Statuto di Corigliano Rossano, Promenzio chiede «le dimissioni di Cersosimo»

Il capogruppo consiliare e candidato a sindaco di Civico e Popolare polemizza con le scelte effettuate dal governo cittadino sulla Commissione consiliare ad hoc. «Non hanno minimamente considerato gente come Gallina, Pistoia o Minnicelli»

CORIGLIANO ROSSANO «Stasi sceglie, per scrivere la “Carta” della nuova città, un professore che era contro la fusione e scarta gli intellettuali e gli studiosi di Corigliano Rossano». Non tarda ad arrivare il pensiero di Gino Promenzio, capogruppo di Civico e Popolare in Consiglio comunale, “fusionista” della prima ora – decisivo il suo intervento durante la fase pre-referendaria – sui lavori della commissione consiliare che sta lavorando al primo statuto di Corigliano Rossano. Il leader delle opposizioni, già candidato a sindaco, redarguisce l’amministrazione comunale non solo per non aver “concesso” la presidenza della commissione, ma soprattutto per le “politiche” esterofile che hanno partorito la scelta di coinvolgere nel comitato scientifico a supporto della commissione, il professor Domenico Cersosimo, contrario alla fusione come dichiarato nel 2017.
«Come la maggior parte dei (pochissimi) atti politici prodotti da Stasi nell’annus horribilis alla guida della città, anche l’istituzione della Commissione per il nuovo Statuto Comunale, viaggia convinta sui binari dell’antifusione. D’altra parte, almeno in questo è coerente: per la città unita non è mai stato. L’importante Commissione, poteva segnare un punto di svolta nella scadente amministrazione comunale stasiana, invece si è rivelata il solito miscuglio di arroganza politica e mediocrità amministrativa».
E poteva rappresentare un punto di svolta, secondo Promenzio, «ad iniziare dall’idea, tra l’altro suffragata dal vigente Statuto, quello di Corigliano-Rossano, secondo cui la presidenza di un insieme chiamato a scrivere le regole per tutti, sarebbe potuta essere affidata, come si fa nei contesti democraticamente maturi, alla minoranza consiliare, che vanta tra l’altro, due ex presidenti del Consiglio comunale, un ex vicesindaco, tutti di elevatissimo livello personale e politico. Ovviamente non se né fatto nulla».
Il consigliere comunale di opposizione riferisce, poi, che sull’istituzione dei municipi, Civico& Popolare «vigilerà attentamente contro ogni ipotesi di annacquamento di tali strutture amministrative o, peggio, per dissuadere chiunque dalla tentazione di utilizzarle per il pagamento di cambiali politiche da campagna elettorale».
Promenzio rivela anche che nel comitato scientifico designato, «la maggioranza ha imposto tre nomi, facendo fuori al fotofinish quello del prof. Gianfranco Macrì, che pur aveva aiutato la loro baracca durante le elezioni». Ne contesta il criterio: «Per essere presenti e validi è stato, rigorosamente, applicato quello di non poter essere di Corigliano-Rossano. Ovviamente – aggiunge – per una maggioranza che affida tantissimi incarichi legali ad avvocati di fuori, che fatica a trovare in città bisognosi a cui dare buoni pasto, che un dirigente di altissimo livello non lo prende tra quelli già presenti in pianta organica ma nei paesini di poche centinaia di abitanti, non poteva questa che essere la scelta obbligata».
Il capogruppo di C&P fa anche qualche nome. Il governo cittadino «si è guardato tra l’altro – dice – di nominare in questa commissione il prof. Giovanni Gallina, luminare della Storia del Mezzogiorno, professore emerito dell’Università di Salerno o il prof. Giovanni Pistoia, eminente studioso dei percorsi sociali di questo territorio, coraggioso fondatore della Biblioteca “Carmine De Luca”, “ascoltato” dalla commissione solo nella sua veste di ex sindaco. Queste due elevate proposte, sono state respinte – si chiede – perché fatte dagli eletti nelle liste della coalizione “per Promenzio Sindaco” o perché di Corigliano Rossano? A noi noi non resta che ringraziarli per averci dato l’onore di poterne spendere il nome, credendo di poter fornire qualità al nostro nuovo Statuto. Intanto in commissione siede il prof. Domenico Cersosimo, da Laino Borgo, illustre economista dell’Unical, con il suo pedigree politico, noto perché sostenne tesi di ricerca economica che sconsigliavano la fusione. Cosa legittima, per le sue funzioni, ma manchevole del fatto di non essere mai venuto a Corigliano Calabro o a Rossano, a spiegarcele. O ad aiutarci ad affrontare i problemi che paventava. Il buon Cersosimo, con discutibile correttezza, preferì annunziarli senza contraddittorio a Buongiorno Regione Calabria, a sole duecento ore dal voto per il referendum sulla fusione».
Era il periodo in cui «da Arcavacata», racconta ancora Gino Promenzio, «più d’uno inviava siluri alla nuova città. Quella performance di Cersosimo suscitò un vespaio di polemiche e il giorno dopo, la stessa trasmissione ospitò la replica di Amerigo Minnicelli, coordinatore del comitato delle 100 associazioni per la fusione (all’interno del quale è stata partorita l’idea originaria, ndr) e dei Comitati per il Sì, e che ovviamente nessuno di questa maggioranza ha pensato di proporre nel Comitato tecnico-scientifico “estero”».
«Con tali premesse – chiosa Gino Promenzio – consapevoli della sua sensibilità personale e professionale chiediamo al prof. Cersosimo di valutare la sussistenza dei presupposti del suo impegno in questo comitato». (lu.la.)





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