D’Ippolito: «Tavolo tecnico con Di Maio su Lamezia»

Il parlamentare 5 Stelle annuncia un incontro con il ministro per ottenere un decreto ad hoc per la città: «Supererà il patto di stabilità»

LAMEZIA TERME «Luigi Di Maio mi ha telefonato subito, garantendo il massimo impegno personale rispetto alla richiesta di aiutare il Comune di Lamezia Terme, contenuta in una missiva dei candidati locali del Movimento 5 Stelle». Lo afferma, in una nota, il deputato M5S Giuseppe D’Ippolito, che aveva trasmesso la stessa lettera al capo politico dei pentastellati e ministro degli Affari esteri, in cui sono esposti gravi problemi di bilancio, di tenuta della legalità e di organizzazione degli uffici del Comune di Lamezia Terme, per governare il quale si tornerà al voto il prossimo 10 novembre, dopo la lunga gestione commissariale successiva al terzo scioglimento per infiltrazioni mafiose. «In risposta alla lettera, Di Maio – sottolinea il parlamentare lametino – mi ha invitato già per la settimana prossima a un tavolo tecnico con i ministri e sottosegretari interessati, al quale si discuterà delle nostre specifiche richieste. Si tratta di elaborare un decreto urgente per Lamezia Terme che le consenta di recuperare la propria centralità in Calabria, anche considerando la nostra proposta di riconoscimento dell’ente come città di nuova istituzione, che comporta l’eliminazione dell’obbligo di rispettare il cosiddetto “patto di stabilità interno” e quindi l’opportunità di gestire un bilancio positivo».
«Soprattutto – prosegue il deputato M5S – il ministro mi ha espresso la propria, chiara, decisa volontà di non lasciare indietro Lamezia, riconoscendone il ruolo e l’importanza in Calabria, sviliti da anni di politiche dissennate, opache e clientelari che hanno danneggiato la comunità e alimentato emigrazione di non ritorno, specie dei giovani». «Il leader del Movimento 5 Stelle – conclude D’Ippolito – ha preso l’impegno di avviare a stretto giro un confronto ai più alti livelli istituzionali per liberare Lamezia Terme da un sistema di potere che ha dimenticato le potenzialità e risorse del territorio, umiliato i cittadini, aumentato la disoccupazione, ridotto all’osso i servizi e compresso la vita democratica».





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