Nuovi posti letto (36 in tutto) per l’ospedale “Covid” di Rossano. Ma con quale personale?

Dieci saranno attivati in Pneumologia (la prima a partire), 10 in terapia intensiva respiratoria, 10 in sub intensiva e 6 in terapia intensiva generale in aggiunta ai 4 già esistenti. Cgil, Cisl e Uil chiedono il rispetto di tutte le norme di sicurezza. Oggi i Vigili del Fuoco di Rossano hanno omaggiato il personale sanitario – VIDEO

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO Dalle “parole”, annunciate ormai qualche settimana fa, si passa ai semi-fatti. Che l’ospedale “Giannettasio” di Rossano fosse stato individuato dall’Asp quale Centro Covid per la Sibaritide, era cosa nota. Ma oggi è arrivata la determina dell’Azienda sanitaria che annuncia l’attivazione di 36 nuovi posti letto e di una nuova unità operativa complessa di Pneumologia. Sarà diretta «temporaneamente» dal dottor Giampaolo Malomo, già responsabile del reparto diPneumologia territoriale dell’Asp di Cosenza.
La rimodulazione dell’attività ospedaliera di Rossano – nell’ambito dello spoke di Corigliano Rossano – firmata dal commissario Giuseppe Zuccatelli ha subìto un’accelerazione nelle ultime ore, tant’è che questa mattina sono già iniziati i lavori di istallazione della Tac dedicata esclusivamente ai pazienti affetti dal Covid-19.
NUOVI POSTI LETTO Saranno, quindi, 10 i posti letto della nuova Pneumologia Covid dedicati. Altri 10 saranno attivati in terapia intensiva respiratoria e sub intensiva respiratoria e 10 di riabilitazione cardio-respiratoria. Ulteriori 6 posti letto verranno realizzati «a breve» nella Terapia intensiva generale che dispone già di 4 postazioni.
«Le misure adottate dall’Asp di Cosenza, in fase emergenziale, sono state determinate in armonia – spiega la delibera – con il sindaco di Corigliano Rossano, il direttore del presidio Carino e, nel contempo il commissario ad acta al piano di rientro dal debito sanitario Saverio Cotticelli, ufficialmente e debitamente informato».
NELLA REALTÀ Allo stato attuale, però, per attivare i 36 posti letto serve tutto. Mancano ancora “uomini e mezzi”. Di recente la terapia intensiva esistente è stata “aggiornata” grazie alle donazioni di privati che hanno permesso di sostituire qualche letto e di acquisire due nuovi ventilatori e alcuni nuovi monitor.
Da quanto appreso, i primi posti letto ad essere attivati dovrebbero essere quelli di Pneumologia, che sarà allestita in un’ala di un semivuoto “Giannettasio” dopo decenni di tagli alla sanità, personale in quiescenza mai sostituito e giochetti di carattere politico, anche fin troppo campanilistici tra i due poli ospedalieri dello spoke di Corigliano Rossano.
Il personale, ancora, a parte gli pneumologi che saranno presumibilmente “arruolati” dall’Asp, sarà reperito all’interno di quella che è la già ultra-striminzita pianta organica dello spoke e dei due stabilimenti ospedalieri di Rossano e Corigliano che la regione individua in una unica “entità”. Ed infatti il direttore sanitario ha già pubblicato un avviso diretto al personale infermieristico dal sapore “si faccia avanti chi vuole andare a lavorare in Pneumologia”. In quanti si offriranno se tutti i reparti dello spoke “girano” con meno della metà del personale previsto?
L’OMAGGIO DEI VIGILI DEL FUOCO Questa mattina, intanto, i medici e gli infermieri dell’ospedale di Rossano sono stati omaggiati dai Vigili del Fuoco. L’inno di Mameli, un lungo applauso e le sirene spiegate per dire “grazie” a tutte quelle persone che combattono in prima linea contro questo nemico invisibile.

«ATTIVAZIONE DEL CENTRO AVVENGA NEL RISPETTO DELLE REGOLE» Sull’argomento, Cgil, Cisl e Uil chiedono che l’attivazione del centro covid a Rossano avvenga rispettando tutte le norme. «Il Commissario dell’ASP di Cosenza Zuccatelli accelera il percorso per l’operatività del centro Covid-19 nell’Ospedale spoke di Corigliano Rossano. Nella riunione che si svolgerà domani con le Rsu e le Federazioni di categoria, la Direzione sanitaria illustrerà le modalità organizzative. Abbiamo a più riprese, in questi giorni, evidenziato la necessità di un’adeguata dotazione di uomini e mezzi indispensabili in un centro coronavirus, insieme alla realizzazione di percorsi di sicurezza dedicati e soprattutto alla fornitura di dispositivi di protezione individuale per tutto il personale». Lo affermato, frattanto, i segretari generali territoriali Giuseppe Guido (Cgil Sibaritide-Pollino-Tirreno), Giuseppe Lavia (provinciale Cisl) e Roberto Castagna (provinciale Uil)
«È evidente che la terza città della Calabria – spiegano – deve dare il suo contributo alla gestione sanitaria di questa emergenza, così come è evidente che le strutture sanitarie di Corigliano Rossano in questi anni sono state abbandonate. In tale contesto, l’ultimazione dei lavori per la creazione di un percorso dedicato che tuteli salute e sicurezza di tutti i degenti, un percorso che ci auguriamo sia rispettoso di tutte le indicazioni tecniche ministeriali, è sicuramente un fatto nuovo e positivo. Così come riteniamo necessario il potenziamento della struttura sanitaria in termini di attrezzature, posti letto e nuovo personale (medici, infermieri e operatori), senza ovviamente che ciò comporti il depauperamento di altri reparti».
I tre confederali chiedono, quindi, che si destini nuovo personale medico e infermieristico al pronto soccorso m sottolineano anche un passaggio fondamentale, quando tutto sarà concluso. «È evidente – scrivono nella nota Guido, Lavia e Castagna – che quando i numeri del contagio saranno diminuiti a un livello tale da considerare superata l’emergenza, il territorio lotterà perché questi posti letto siano definitivamente assegnati alla struttura e non legati ad alcune fase di crisi. Ciò che entrerà in funzione in questi giorni, resterà anche in futuro al servizio del territorio».
In conclusione, Cgil, Cisl e Uil ribadiscono che la realizzazione di un centro Covid-19 deve avere «come condizione irrinunciabile la dotazione di idonei dispositivi di protezione individuale per tutto il personale, obbligo che, purtroppo, ancora oggi, non viene osservato. L’operatività del centro dovrà essere avviata nel pieno rispetto della salute e della sicurezza di operatori sanitari e degenti. Siamo consapevoli che negli ultimi anni ci si è dimenticati di questo ospedale; che il sogno del nuovo ospedale è diventato un incubo e che le carenze della sanità pubblica sono diventate la fortuna di centri sanitari e diagnostici privati. Auspichiamo che questa emergenza sia occasione per dare a tutto lo Jonio un ospedale spoke che non sia solo vuoto inglesismo, ma una struttura realmente rispondente ai bisogni sanitari di una comunità di duecentomila abitanti». (l.latella@corrierecal.it)







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