Rose a mezzanotte e 1.000 euro in contanti. Il killer di Pagliuso raccontato dall’amante

In aula parla la donna che ha frequentato Marco Gallo nel periodo in cui, secondo l’accusa formulata dalla Dda di Catanzaro, avrebbe ucciso l’avvocato di Lamezia Terme. Sentito anche il cugino che ha raccontato dei «rapporti di confidenza e profonda amicizia» con gli Scalise

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO L’uomo accusato di essere uno spietato killer, sotto processo per tre omicidi (dei quali due con aggravante mafiosa) e per associazione mafiosa con la cosca Scalise di Decollatura, ha un tallone d’Achille. È una donna ed è stata la sua amante da agosto a ottobre del 2016. Un dato di per sé irrilevante ma che nel corso dell’udienza che si è tenuta oggi davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro per l’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso (avvenuto il 9 agosto 2016), ha mostrato di avere un certo peso. Gli investigatori hanno scoperto dell’esistenza di questa donna durante un colloquio in carcere tra Gallo e i genitori nel corso del quale l’uomo, arrestato quale autore materiale del delitto di via Marconi a Lamezia Terme, spiegava che quel giorno alle 22:11, si trovava su quella strada perché aveva incontrato una persona, un’amante, poiché in quel periodo era in crisi con la moglie. La stessa moglie, Federica Guerrise, accusata di avere supportato il marito nel corso di un altro delitto, di avere fatto per lui da “specchietto” e supervisore nel corso dell’omicidio del fruttivendolo Francesco Berlingeri, il 19 gennaio 2017, cinque mesi dopo il delitto Pagliuso.

ROSE A MEZZANOTTE Dalla ricerca sui tabulati telefonici i carabinieri sono giunti all’identità dell’amante di Gallo che oggi è stata interrogata, in veste di teste dell’accusa, dal pm Pasquale Mandolfino. La ragazza ha confermato di avere conosciuto l’imputato su una piattaforma per incontri a luglio 2016 e di averlo incontrato per la prima volta il due agosto successivo in un parcheggio lungo la costa del Comune di Gizzeria, località Lampara.
L’8 agosto 2016, poco dopo la mezzanotte, le aveva inviato un fascio di rose per il suo compleanno accompagnato da un biglietto: «Tanti auguri Barbie». Il 9 agosto, alle 22:11, si consuma il delitto Pagliuso nel giardino della casa dell’avvocato in via Marconi. Ma la ragazza afferma di avere rivisto Marco Gallo «due o tre giorni dopo il mio compleanno», orientativamente l’11 agosto, di pomeriggio, in un parcheggio di via Marconi in compagnia di un’amica. Un incontro che la donna ricorda perché lui, in quella occasione, le regala 1000 euro in contanti. Tra l’altro, è emerso nel corso dell’udienza, il giorno del delitto i due si sono sentiti telefonicamente intorno alle 22:49, mezz’ora dopo l’omicidio. I dati, dunque, portano a smentire che i due si siano visti il giorno del delitto di Francesco Pagliuso.
La relazione, ha raccontato la donna, è durata poco: è stata interrotta da lei a ottobre perché si era accorta che lui la teneva sotto controllo. Di Gallo la teste ha raccontato che conduceva un tenore di vita molto alto: «Una vita da Vip».

AL BAR DEL REVENTINO E in questa vita c’erano anche i rapporti con gli Scalise, stando a quanto ha raccontato un cugino di Gallo, chiamato a testimoniare dalla Dda di Catanzaro. In particolare il cugino ha raccontato che Gallo aveva «rapporti di confidenza e profonda amicizia» con Luciano Scalise (ritenuto membro apicale dell’omonima cosca). Nel corso di una serata in montagna Marco Gallo avrebbe portato il cugino nel bar del Reventino, a Decollatura, di proprietà degli Scalise. Il parente ha affermato di essersi allontanato da quella frequentazione quando ha preso informazioni e ha appurato che gli Scalise gravitavano negli ambienti della criminalità organizzata.

PAURA DELLA LISTA NERA Francesco Pagliuso aveva paura di essere stato inserito in una lista nera con i nomi da depennare a colpi d’arma da fuoco. L’avvocato penalista lo aveva raccontato alla ragazza che stava frequentando e che oggi ha testimoniato davanti alla Corte d’Assise. È stata lei a dare l’allarme il giorno in cui Pagliuso è stato ucciso. Le aveva confidato di essere stato prelevato da membri della cosca Sacalise, portato in bosco e minacciato di morte. Accusato dalla cosca – è stato ricostruito dalle indagini – di non avere difeso come doveva Daniele Scalise, la ‘ndrina non gli avrebbe, poi, mai perdonato di avere assunto la difesa di Domenico Mezzatesta, autore del delitto di due intranei della consorteria Scalise, Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio.
La Corte ha rinviato la prossima udienza al 16 dicembre, giorno in cui sarà sentito il collaboratore di giustizia Rosario Cappello. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto