«È cristiano chi costruisce ponti, non chi crea nemici»

L’omelia del vescovo di Lamezia Giuseppe Schillaci riflette sulle festività e cita don Tonino Bello. «Siamo sempre più comunità, sempre più comunione, sempre più fraternità e sarà Natale per noi tutti»

LAMEZIA TERME «In questa giornata siamo chiamati a riflettere, ad andare in profondita’ di quell’avvenimento che è l’avvenimento dell’incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo sentito come questo brano evangelico di Giovanni si conclude: Dio nessuno lo ha mai visto, il Figlio unigenito che è Dio, ed è nel seno del Padre, è Lui che lo ha rivelato». Così il vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, Giuseppe Schillaci, nell’omelia del giorno di Natale.
«Gesù – ha aggiunto – rivela il volto di Dio, del Padre. Dio, in principio Dio. Qui abbiamo sentito: in principio era il Verbo, il logos. Esegeti si sono adoperati per cercare di tradurre questa parola e noi ci possiamo anche arrampicare su determinati aspetti, su determinate considerazioni: logos può significare ragione, parola, comunicazione, rapporto, relazione. In principio era la relazione. Potremmo anche dire così. Dio è questo e Gesù Cristo è venuto a manifestarci tutto questo. È venuto a portarci questa dimensione. E l’ha vissuta, l’ha incarnata. Nel volto del Bambino Gesù – ha affermato Schillaci – noi intravediamo proprio questo mistero di un Dio che viene incontro all’uomo, di un Dio che ama l’uomo, totalmente, pienamente e si ama nella misura in cui si entra dentro una realtà, dentro un vissuto. È a partire da questa dimensione che possiamo cercare di capire, di comprendere, il mistero dell’incarnazione che ci aiuta a vivere sempre più e sempre meglio il nostro cammino di fede: per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, si è incarnato, si è fatto uomo».
«Quel logos, quella parola, quella relazione – ha fatto notare il Vescovo – si è fatta carne. Quella parola eterna, sempre rivolta verso il Padre in questo rapporto incessante, continuo, che manifesterà anche nel corso del tempo, quella parola eterna si fa realtà, si fa toccare, si fa visibile, l’invisibile appare visibilmente. Diceva ieri l’apostolo Paolo: è apparsa la grazia e ci è venuta incontro gratuitamente. Dio mostra il suo volto in Gesù Cristo ed ha questi tratti, i tratti della grazia, del dono gratuito che dobbiamo saper accogliere nella nostra vita e se lo accogliamo nella nostra vita ritroviamo noi stessi, troviamo la nostra dimensione, quello che noi siamo. Bellissimo il testo che la Liturgia delle ore ci propone nel giorno di Natale di San Leone Magno che dice ‘riconosci o cristiano quale è la tua dignità e quale è questa dignità se non questa figliolanza, essere generati da Dio».
Per Schillaci, quindi, «il nostro essere battezzati, il nostro essere figli, questa dimensione di figliolanza, è la nostra dignità ed è questa dignità che bisogna sempre più testimoniare oggi, carissimi fratelli e sorelle, nel nostro tempo tra di noi, nella nostra comunità, nel Lametino. Vogliamo testimoniare questa dignità di figli – ha rimarcato – e, se siamo figli, se ci riconosciamo generati da Dio, ci riconosceremo fratelli, cioè capaci di vivere la fraternità e di creare fraternità lì dove non c’è. Perché chi si mette alla scuola di un Dio che è logos, che è rapporto, che è relazione non può che essere questo, non può che non incarnare questa dimensione nella storia, nel vissuto di ogni giorno, nella nostra famiglia, nei rapporti sociali, qui tra la nostra gente». Al riguardo ha evidenziato che «i cristiani non possono essere che testimoni di questa relazione, di questa capacità di gettare ponti, incessantemente ponti. Il Natale è questo mistero che siamo chiamati a contemplare, che siamo chiamati ad adorare, che siamo chiamati ad incarnare. Sì – ha affermato il Pastore della Chiesa lametina – , incarniamo il Natale. Certo ci sono le luminarie, ci sono tanti banchetti, però dobbiamo andare all’essenza, alla natura di questo senso di convivialità. Don Tonino Bello diceva che la Chiesa è la convivialità delle differenze in cui veramente ci si incontra, ci si riconosce e si fa fraternità, si diventa lievito di fraternità dovunque».
Infatti, «il cristiano è cristiano nella misura in cui crea fraternità, fa fraternità dovunque. Fa fratelli, non fa nemici. Il Signore Gesù è venuto per questo, è entrato nella storia per abbattere i muri di divisione. Quello che ci impedisce la comunicazione, il dialogo, la sintonia l’armonia».
«Quanto è bello l’augurio che ci scambiamo in questi giorni ‘Sereno Natale’ – ha proseguito – . Sono auguri fondamentali che devono entrare nel nostro modo di pensare. Facciamo sempre più di questo pensiero cultura, stile. Il cristianesimo che veramente ha fatto la nostra Europa, che ha fatto la nostra civiltà, rilanciamolo, immettiamolo ancora una volta: essere cristiani significa vivere dentro la storia, dentro la realtà, è la nostra storia, la storia di questo territorio».
Da qui l’augurio: «Facciamo in modo di entrare sempre più nei vissuti, dentro ogni trama, dentro ogni dimensione che veramente possiamo dire vitale. Così sarà Natale. Così quella parola entra, si fa carne. È quello che vogliamo fare della nostra Chiesa, questa dimensione: una parola che incessantemente si fa carne, una fede che diventa vita. È quello che vogliamo accogliere in questo Natale che auguriamo sia per tutti noi un motivo di vera rinascita».
«È il Signore che nasce – ha concluso – e nasce perché ciascuno di noi possa rinascere secondo questo stile, secondo questa logica: si ama quando si entra dentro la realtà, quando si assume, quando si prende su di sé. Non si guarda dall’alto in basso, ma si scende fino in fondo: un amore che discende, come questa parola che è discesa, che ha posto la sua tenda in mezzo a noi. L’essere ‘con’ di Gesu’ sia veramente il nostro essere cristiani, il nostro essere Chiesa. Facciamo in modo che siamo sempre più comunità, sempre più comunione, sempre più fraternità e sarà Natale per noi tutti».





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