustrazione nel trovare un percorso irto di ostacoli, piuttosto che una mano tesa a superare gli ostacoli, quando l’unico intento era quello di organizzare una manifestazione culturale aperta a un pubblico che avrebbe potuto godere, cosa che avviene raramente, del suggestivo sfondo dell’Abbazia benedettina. Giorno 27 Mangiafave chiama alla Soprintendenza e già per telefono riceve rassicurazioni sulla bontà dell’iniziativa. Anzi, riceve anche il plauso per «la bella iniziativa». Il 29 arriva anche l’autorizzazione firmata dal Soprintendente Mario Pagano. Eppure la dirigente Belvedere proprio non vuole ricevere gli organizzatori. Il 28 giugno, nonostante fosse giorno di ricevimento al pubblico, Mangiafave racconta di essere stato congedato, con un eloquente gesto della mano, perché era in corso una riunione della Multiservizi.

AMAREZZA C’è amarezza, mortificazione, ma anche tanta rabbia nelle sue parole dell’organizzatore. «Difficile descrivere cosa si prova in certi momenti – scrive Mangiafave in una nota –, ti frullano in testa tantissime cose… Giro e rigiro le carte ma non riesco ancora a capacitarmi! Abbiamo proposto un evento interessante, ero felice perché il commissario prefettizio ci aveva dato ascolto, autorizzandoci con la sobrietà che lo contraddistingue: poche parole, una firma e sorrisi d’approvazione. A dire il vero non mi sono stupito più di tanto quando il documento non si trovava più nell’ufficio Cultura. Qualcuno sosteneva che non fosse mai stato protocollato. Eppure io l’avevo visto, anzi, l’avevo pure stampato e glielo consegnai come promemoria… Dal 22 maggio al 25 giugno la nostra proposta è rimasta nel limbo dei dirigenti addetti, causandoci continui mal di testa. Un continuo rimandare, un persistente “manca quello, non sapete fare questo”, un’altezzosa pignoleria e per concludere il rifiuto di riceverci, in orari d’ufficio».

Il parere favorevole della Soprintendenza

«Ho l’impressione – continua Mangiafave – che il continuo rimandare fosse per ritardare, per dare la colpa a noi del mancato conferimento della documentazione in tempi utili. Due estremi positivi e in mezzo il caos: l’autorizzazione di un commissario e il documento a favore della manifestazione firmato dalla Soprintendenza dei Beni Culturali, richiesto dal Comune ma probabilmente neppure necessario, vista la tipologia d’evento; nel mezzo il settore Cultura che non ti autorizza e sembra addirittura che ti voglia boicottare, confutando con arroganza, nonostante l’evidenza. Può anche darsi che i nostri funzionari abbiano letto con leggerezza le carte di quella che doveva essere una manifestazione con un tema “compatibile con le esigenze di tutela e valorizzazione dell’Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia”. Oppure può darsi che non sappiano proprio leggere. Perché, ad esempio, era scritto chiaramente che per la manifestazione non erano previsti cavi elettrici né casse d’amplificazione. Quindi perché mai insistere ancora nella richiesta di documentazioni dettagliate su questi argomenti? Ho provato a spiegare le nostre motivazioni ma nessuno ci ha ascoltati…allora che fare? Eppure carta canta… chissà se riuscirò a far cantare…». Il rifiuto, conclude Mangiafave, «ha causato non pochi danni, specie d’immagine, all’associazione».
A Lamezia Terme continua la filosofia del “per alcuni ma non per tutti”. E spazi archeologici meravigliosi come il castello normanno, o l’abbazia benedettina, restano spesso chiusi e inagibili. A meno che non bussino le persone con le giuste credenziali.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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