Lettere (senza risposta) dall’alluvione di Lamezia

Un assessore di Curinga, la notte del 4 ottobre, ha contattato più volte la Protezione civile prima che il centralino risultasse offline. Segnalazioni per i danni anche nei giorni successivi. E rimangono dubbi sul sistema dell’allerta meteo. Stasera sull’altroCorriere Tv un approfondimento sulle responsabilità

LAMEZIA TERME «Spettabile Protezione civile Calabria, con la presente si comunica che nel Comune di Curinga e nel circondario sono in atto da più di due ore fenomeni alluvionali di grave entità, tanto da far saltare tutti i tombini presenti sul territorio e ridurre le strade come dei veri e proprio corsi d’acqua. Si prega immediatamente di intervenire e di verificare tutti i corsi d’acqua e canali soprattutto per la frazione di Acconia di Curinga. Si ribadisce che non si tratta di semplice temporale, da codice “Giallo” per come comunicato. È in corso una verifica, per come possibile del territorio e si riscontrano i primi smottamenti».
La sera del 4 ottobre scorso, mentre su Curinga e paesi limitrofi si stava abbattendo una vera e propria tempesta, Roberto Sorrenti, assessore comunale con delega alla Protezione civile, cercava in ogni modo di mettersi in contatto con la Protezione civile regionale per richiedere un intervento. Dalle 19 una pioggia incessante stava dando segni sempre più preoccupanti al territorio e un intervento della Prociv si rendeva necessario col passare delle ore. Quel giorno era stata diramata un’allerta meteo “Gialla” (di bassa entità) ma i danni che andavano manifestandosi parlavano di un allarme ben peggiore. Sorrenti quella sera ha chiamato per tre volte al numero verde per le emergenze istituito dalla Protezione civile Regione Calabria: 800222211. Non ha ottenuto interventi ma la richiesta di mandare una mail. Dalla terza telefonata in poi il numero risultava staccato, inesistente, nemmeno suonava più. Non restava che rimboccarsi le maniche e procedere, come al solito, con mezzi privati mentre un costone stava venendo giù e gli smottamenti rendevano impraticabili le strade. Una famiglia era rimasta bloccata, i carabinieri erano intervenuti per metterla in salvo ma l’auto di servizio si era impantanata ed era stato necessario chiamare un operaio da una ditta privata che guidasse l’escavatore per raggiungere i militari e la famiglia. Ma l’assessore Sorrenti non ha tentennato e dalla sua pec personale ha lasciato traccia scritta delle difficoltà incontrate quella sera e del mare d’acqua che ha devastato il suo Comune, come quelli limitrofi. Il virgolettato parla, come abbiamo già visto di «fenomeni alluvionali di grave entità» e dei «primi smottamenti». Questo messaggio arriva anche sulla chat della Soru (Sala operativa regionale unica).

Martedì 23 ottobre alle 21, su l’altroCorriere Tv – canale 211 del digitale terrestre – andrà in onda un approfondimento sull’alluvione di Lamezia. Cercheremo di ricostruire la catena delle responsabilità sugli interventi (soprattutto quelli mai effettuati) che potrebbero mettere in sicurezza parte del territorio. Nel video il promo della trasmissione

SECONDA MAIL Non pago, Sorrenti il giorno dopo invia una seconda mail a più indirizzi, compreso quello della Prefettura di Catanzaro. Riassume lo stato delle cose: ponti crollati, strade non percorribili, frane ancora in atto. Spiega che i torrenti Turrina, Randace e Le Grazie, con i relativi affluenti e i canali di scolo del Consorzio di Bonifica risultano ostruiti e con gli argini saltati per via della presenza di ogni forma di detriti. Tutta la zona del Lametino risulta compromessa, soprattutto quella nei dintorni di Curinga dove si trova l’area industriale con aziende che trattano materiali pericolosi e nocivi. Quello che si chiede è l’invio di una task force di mezzi e uomini per far fronte ai problemi che l’alluvione ha causato. A queste richieste al momento non è seguita nessuna risposta. E quando il 15 ottobre ha ripreso a piovere la statale 18 si è allagata perché nessuno ha fatto interventi. «Perché la Regione e la Prociv non danno i mezzi e personale ai Comuni, costretti a fare il primo soccorso ricorrendo a mezzi privati?», si chiede Sorrenti.

LA TRAGEDIA Quella notte, dalle 23 in poi, si è diffusa una notizia: una madre e due bambini erano dispersi. Dopo molte ricerche era stata ritrovata, sul bordo di una strada di campagna tra i comuni di Curinga e San Pietro Lametino, la macchina della donna. Ma era vuota. Nessuna traccia dei tre passeggeri. Le ricerche erano difficili per i carabinieri e per i Vigili del fuoco che erano intervenuti, allertati dal marito della donna. Stefania Signore, 30 anni, e suo figlio di sette anni Christian, verranno ritrovato il mattino dopo, senza vita, trascinati per circa 900 metri da un fiume di acqua fango e detriti. Il piccolo Nicolò, due anni, verrà ritrovato una settimana più tardi, 500 metri più a monte rispetto alla mamma e al fratellino, seppellito da un cumulo di detriti. Una tragedia che ha acceso i riflettori su quel territorio, sul mare di fango, sulla quantità di pioggia caduta, sugli interventi inattuati.

QUALE ALLERTA E QUALI INTERVENTI? I millimetri di pioggia caduti la sera del 4 ottobre potrebbero qualificare l’allerta come “Rossa”. Secondo i dati Arpacal e quelli rilevati dalle stazioni pluviometriche più vicine, i millimetri caduti si attestano tra i 220 e i 240, un valore superiore a quello della stessa allerta “Rossa”.
Per le piogge che registravano le stazioni in quelle ore bisognava essere in fase operativa di allarme. Il coordinatore delle emergenze avrebbe dovuto essere in sede e in continuo contatto con i sindaci dei Comuni interessati e delle strutture operative. Si sarebbe dovuto seguire quanto previsto dal decreto 535 del 15 novembre 2017, la «direttiva del “Sistema di allertamento regionale per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico in Calabria”: approvazione organizzazione e funzionamento della sala operativa regionale». «Il responsabile di turno, sentito il responsabile dell’Unità operativa o il funzionario reperibile dispone agli operatori l’attivazione di mezzi e materiali su richiesta delle sedi decentrate della Soru attive ovvero enti e strutture operative o per il supporto alle attività di presidio e/o assistenza alla popolazione», recita una delle direttive. Così come è previsto che «gli operatori ricevano tempestivamente dalle sedi decentrate della Soru e/o dagli enti e strutture operative, segnalazioni sull’insorgenza di eventuali criticità, di rischio per la popolazione e per i beni e ne riferiscano al responsabile dell’Unità operativa o al funzionario reperibile e al responsabile di turno al fine della valutazione degli effetti sul territorio e attivare le azioni opportune». Nonostante indicazioni ben precise quella notte era impossibile comunicare col numero verde per le emergenze e da Roma, intorno alla mezzanotte, qualcuno, evidentemente allertato dalla Calabria, non riuscendo a comunicare con il coordinatore delle emergenze, ha pensato di chiamare il geologo Paolo Cappadona, dimessosi da tempo dal suo incarico alla Prociv, (lo abbiamo raccontato qui)
Intanto a Curinga hanno fatto le cinque del mattino per intervenire con mezzi e uomini di ditte private. Oggi si spala ancora fango, si contano i danni, e si sta terrazzando un costone. E ci si chiede dove siano parcheggiati i mezzi della Prociv che dovrebbero soccorrere la popolazione in caso di allerta meteo. L’allerta non era “Gialla” quel 4 ottobre ma secondo la Protezione civile regionale, che il giorno dopo ha diramato un fax ai comuni, era “Arancione”. Su questo aspetto, però, gli amministratori locali hanno forti e preoccupanti dubbi.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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