Coronavirus, gli ospedali di “frontiera” «sono pronti, il male è la paura»

Come si è preparato all’emergenza l’ospedale spoke di Corigliano Rossano. Il primario del Pronto soccorso, Natale Straface racconta l’organizzazione dei presìdi e le psicosi, invitando al senso di responsabilità: «La partita è nelle mani dei cittadini»

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO
«Piuttosto che responsabilizzare il cittadino, i Tg nazionali fanno la conta dei feriti e dei morti come fosse una guerra, ma non lo è. Così si creano le psicosi». Che a volte possono essere più pericolose.
Il dottor Natale Straface, primario del Pronto soccorso dell’ospedale Spoke Corigliano Rossano spiega al Corriere della Calabria quanto sia difficile offrire un servizio sanitario adeguato rispetto agli “Hub” di Reggio, Catanzaro o Cosenza in giorni “infernali” come questi, in cui il coronavirus sta innescando grandi paure.
Straface chiarirà che non ci vuole poi molto. Perché paradossalmente è tutto nelle mani dei cittadini e del loro essere responsabili. E non disdegnerà una stoccata ai media nazionali, rei di trasformare un’infezione in una guerra, quando, invece, «dovrebbero formare e sensibilizzare l’opinione pubblica nei comportamenti da tenere».
OSPEDALI DI “FRONTIERA” Ed allora come si è organizzato un ospedale di “frontiera”, come quello di Corigliano Rossano, rispetto ai grandi ospedali, dai grandi mezzi, è presto detto: accoglienza in luoghi adibiti per l’evenienza, quarantena per evitare il contagio e trasporto nei presìdi specializzati.
«Le esperienze passate – esordisce Straface – non ci mancano, dall’Ebola alla Sars 1. Per le emergenze siamo ed eravamo collaudati anche perché questi virus sono in qualche modo abituali. Al momento non abbiamo particolari preoccupazioni, giacché non vi sono episodi di contagio in Calabria». Uno dei tanti problemi che affoga la rete della medicina d’urgenza, però, è la «disinformazione».
«Da venerdì scorso – dice – da quando è iniziato il focolaio nel Lodigiano, i cittadini vogliono ricevere informazioni di ogni genere: telefonano al Pronto soccorso ed addirittura al 118, intasando le linee dell’emergenza-urgenza a tal punto da costringere la sala operativa di Cosenza ad aggiungere un operatore. Tutti si lamentano dell’impreparazione degli operatori, dei numeri occupati e molta gente viene qui o telefona anche per capire come stanno i parenti in Lombardia».
«SIAMO PRONTI» “Effetti collaterali” comunicativi a parte, lo spoke di Corigliano Rossano è comunque «pronto» alle evenienze, per quanto non possa effettuare diagnosi nel campo della virologia.
«Abbiamo strutture capaci di ricevere i casi particolari. Il problema sta nella possibilità di trasferire gli eventuali casi e nei collegamenti con Regione e l’Hub di Cosenza, l’Annunziata. Qui non abbiamo un reparto di malattie infettive, non possiamo effettuare diagnosi del virus, anche sospette o probabili, ma dobbiamo dare certezze alle persone. Se si dovesse presentare un malato possiamo solo isolarlo e poi trasportalo verso l’Hub ed è per questo che il 118 si è dovuto adeguare alle protezioni, perché il nostro sistema emergenziale si basa sul trasporto».
I due stabilimenti ospedalieri di Corigliano e Rossano, però, si sono dotati di «alcune stanze libere dove eventualmente ricoverare i casi sospetti, per poi tenerli in regime di isolamento ed in situazioni in cui non possano contagiare gli altri, operatori compresi».
L’organizzazione ospedaliera interna è scattata anche attraverso la farmacia dell’ospedale. «Qui da noi non mancano le mascherine di tipo 1 e 2, abbiamo gli indumenti adeguati, ovvero quelle protezioni che avremmo dovuto avere a prescindere dai focolai epidemici».
Il pronto soccorso era stato anche dotato all’ingresso di mascherine e disinfettanti per gli utenti che «abbiamo dovuto rimuovere perché la gente se ne tornava a casa a mani piene». Saranno, quindi, gli infermieri a fornire i pazienti delle mascherine, ma al bisogno, in casi problematici come influenze o polmoniti.
LA PAURA CORRE SU WHATSAPP (E NON SOLO) «Stiamo combattendo anche contro le fake news – racconta ancora al Corriere, Natale Straface – come quelle che corrono veloci su WhatsApp in cui si leggono di casi a Corigliano Rossano o in zona. Posso confermare che qui non abbiamo riscontrato nessun caso, né sospetto e né probabili. Anzi, inviterei alla prudenza, anche per quei casi in cui a dominare è la paura».
Come quello registrato qualche giorno fa al pronto soccorso di Rossano. «Si è presentato un signore con la pretesa di effettuare il test. Un test che deve essere effettuato solo su eventuali pazienti che giungono dal Lodigiano e che manifestino alcuni sintomi. Non possiamo effettuare test preventivi se non si è sintomatici – rimarca ancora il primario – così come non si può predire la malattia».
Insomma, fin quando non si manifestano i sintomi che spingono ad applicare il protocollo emanato dal Ministero della Salute, niente allarmismi. «Riceviamo diversi casi di polmonite e rispettiamo le linee guida. Ma ciò che è importante è la formazione. Degli operatori e della gente».
Ed è proprio sull’informazione che torna Natale Straface. «Non possiamo fare altro che osservare le norme igieniche ma è nella responsabilità chi torna a casa dalle zone colpite che si gioca la partita. Chi fa ritorno in Calabria dai comuni interessati ai primi focolai di Covid-19 deve informare le autorità per impedire il contagio. Attualmente non abbiamo alcun caso, come detto, né probabile, ma la situazione è in continua evoluzione e se comparirà, in ogni caso saremo pronti. Ma tutto ciò va coordinato coi i cittadini, per la loro e la nostra protezione. Molto dipende dall’educazione e mai come in questo momento è necessario un grado di maturità che sarà determinante affinché il coronavirus non si diffonda. Non serve intasare il 118 ma chiamare il numero verde (800767676) attivato dalla Regione».
MEDIA E DINTORNI «Da ieri, ed anche oggi, non c’è molta gente in pronto soccorso. Forse per la psicosi di uscire di casa, forse per la paura di essere contagiati in ospedale. Noi non possiamo che rassicurare – si avvia alla conclusione il primario del Pronto soccorso – ed invitare ad informarsi perché il tasso di mortalità è bassissimo e correlato ad altre patologie». Ma una domanda finale Straface se la pone: perché le tv «speculano» sulla conta di malati e morti quasi fosse una guerra quando l’influenza stagionale ne causa molte di più? (redazione@corrierecal.it)







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