Santi, uffici, sanità: le «mistificazioni» sulla fusione di Corigliano Rossano

Le polemiche “antifusioniste” social chiamano alle precisazioni i consiglieri comunali di maggioranza che sostengono l’Amministrazione Stasi. «Fake news volte a tentare di distruggere l’immagine di un intero territorio. Noi continueremo a “costruire” la città»

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO A tre anni dal referendum, dopo uno e mezzo di commissariamento e quasi un anno di amministrazione comunale, la prima della sua storia, a Corigliano Rossano i campanilismi sono duri a morire e c’è chi continua a dar fuoco alle polemiche sui santi patroni della città, divertendosi a sobillare i social con fake news. C’è ancora, fra gli oltranzisti del no alla fusione – ad oggi la più grande ed importante d’Italia – chi cavalca la tigre e le difficoltà di una città “neonata” e in costruzione.
A far chiarezza sui santi, sugli accorpamenti degli uffici comunali con annessi traslochi da una parte all’altra della città, sullo stato attuale della sanità, ci hanno pensato i gruppi di maggioranza in consiglio comunale, ovvero la coalizione civica che sostiene Flavio Stasi.
«ABBATTEREMO LA GESTIONE “FAMILIARE” DEL COMUNE» «In questi giorni, in città – scrivono in un lungo messaggio sui social – si assiste ad una massiccia opera di mistificazione delle informazioni che riguardano alcuni processi in atto relativi alla razionalizzazione ed all’efficientamento degli uffici comunali, dei servizi sanitari ed in generale della qualità dei servizi ai cittadini. Ovviamente le varie fonti, o meglio i fabbricanti di queste notizie false, sono a vario titolo interessati a contrastare l’azione di un’amministrazione che, a differenza del passato, mette al centro del suo interesse i cittadini anziché la tutela di una cerchia ristretta di tecnici professionisti e di dipendenti comunali che probabilmente erano abituati ad una gestione comunale di tipo “familiare”».
Il messaggio è piuttosto chiaro. I consiglieri comunali di maggioranza puntano il dito contro le poltrone sulle quali sono inchiodati da decenni alcuni burocrati comunali – ovviamente contrari alla fusione – dopo aver cristallizzato posizioni di potere per anni, che difficilmente potrebbero esercitare “dall’altro lato” della città.
Poi la prima precisazione sulla polemica sollevata secondo cui si vorrebbero depauperare i due centri storici, o – peggio – uno dei due a favore dell’altro. «Come maggioranza affermiamo quanto dichiarato in campagna elettorale: i nostri centri storici non verranno privati degli uffici comunali, non si svuoterà nessuno degli edifici che li ospita e non ci sono, né ci saranno, “figli e figliastri” di una città nuova che desideriamo efficiente ed unita».
A loro dire, la verità è che una città unica «non può avere uffici doppione, dunque, per ottimizzare il lavoro delle risorse umane disponibili, si sta procedendo all’accorpamento di diversi uffici appartenenti allo stesso settore presente in entrambi i centri, continuando però a mantenere aperti (in entrambe le aree) i servizi a sportello e la ricezione al pubblico nei giorni stabiliti, evitando cosi sgradevoli disagi. In questi giorni abbiamo assistito a diversi spostamenti e ne seguiranno altri, inevitabilmente, e non si tratta di uno “spolpamento”, checché ne dicano le iene dattilografe facebookiane, ma solo di una doverosa riorganizzazione».
«SIAMO CONTRO I SOLITI INTERESSATI ALLA SANITÀ» Anche sul sistema sanitario «ci troviamo costretti a sgombrare i dubbi sorti, anche questa volta, dalle falsità e dalle insinuazioni artatamente messi in atto dai “soliti interessati” – aggiungono dalla maggioranza consiliare nel fare luce sul secondo “argomento” addotto per andare contro la fusione – evidentemente ancora non soddisfatti delle macerie che hanno provocato negli anni anche ad un settore cosi delicato. Coloro che hanno il coraggio di parlare e di avvelenare i pozzi della nuova città unica – rivelano – oggi sono gli stessi che nella migliore delle ipotesi in passato sono stati “complici” di un sistema che ha consentito alla politica di selezionare i dirigenti medici e di far diventare la sanità un “postificio”».
In tema di sanità, insomma, «l’amministrazione comunale, ed in primis il sindaco, cambiano registro ed interloquiscono direttamente con i vertici dell’azienda sanitaria provinciale e regionale, oltre che con il Ministro della Salute. Questa volta, però, non si discute di postazioni – altra stoccata ai soliti noti – bensì di un sistema sanitario territoriale che veda al centro lo spoke di Corigliano Rossano insieme agli ex ospedali di frontiera di Trebisacce e Cariati».
E siccome “efficientare” piace, «questa amministrazione – aggiungono – punta ad efficientare lo spoke attraverso una distribuzione adeguata dei reparti, che valorizzi entrambi i plessi rendendoli più funzionali e conseguentemente più attrattivi, oltre che per i cittadini, anche per quelle professionalità mediche che fino ad oggi scelgono di prestare servizio in altre strutture meglio organizzate che offrono maggiori garanzie di risultato».
Sempre a proposito di servizio sanitario locale, «per quanto riguarda il pronto soccorso del “Compagna”, il numero del personale impiegato passerà presto da sette a quattordici unità – annunciano – e si sta lavorando, finalmente in via risolutiva, all’ampliamento del pronto soccorso attraverso l’apertura di una nuova area dedicata». Ma nel frattempo «lo spoke Corigliano-Rossano si è arricchito dell’importante reparto Covid, realizzato in sicurezza e pronto a restare anche quando sarà finita l’emergenza, come reparto di pneumologia e, nel frattempo, mentre qualcuno si affanna ad inventare “bidoni” o cattive pratiche amministrative, la città ha ottenuto un laboratorio di microbiologia ed una nuova Tac».
SCHERZA COI FANTI MA LASCIA STARE I SANTI Infine, ma non per importanza, «al netto di quel che dicono i mistificatori di professione», per le forze di maggioranza è più che chiaro un concetto: «Nessuna amministrazione potrà mai permettersi di mettere in dubbio la nostra storia e le nostre tradizioni e, di conseguenza, i nostri Santi Patroni e la devozione dei loro concittadini». L’argomento principale su cui si basano gli antifusionisti è stato tirato fuori durante la campagna referendaria – ed ora rispolverato – nel tentativo di instillare il dubbio secondo il quale San Francesco di Paola non sarebbe stato più il santo protettore di Corigliano. Ed invece, ad oggi non vi è alcun provvedimento del genere. Anzi. La città di Corigliano Rossano continuerà a celebrare due patroni e una compatrona: San Francesco di Paola, San Nilo e la Madonna Achiropita, nel pieno rispetto delle popolazioni e delle secolari tradizioni.
«NOI CONTINUEREMO A “COSTRUIRE” LA CITTÀ UNICA» Prima di concludere, i consiglieri comunali che sostengono l’Amministrazione comunale targata Flavio Stasi – a dire il vero mai troppo entusiasta del progetto iniziale – accennano al recente passato, non disdegnando aspre critiche al commissario prefettizio, ma soprattutto ai passati governi cittadini, con particolare riferimento a quelli guidati da Giuseppe Geraci da una parte e Stefano Mascaro dall’altra. «Sapevamo che quello della fusione – si avviano alla conclusione – non sarebbe stato un percorso facile, specie pensando all’assetto fantasma delle due amministrazioni precedenti e, per ultima, del commissario prefettizio. Ma mai avremmo pensato di dover fronteggiare una tale opera di mistificazione volta a tentare di distruggere l’immagine di un intero territorio. Corigliano Rossano è una città in costruendo che, inevitabilmente, si presta ancora a ragionamenti “di area” anche legittimi ma che bisogna sempre manifestare nel solco della razionalità: non esattamente quello che i professionisti della disinformazione vorrebbero. Ma non ci importa. Noi, tra mille emergenze ed una pandemia mondiale, continuiamo a costruire una città normale». E questo sì, senza cavalcare nessuna tigre. Anche perché le bacchette magiche non esistono. (l.latella@corrierecal.it)





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