Corigliano Rossano, quella bagarre (dietrologica) sul comando della Polizia locale

Dopo la fusione, Stasi sta riorganizzando i settori dell’Amministrazione per come prevede la legge, gestiti dalle dirigenze. Nel mezzo sopravvivono le polemiche di chi ragiona ancora in base al luogo di nascita sulla carta d’identità

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO
Comandante Levato sì, comandante Levato no. Il corpo della polizia municipale di Corigliano Rossano, da qualche giorno è finito nelle attenzioni delle cronache politiche cittadine.
Mentre il sindaco Flavio Stasi sta provando a riorganizzare la macchina comunale, attribuendo una parvenza di città, c’è chi polemizza per un trasferimento di uffici comunali – in una logica di efficienza e di accorpamento di sportelli doppioni – o la ristrutturazione della Polizia locale, quasi fosse lesa maestà mettere in discussione l’una o l’altra figura apicale in base al luogo di nascita sulla carta d’identità, sia esso Corigliano o Rossano. Distorsioni ed effetti collaterali paesanotti della fusione e di chi vorrebbe “accaparrare” su una sponda del fiume Cino – che separa fisicamente i due ex territori – piuttosto che su un’altra, credendo di trarne utilità, nonostante quel qualunque beneficio sia poi a carico di tutta la città e non solo di una parte. Meglio quindi, provare a fare chiarezza in un mare di polemiche pressoché inutili.
Ancora non è chiaro se vi sia o meno un atto ufficiale in tal senso, bisognerà attendere la tanto attesa riorganizzazione degli uffici comunali che si dice sia in itinere.
Premessa ante fusione: la polizia locale di Rossano, come ogni altro settore dell’ex comune bizantino, era dotato al suo vertice di un dirigente – massima espressione del pubblico impiego – e due vice comandanti. A Corigliano, invece, le cose stavano diversamente. Il comune non essendo dotato di dirigenze, al comando della Polizia municipale vantava un funzionario – figura inferiore al dirigente nella piramide organizzativa – ovvero un ex ottava qualifica funzionale o categoria D, il comandante Arturo Levato, vincitore di concorso per quell’incarico specifico.
Per effetto della fusione, il commissario Bagnato – probabilmente seguendo i suggerimenti di qualche ex amministratore – aveva modificato la struttura della Polizia locale, trasformandola in “unità di staff” e dando incarico temporaneo e unilaterale al comandante Levato, già alla guida dei vigili urbani coriglianesi, pur essendo un “parigrado”, nella scala gerarchica, dei due vice comandanti di Rossano, Giuseppe Calabrò e Pietro Pirillo.
E siamo ai giorni nostri. Il sindaco Stasi all’inizio del suo mandato decide di prorogare l’organizzazione commissariale, mantenendo Levato e l’unità di staff. Una città di 80mila abitanti, però, deve essere dotata delle dirigenze, per come codificate dalla legge 267 del 2000 e dal decreto legislativo 165 del 2001 ed in questa direzione si sta muovendo il primo cittadino.
In sostanza, vantare un dirigente nella pianta organica di un comune e, nello specifico, piazzarne uno al settore Polizia locale ri-elevata a settore comunale, significa potenziarne il comando con un dirigente da reperire attraverso un pubblico concorso e due vice comandanti, e quindi dotare l’ente pubblico di un assetto organico che risponde a requisiti quali efficienza, efficacia e economicità.
In questo contesto, il sindaco e la giunta, così come il consiglio comunale, rimangono organi di indirizzo e controllo e solo attraverso la dirigenza possono sviluppare l’attività di gestione che è compito esclusivo dei dirigenti, per come prescrive l’art.107 del decreto legislativo del 267/00.
Quindi, rispolverare ataviche querelle su questo o quel “paese” è come guardare il dito e non puntare alla luna. Quando la città di Corigliano Rossano sarà dotata di un dirigente alla Polizia locale – forse presto perché si parla sempre con più insistenza di un concorso per quella figura  – potrà contare su una articolazione territoriale ramificata, con Pirillo e Levato nelle vesti di vice comandanti, essendo i due funzionari inquadrati con la medesima qualifica, e che non necessariamente dovranno svolgere le loro funzioni territoriali in base al luogo di nascita come qualcuno vorrebbe. A contorno, v’è da rilevare che nell’ambito di una richiesta di due unità inoltrata dal comune di Villapiana a quello di Corigliano Rossano, il comandante Levato aveva provato ad offrirsi ma tardivamente, poiché alle dipendenze del sindaco Paolo Montalti – nell’ambito di quelle 12 ore in più da poter effettuare in un altro ente – sono arrivati un vigile dell’ex comune di Corigliano e l’altro dal comune di Montalto Uffugo.
Il dirigente, insomma, è un’articolazione funzionale di crescita: dotarne una pianta organica comunale significa elevare ulteriormente il rango di una città e non arretrare a quell’alveo gestionale – forse più “comodo” – di paese. (l.latella@corrierecal.it)





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