Nave quarantena di passaggio a Corigliano Rossano. Stasi: «Dopo le verifiche tecniche andrà altrove»

Il sindaco rivela i contenuti di un incontro tenutosi in Prefettura nella notte. «La motonave potrebbe stazionare fra le 5 e le 11 miglia a largo. Il nostro problema non è non avere migranti nel porto, come se si trattasse di untori da scongiurare e non di persone da accogliere, bensì quello di essere in grado di garantire servizi essenziali, assistenza seria e sicurezza igienico-sanitaria per i migranti e per la nostra comunità»

CORIGLIANO ROSSANO È da poco finito il vertice in Prefettura sulla nave quarantena “Aurelia”, il traghetto con 414 cabine che domani, probabilmente intorno alle 13, giungerà al porto di Corigliano Rossano.
E da quanto appreso, per come riferisce il sindaco Flavio Stasi, la motonave nella giornata di domani effettuerà alcune verifiche tecniche, per poi spostarsi altrove. L’Aurelia potrebbe utilizzare una banchina per rifornimenti ed imbarchi e rimarrebbe in “rada”, a largo del porto, a seconda delle necessità, fra le cinque e le undici miglia dal porto.
Durante la riunione, conclusasi da poco, Stasi ha «ribadito le molteplici ragioni ostative rispetto all’utilizzo del nostro porto finalizzato a questa attività, con grande chiarezza, per l’assenza di presidi essenziali che non consentono di garantire la sicurezza sanitaria né ai migranti né alla comunità; per la collocazione del porto dentro il tessuto urbano; per la palese insensatezza di una scelta che nulla ha a che fare con l’accoglienza seria ma che risponde, più che altro, a logiche protezioniste che dovrebbero rimanere distanti da un tema importante e delicato come quello delle migrazioni».
Il confronto «è stato molto acceso, ovviamente nel rispetto dei ruoli istituzionali. Non posso non dare atto al Prefetto – prosegue Stasi – di aver preso in carico le perplessità espresse e di averle riportate al capo dipartimento competente del Ministero, chiedendo una mediazione rispetto alla scelta effettuata. Il risultato di tale mediazione è rappresentato dal fatto che la nave non avrebbe stazionato presso la banchina, bensì “in rada”, ovvero al largo in punti predefiniti lungo la costa, distante dalle cinque alle undici miglia dal porto, recandosi in banchina solo per rifornimenti ed imbarchi».
Una soluzione che non soddisfa perché «come ho ribadito allo stesso tavolo in prefettura, il nostro problema non è non avere migranti nel porto, come se si trattasse di untori da scongiurare e non di persone da accogliere, bensì quello di essere in grado di garantire servizi essenziali, assistenza seria e sicurezza igienico-sanitaria per i migranti e per la nostra comunità». È questo un passaggio cardine del primo cittadino, già rimarcato nel pomeriggio, prima di rivendicare maggiori attenzioni e criticare Regione e Ministero per una decisione calata dall’alto.
«Le ragioni per le quali è impossibile, nostro malgrado, realizzare condizioni adatte all’ospitalità del nostro porto le conoscono bene coloro che, negli anni, non hanno realizzato alcun investimento sulla struttura di Corigliano-Rossano, presso la quale attualmente non sono presenti servizi primari come l’acqua potabile, l’illuminazione, gli impianti antincendio». Una stoccata, quella di Stasi, non solo a chi lo ha preceduto, ma anche all’Autorità portuale.
Poi, il nocciolo della questione. «Pochi minuti fa ho ricevuto la chiamata del Prefetto, il quale mi ha comunicato che la nave Aurelia domani stazionerà, vuota, al porto di Corigliano Rossano per il tempo necessario ad effettuare le verifiche tecniche di idoneità, per poi – almeno in questa prima fase – recarsi altrove, dove immagino e mi auguro possa offrire dei servizi migliori alle comunità ed ai migranti. Problema risolto? Mi permetto di dire, tutt’altro. Perché mentre seguiamo le evoluzioni anche improvvise di questa vicenda – insiste il primo cittadino di Corigliano Rossano – è necessario tenere alta l’attenzione su come intendiamo affrontare realmente il tema delle migrazioni, che continua ad essere gestito superficialmente, come un fatto di emergenza condizionato sistematicamente da logiche di consenso, senza l’individuazione di percorsi seri che accomunino il dovere umanitario dell’accoglienza e la attenzione per le comunità ospitanti. Soprattutto ora è il momento che le forze di governo, nazionali e regionali sostengano l’apertura di un tavolo presso il Ministero delle Infrastrutture che affronti il tema di come rilanciare il porto della terza città della Calabria, di quali investimenti riversarvi per valorizzarne le enormi potenzialità, di renderlo produttivo per la Calabria per il Paese come hub dell’agricoltura, molo crocieristico e porta verso i balcani. Un tema che diventa attuale e dirimente non solo per l’improvviso dirottamento della nave Aurelia da Gioia Tauro a Corigliano Rossano, ma anche e soprattutto alla luce dei fondi che la Comunità Europea stanzierà per il rilancio dell’economia continentale e sui quali non possiamo consentire che si consumino le miopie ed iniquità del passato anche recente».
«Che l’improvvisa (ed improvvida) attenzione piombata sul nostro porto per la vicenda della nave Aurelia – è l’auspicio conclusivo di Stasi – sia da monito e suoni forte la sveglia a tutto il territorio, rilanciando una discussione seria su dove e come questi fondi saranno impiegati ed aprendo una grande vertenza della Sibaritide che rivendichi investimenti su infrastrutture, sanità e valorizzazione del territorio, temi finora rimasti protagonisti esclusivamente nelle campagne elettorali». (lu.la.)





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