Emergenza rifiuti in provincia di Cosenza, punto e daccapo. Ma stavolta «si salvi chi può»

Bucita è bloccata, gli operatori sono in stato di agitazione per i mancati emolumenti, ma il problema è generalizzato dopo il «fallimento del sistema Ato». Il sindaco di Corigliano Rossano incontrerà l’assessore regionale all’Ambiente mentre lo spauracchio igienico sanitario è dietro l’angolo

rifiuti rossano

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO Si ricomincia tutto d’accapo. Presto le strade dei comuni della provincia di Cosenza, della Sibaritide e di Corigliano Rossano potrebbero tornare a essere inondate di spazzatura.
È questo il forte rischio che il nord est calabrese sta correndo, dopo qualche settimana appena di “pace”. Questa volta il problema è a Bucita, impianto di stoccaggio nel Rossanese a causa dello stato di agitazione proclamato dagli operatori della Ekrò, l’azienda gestore del sito.
Il problema, però, generalizzerà nei prossimi giorni, anche perché la stessa Ekrò è in scadenza di contratto ed il consiglio regionale di oggi ha approvato il rinnovo della gestione ai privati delle discariche fino a dicembre 2021. La questione sta nel fatto che Bucita discarica non è, nel senso che bisognerà individuare una discarica vera al servizio, poiché il sito rossanese è un impianto di lavorazione e stoccaggio.
In tutto questo marasma qualcuno vorrebbe lasciare «la patata bollente» nelle mani di Flavio Stasi, anche se il “suo”, il comune di Corigliano Rossano, l’ha già fatto negli anni, proprio con Bucita. Il primo cittadino jonico ha chiesto un incontro – che dovrebbe tenersi mercoledì prossimo a Catanzaro – all’assessore all’Ambiente regionale, Sergio Di Caprio. I ben informati, però, sono convinti che servirà a ben poco, anche perché il “male” monnezza è atavico in una Regione che non riesce a individuare una soluzione da decenni.
Intanto secondo Stasi, in primis, «bisognerà trovare un modo per garantire gli stipendi ai lavoratori in stato di agitazione» a causa dei mancati emolumenti di maggio.
Altro discorso, ma parallelo, riguarda l’Ato, l’Ambito territoriale ottimale di Cosenza, senza un presidente dopo le dimissioni del sindaco di Rende, senza soldi, fermi e impantanati al comune di Cosenza a causa dissesto finanziario, senza un’idee per il futuro e avversato da molti sindaci, fra cui proprio Stasi che di recente ne ha “consacrato” il fallimento su tutta la linea.
Insomma, come un cane che riprenderà a mordersi la coda, la Sibaritide, ma soprattutto la più grande città della provincia, potrebbe tornare ad essere sommersa dai rifiuti come avvenuto fino a qualche settimana fa. E con un problema che renderà l’emergenza ancora più drammatica: il gran caldo in piena estate che provocherà la marcescenza e la decomposizione dei rifiuti, il percolato per la strada, con tutte le conseguenze igieniche-sanitarie del caso.
L’emergenza rifiuti, insomma, è pronta a deflagrare nuovamente  in tutta la sua pericolosità. E dopo gli incendi sincronizzati ai cumuli di rifiuti registrati dopo l’ultima crisi, per protesta, fin quando – o meglio fin quanto – sarà sopportabile un andazzo del genere?
Ne sembra convinto Giuseppe Campana, coordinatore regionale dei Verdi, rappresentante del Comitato a difesa di Bucita. «I cittadini hanno ed avranno ragione a indignarsi – dice Campana al Corriere della Calabria – perché non possono pagare oggi, nel vero senso della parola, gli errori del passato che corrispondiamo tre volte: con la tassa sui rifiuti, con le mute dell’Unione europea e con la bonifica dei luoghi. A questo dobbiamo aggiungere l’emergenza sanitaria perché l’incidenza dei tumori nei pressi delle discariche è più alto».
Anche il coordinatore regionale dei Verdi concorda con Stasi a proposito del “sistema” Ato. «Un fallimento, senza poteri, senza soldi, hanno ereditato solo i debiti che non riescono a saldare».
L’atmosfera generale che si respira da queste parti, per dirla alla Stasi è pressoché, drammaticamente, alla «si salvi chi può». Che è tutto dire. (l.latella@corrierecal.it)





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