«Sulla sanità la Calabria deve camminare con le proprie gambe»

Intervista al parlamentare M5S Giuseppe d’Ippolito. La nomina di Zuccatelli, l’incognita Strada e una deputazione parlamentare «frammentata su quattro posizioni». La fretta “forzata” del governo nelle scelte: «Capisco le necessità ma avrei preferito una struttura commissariale fatta di calabresi e con sub-commissari giovani». Le divisioni nel Movimento («non bastano chat e call per discutere») e le Regionali alle porte («discutere senza riserve di programmi»)

CATANZARO Ogni momento in Calabria è delicato. Quello attuale lo è in modo particolare: l’emergenza Covid morde e mette in crisi gli ospedali mentre la sanità ha una guida individuata dal governo ma mai tanto contestata. La deputazione calabrese è frammentata e, forse, la strada scelta da Palazzo Chigi è stata frettolosa. Il parlamentare M5s Giuseppe d’Ippolito analizza la fase. Alla quale – come circostanza politicamente “aggravante” – si aggiunge l’ombra delle elezioni regionali. Con tutto ciò che il voto si porta dietro in termini di lotte intestine e distrazioni che potrebbero allontanare la politica dalle questioni strategiche per puntare soltanto sul consenso.

A che punto è il dibattito nel M5S sulla nomina di Zuccatelli a commissario della Sanità e sull’ipotesi di un coinvolgimento di Gino Strada? 
«Su proposta del ministro Speranza, il governo ha scelto Zuccatelli. Questo è un fatto. Non sappiamo se le interlocuzioni in corso porteranno anche ad un coinvolgimento di Gino Strada e in che termini. In merito la rappresentanza parlamentare calabrese è frammentata su quattro posizioni: 1) prendere atto della nomina del ministro di Leu e collaborare per la definizione del resto della struttura commissariale; 2) contro Zuccatelli e pro Strada; 3) contro Zuccatelli e basta; 4) né per Zuccatelli né per Strada. Posizioni tutte legittime, che spesso si intrecciano tra loro».

Qual è secondo lei la soluzione migliore? 
«Innanzitutto avrei voluto un po’ di tempo in più per ragionarci, ma capisco l’urgenza nel pieno dell’epidemia in una “zona rossa”. Col tempo avrei espresso la mia preferenza per una struttura commissariale costituita da esperti calabresi della materia e delle dinamiche della sanità regionale, comprese le ombre del Piano di rientro. Vedrei bene anche dei giovani come sub-commissari. La Calabria ha bisogno di camminare con le proprie gambe e deve dimostrarlo a chi continua a ritenerci pericolosi, mafiosi ed incapaci. Non condivido però la narrazione dominante, in forza della quale il nome di Zuccatelli e quello di Strada vengono percepiti in contrapposizione, sia dall’opinione pubblica che da parte della politica. Invece voi del Corriere della Calabria avete raccontato bene il problema. Si tratta di due profili diversi. Zuccatelli è un tecnico di comprovata esperienza in materia di organizzazione e gestione sanitaria. Ha ricoperto incarichi prestigiosi e tra l’altro si è occupato di Piani di rientro. Poi è scivolato con quella sua tesi sull’inutilità delle mascherine, che naturalmente ha creato sconcerto, indignazione, imbarazzo, fastidio e perfino rabbia. Strada è un medico con grandi meriti, è il fondatore e il direttore di un’Ong che aiuta i malati più poveri e abbandonati, è un benefattore. Proprio con questa lettura immediata si è tentati di collocarli agli antipodi, ricordando la figuraccia di Zuccatelli da un lato e le opere umanitarie di Strada dall’altro. Non credo che in Calabria sia ancora utile ragionare in termini di sospetto e di manicheismo, come se i buoni e i cattivi fossero immediatamente distinguibili, a prescindere dalle loro storie professionali. E poi non si possono superare problemi complessi con soluzioni semplici. In tutta questa storia la politica, colori a parte, deve tornare alla responsabilità, evitando scontri e conflitti e ragionando sullo stato della sanità regionale e sulle prospettive. La figura di Zuccatelli è risultata divisiva, e anche questo è un fatto. Perciò dovrebbe essere lui a trarne subito le conclusioni: non è accettato da larga parte della politica e da un bel pezzo della società civile calabrese. Con questi presupposti, inizierebbe piuttosto male il mandato, fondamentale anche per via degli ulteriori poteri assegnati al commissario dal nuovo decreto Calabria, ancora da convertire. In quanto a Strada, non sappiamo quali siano le sue condizioni e idee. Dovrebbe dircele, rompere il silenzio. In ogni caso, il fondatore di Emergency sa bene che il Piano di rientro ha vincoli di bilancio stringenti, con i quali va gestito un Servizio sanitario fatto a pezzi da decenni di politiche clientelari e fallimentari, da commistioni con potentati affaristici e criminali. Inoltre 210 milioni all’anno vanno dati per legge al privato e, come ripeto da anni, ne va rivisto il rapporto con il settore pubblico secondo una logica di integrazione che tuteli la salute dei cittadini. Qui, prima di parlare di nomi occorre rimuovere, almeno per l’intera durata della pandemia, quei vincoli di spesa che affossano ancor più il nostro Servizio sanitario. Questa dovrebbe essere la preoccupazione comune, immediata».

Lo scivolone del generale Cotticelli ha messo in cattiva luce le scelte operate dal Movimento per la sanità. È per questo, secondo lei, che il governo sembra tirare dritto senza ascoltare fino in fondo la deputazione calabrese?  
«Rispetto all’operato del commissario Cotticelli e della sua vice, Maria Crocco, con diversi colleghi parlamentari eravamo entrati nel merito, segnalandone da molto tempo – intanto con atti formali – anomalie, contraddizioni, leggerezze, ritardi, errori, indifferenza, un appiattimento del generale sulle posizioni della Regione e la sua netta remissività rispetto al manager regionale Antonio Belcastro, che sulla gestione del Covid ha pesanti responsabilità. Avevamo anche censurato il mancato ascolto, da parte di Cotticelli e Crocco, dei sindaci e degli altri eletti, dei vertici delle aziende della sanità regionale e dei sindacati. È pacifico che il governo non poteva sostituire il commissario nel bel mezzo di una pandemia e nemmeno prima, perché ciò avrebbe influito negativamente sull’attuazione del decreto Calabria. Tuttavia, il ministro Speranza poteva fare di più. Il paradosso è che noi parlamentari calabresi del Movimento 5 Stelle ci siamo ritrovati a subire molte critiche, nonostante l’enorme attività svolta, di denuncia e proposta costanti. Diciamo che, nostro malgrado, abbiamo schermato Speranza. E questo sta accadendo ancora oggi, a proposito della disputa su Zuccatelli e Strada».

Sulla nomina di Zuccatelli il M5S calabrese si è diviso tra “governisti” e “ribelli”. E in generale la concordia non è mai stata la più grossa qualità nella vita del Movimento negli ultimi due anni. Perché ci sono posizioni così frastagliate?  
«È mancata molto la discussione interna. Siamo 17 parlamentari calabresi. Abbiamo formazione e sensibilità molto differenti. La politica, però, parte dall’ascolto e dal confronto. Dovremmo coltivare l’abitudine, il metodo della discussione, andando oltre la condivisione, inevitabilmente limitata, delle chat e delle call. E dovremmo capire che ogni discussione richiede tempo, che spesso in larga parte si consuma nell’attività parlamentare, tra Aula e commissioni. Credo che sia giunto il momento di dare priorità assoluta al dibattito interno sulle urgenze della Calabria. La prima è senza dubbio la sanità».

Si è parlato molto del Piano Covid mai attuato e delle responsabilità della struttura commissariale. Ma l’accelerazione della pandemia è troppo veloce per pensare a ciò che non è stato fatto. Con il tracciamento dei contatti saltato e gli ospedali che rischiano di essere travolti crede sia possibile recuperare in giorni o settimane ciò che non si è fatto per mesi?
«Possibile se c’è la volontà politica di ripartire da capo, di concordare una linea unitaria con le altre forze politiche, con i sindaci e con i sindacati. Ora il discorso è calabrese, non è più partitico né di maggioranza e di opposizione. La nostra Calabria si ritrova a dover combattere a mani nude un’epidemia terribile, che ha generato una crisi economica senza precedenti. Sanità ed economia devono essere le priorità di tutta la classe politica, senza pregiudizi, astio, polemiche, rinvii e distrazioni di massa».

Per le prossime Regionali crede si debba trovare un accordo organico con altre forze politiche, magari mediando sui programmi, o pensa sia meglio procedere da soli?
«Bisogna discutere senza riserve. Non serve la teologia politica, contano i programmi e gli obiettivi: tutela della salute; rilancio dell’economia; legalità; salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente e del mare, della cultura e dei beni comuni; garanzia di servizi di qualità, intanto il servizio idrico e il ciclo dei rifiuti; federalismo del Meridione; sviluppo dell’agricoltura; mobilità sostenibile; solidarietà; sostegno dei più deboli; riorganizzazione e trasparenza burocratica; investimento convinto nell’istruzione, nella formazione, nell’innovazione e sui giovani. Contano anche le basi di partenza: selezione rigorosa e pulizia dei candidati, coinvolgimento della società civile, facce nuove, saperi, visione e competenze». (ppp)





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