Il mistero della pistola della GdF (e della “santabarbara”) in casa del presunto usuraio – LE FOTO

Dalla indagini per i prestiti “sospetti” al rinvenimento dell’arsenale. Si infittiscono le ombre attorno alla figura di Carmelo Furci. E intanto viene informata anche la Dda

LAMEZIA TERME Tra le pistole sequestrate dalla Guardia di finanza a Carmelo Furci, 48 anni, c’è anche una Beretta P20 che avrebbe dovuto essere data in dotazione alla Guardia di finanza dal gennaio 2020. Secondo le indagini la pistola sarebbe stata sottratta direttamente nella fabbrica di Brescia dove è stata prodotta. L’arma, insieme alle altre sei, era nascosta in un’abitazione dell’uomo all’interno della quale Furci si era rifiutato di fare entrare i finanzieri al punto che, come riferito nel corso della conferenza stampa dal comandante del Gruppo di Lamezia Terme, Clemente Crisci, le fiamme gialle hanno dovuto sfondare la porta dietro autorizzazione del giudice. Sulla provenienza dell’arma adesso sono in corso ulteriori accertamenti. Il ritrovamento delle armi, di sette quintali di fuochi pirotecnici, di una bomba artigianale contenente quasi un chilo di polvere pirica e di 167mila euro in contanti nascosti nell’intercapedine di un armadio, ha messo in allarme la guardia di finanza di Lamezia Terme, coordinata dal pm Giuseppe Falcone, che ha informato la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro di tali ritrovamenti, essendo, tra le altre cose, ritenuto Carmelo Furci continguo alla cosca Greco. Le indagini proseguono per scoprire l’origine e la destinazione di tutte le armi. Sulle pistole sequestrate saranno effettuate indagini balistiche per stabilire se siano state usate per atti criminosi. Obbiettivo degli inquirenti è anche quello di capire se l’indagato agisse da solo, con la complicità o per conto di qualcuno. «È importate tenere alta la guardia – ha affermato il procuratore di Lamezia Terme Salvatore Curcio – perché questi ritrovamenti possono ricondurre a scenari di ben altro spessore».

Carmelo Furci

Gli investigatori hanno arrestato Furci due giorni fa al termine di un’indagine avviata perché insospettiti dalla sua frequentazione di un bar/tabaccheria dove si recava regolarmente a chiusura dell’attività commerciale, prelevando anche del denaro direttamente dalla cassa. Chiamati i coniugi titolari del bar, i due sono stati reticenti. Da qui l’avvio degli accertamenti bancari dai quali è risultato che i due avevano contratto un debito di 90mila euro con la Lottomatica ed in un solo giorno, nel dicembre 2018, avevano depositato in banca 98mila euro. A questo punto i finanzieri hanno nuovamente ascoltato le vittime che, messe davanti ai fatti, hanno confermato di essere sotto usura, raccontando anche di essere stati minacciati di morte da Furci, che, per gli inquirenti, sarebbe affiliato al clan Greco operante a Lamezia Terme.
Stamani, nel corso della conferenza stampa convocata sul ritrovamento delle armi, Crisci, il procuratore della Repubblica di Lamezia Terme Salvatore Curcio, ed i comandanti regionale e provinciale della guardia di finanza, Fabio Contini e Dario Solombrino, hanno più volte sollecitato la collaborazione da parte delle vittime a denunciare tali situazioni. «Quello dell’usura – ha detto Contini – è un reato importante perché è la stessa economia che ne rimane strozzata: chi fa usura lo fa per acquisire l’attività commerciale per gestirla, poi, in maniera criminale».
Il munizionamento sequestrato a Furci – definito da Curcio «una persona che dal punto di vista della pericolosità sociale è di non poco conto» – era composto per la maggior parte da palle blindate.

LA SANTABARBARA Sette pistole, dieci caricatori, sette quintali di artifizi pirotecnici di varia categoria, in parte anche clandestini, e un ordigno costruito artigianalmente di circa un chilo con elevata potenzialità lesiva. Questo il materiale recuperato dai finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme nel corso di perquisizioni effettuate in due appartamenti nella disponibilità – anche se formalmente non riconducibili a lui – di Carmelo Furci, arrestato due giorni fa per usura ed estorsione. Delle sette pistole, due revolver e cinque semiautomatiche, tutte perfettamente funzionanti, ben oleate e pronte all’uso, tre sono clandestine, in quanto con matricola abrasa, due sono risultate provento di furto e per altre due sono in corso gli accertamenti per stabilire la provenienza. I finanzieri hanno anche trovato 645 munizioni di vario calibro. Nell’altro appartamento, gli investigatori hanno trovato il materiale pirotecnico e l’ordigno che sono stati immediatamente rimossi in quanto pericolosi per l’incolumità degli abitanti del palazzo. I finanzieri, inoltre, hanno trovato, nascosti in un intercapedine di un mobile, 167.000 euro in contanti, suddivisi in “mazzette” confezionate “sottovuoto” .
Furci è stato trovato in possesso anche di indumenti in dotazione alla polizia penitenziaria, sulla cui provenienza sono in corso indagini. L’uomo, quindi, oltre a usura ed estorsione, adesso è accusato anche di detenzione abusiva di armi comuni da sparo, anche clandestine, ricettazione, detenzione illecita di materiali esplosivi ed esplodenti.







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