Gli incroci criminali sulla strada di Torcasio “U Giappone”

Il trasferimento al Nord dopo il duplice omicidio dei fratelli. I rapporti con la famiglia mafiosa di stanza a Lamezia. Le indagini patrimoniali dell’antimafia. Le dichiarazioni dei pentiti sul suo ruolo nella cosca. Tutti i motivi del sequestro da mezzo milione di euro

di Alessia Truzzolillo
LAMEZIA TERME
Il 30 aprile 2003, nel corso di un agguato mafioso vennero uccisi Francesco Torcasio detto “U Russu” e Antonio Torcasio. Erano i fratelli di Salvatore Torcasio, 58 anni, detto “U Giappone” che poco dopo quel barbaro omicidio decise di lasciare Lamezia Terme e trasferirsi nel Ferrarese.
Una faida interna alla stessa consorteria “Cerra-Torcasio-Gualtieri” alla quale i tre appartenevano aveva scatenato il duplice omicidio. Salvatore Torcasio trova riparo lontano, a Jolanda di Savoia, una zona piuttosto appartata rispetto ai luoghi più battuti della «colonizzazione del Nord» da parte delle ‘ndrine calabresi. Ma secondo i collaboratori di giustizia, dopo la partenza di “Giappone” il contrasto «fu appianato ed è stata raggiunta una sorta di armistizio in conseguenza del quale Salvatore Torcasio oggi gestirebbe tutte le guardianie dei terreni che si trovano a Lamezia Terme» non lontane dall’incrocio tra la superstrada dei due mari e l’imbocco per l’autostrada, dove si trova un ristorante che era sotto estorsione da parte della cosca.
ARMI ED ESTORSIONI Nel decreto di sequestro – per un valore di oltre 500mila euro – disposto dal Tribunale di Bologna su richiesta della Dda emiliana – è stata ripercorsa la storia criminale di Torcasio ed è stata condotta un’indagine economico patrimoniale dalle fiamme gialle di Lamezia Terme e Bologna, dalla quale si evincerebbe che i beni riconducibili a Salvatore Torcasio sono il frutto di attività criminali svolte negli anni in seguito al legame con la cosca lametina.
«Benché non raggiunto da condanne per il reato associativo – scrivono i giudici – il quadro indiziario appare per i proponenti ugualmente grave e sufficiente per l’adozione della misura di prevenzione». Secondo il Tribunale di Bologna, Tocasio «ha partecipato con consapevolezza di scopo e vincoli all’associazione di tipo mafioso denominata “Cerra-Torcasio-Gualtieri” fino all’anno 2003», prima dell’assassinio dei due fratelli e della partenza verso il Nord. Questa risulta essere la prima fase della partecipazione all’associazione perché “U Giappone” «ha avuto modo di rientrare nel contesto associativo negli anni successivi». Secondo le note redatte dalla Guardia di finanza di Lamezia Terme, dalle operazioni della Dda di Catanzaro “Chimera” e “Chimera2” «risulta in maniera evidente che il proposto (Torcasio, ndr) è un affiliato si ruolo all’interno della cosca “Cerra-Torcasio-Gualtieri”» il quale «allo scopo di agevolare l’attività mafiosa della cosca, ha detenuto e occultato armi nonché ha svolto, in ambito associativo, attività estorsive per conto della cosca ma anche per finalità personali».
LE DICHIARAZIONI DEI PENTITI Secondo quanto riferisce il pentito Angelo Torcasio, nel 2013 “U Giappone” nel 2000 «aveva un ruolo predominante nella cosca e si occupava di ritirare l’estorsione ai danni della ditta Caruso, operante nel settore dei videogiochi. Dopo la morte di Giovanni Torcasio si è allontanato altrove». Giuseppe Giampà racconta di come il dissidio interno che era costato la vita a Francesco e Antonio Torcasio si fosse appianato dopo la scarcerazione del capostipite Nino Cerra che era riuscito a riportare Salvatore Torcasio all’interno dell’organizzazione «facendolo operare sotto le proprie direttive». C’è da dire che Nino Cerra, 71 ani, è fratello di Teresina Cerra, suocera di “U Giappone” ritenuta ai vertici della consorteria insieme al fratello Nino. Entrambi i Cerra sono già stati attinti, nell’ottobre 2018, dal sequestro dei beni nell’ambito Dell’operazione “Alesia”, condotta dal Nucleo mobile della Guardia di Finanza di Lamezia Terme. Sempre secondo il collaboratore Giampà, l’accordo raggiunto prevedeva la guardiania dei terreni. Secondo il collaboratore Saverio Cappello Salvatore Torcasio si era defilato dopo la morte dei fratelli. «Mi risulta che si occupava di estorsioni e traffico d’armi». Battista Cosentino racconta, invece, che dopo l’allontanamento “U Giappone” si sarebbe messo a operare per proprio conto «significando che lo stesso perpetrava attività illecite senza dare conto ai capi cosca Nino Cerra e Teresina Cerra».
LO SCONTO PER LA COSCA Un imprenditore nel 2013 riconosce Salvatore Torcasio da una foto. Anche a lui, riferisce l’imprenditore, era stata fatta una scontistica favorevole «ossia maggiorata rispetto a quella applicata ai clienti normali, proprio perché, in considerazione del loro spessore criminale e per evitare ritorsioni nel caso in cui non si ritenevano soddisfatti per la spesa sostenuta, e quindi per tenermi buona questa gente, mi sono sentito di fare questo tipo di sconto». Anche al 58enne, riconosciuto da una foto, è stato applicato lo stesso trattamento di favore «in considerazione all’appartenenza alla famiglia Torcasio». (a.truzzolillo@corrierecal.it)







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