Un consiglio comunale (con molti assenti) per aprire la vertenza sul Tribunale di Corigliano Rossano – VIDEO

Tra le proposte provocatorie del sindaco di Cariati e di Crosia («sit-in silenzioso a Roma di tutti i primi cittadini calabresi» e «scissione da Cosenza») ed il segnale lanciato da Stasi secondo cui «il Governo non può più ignoraci», si sono celebrati i lavori dell’Assise “aperta” che ha approvato una delibera da inviare anche al Ministero dell’Interno

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO Impegnare il sindaco, la giunta ad intraprendere tutte le iniziative ritenute necessarie affinché il governo e il parlamento avviino immediatamente l’iter di istituzione di un nuovo tribunale che garantisca l’amministrazione della giustizia nel territorio di Corigliano Rossano, della Sibaritide, della fascia jonica costiera e montana.
A questo è servito il consiglio comunale di Corigliano Rossano aperto, convocato a tema unico sul tribunale, i cui lavori si sono tenuti in mattina nel piazzale di quello che era il palazzo di giustizia rossanese, soppresso nel 2012, luogo simbolo di una cicatrice indelebile.
Un’assise che avrebbe dovuto assumere un peso specifico politico ben diverso, in virtù degli invitati, fra cui il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, «unico assente giustificato» visti gli impegni romani, ma che in base alle numerose assenze non ha sortito l’effetto sperato. Non c’erano, e lo hanno notato e rimarcato tutti, i parlamentari di Corigliano Rossano, Elisa Scutellà, Francesco Sapia e Rosa Silvana Abate – per come si mormorava forse nemmeno troppo casualmente – così come la deputazione calabrese invitata; non c’era nessun consigliere regionale, compreso l’autoctono Giuseppe Graziano che ha specificato di non essere stato invitato. Il solo Francesco Forciniti ha partecipato ai lavori, insieme ad uno sparuto gruppo di sindaci e delegati. C’erano, su tutti, i primi cittadini di Cariati e Crosia, vere e proprie cartine tornasole delle difficoltà di chi governa gli enti locali periferici.
«TUTTI I SINDACI CALABRESI INSIEME DAVANTI A PALAZZO CHIGI» Proprio Filomena Greco ha squarciato il sopore dei lavori assembleari. «Siamo qui a dirci le stesse cose che ci dicevamo nel 2012. Forse abbiamo sbagliato metodo nel riferire le nostre difficoltà, non siamo stati bravi a far capire cosa abbiamo vissuto e stiamo vivendo – ha detto il sindaco di Cariati nel suo accorato intervento –. Il refrain sulla terza città della Calabria sembra essere simile a quello sugli 800 chilometri di coste e alla regione dei tre parchi nazionali. E mentre ci crogioliamo la gente se ne va perché non riceve alcun servizio. Io apro le mie porte ai cittadini che vogliono parlare con me: perché se, invece, busso alla porta della Regione o dei Ministeri non apre nessuno? Non abbiamo soldi per governare le nostre comunità, non abbiamo i dipendenti, non riusciamo a fornire i servizi essenziali». Poi la proposta. «Il 17 settembre i sindaci di tutti i comuni della Calabria, non solo quelli della Sibaritide, con tanto di fascia, si vada tutti insieme a Roma e si manifesti davanti a Palazzo Chigi con un sit-in silenzioso. Qualcuno prima o poi verrà a chiederci perché siamo lì».
«SCISSIONE DA COSENZA» Al sindaco Greco ha fatto eco Antonio Russo, primo cittadino di Crosia, provando a scacciare quei demoni causa dell’isolamento in cui è caduto ormai da anni l’area jonica. «Stacchiamoci da Cosenza – è stata la proposta-provocazione – e rivendichiamo Corigliano Rossano capoluogo di Provincia. Nulla contro, nulla di personale, ma credo sia giunto il momento che il nord-est calabrese, l’area più ricca della regione, inizi a camminare con le proprie gambe».
«SE I PARLAMENTARI GRILLINI NON SONO QUI OGGI, DOVE DEVONO ESSERE?» Tra i consiglieri comunali, il leader delle opposizioni, Gino Promenzio, ha anche messo il dito nella piaga delle assenze fragorose. «Siamo in pochissimi, non c’è nemmeno un terzo di sindaci e mi sarei aspettato maggior partecipazione dal popolo perché questa è una battaglia solenne e di tutti. Saremmo dovuti essere di più in prima linea a combattere il più grande torto che questa città abbia mai subìto. Non c’è da illudersi – ha detto Promenzio – che basti lo stare uniti, vogliamo il tribunale e lo vogliamo oggi. Quando si vogliono mortificare le popolazioni basta tagliare i servizi essenziali, erogare dei servizi sanitari indegni e allungare i tempi della giustizia. Non penso che la nostra controparte sia Castrovillari, siamo noi il problema a non essere uniti. Che manchino i deputati, i consiglieri regionali e le associazioni, questa è la vera crisi politica. Ma se tre parlamentari su quattro non sono qui adesso, dove devono essere?». Anche Aldo Zagarese, quota Pd, ha sottolineato la necessità di «dare un senso ed un ruolo ai parlamentari del M5S che non hanno mai avuto».


«ITER LEGISLATIVO E GOVERNATIVO VIAGGINO INSIEME» L’unico a “metterci la faccia”, insomma, è stato il deputato Francesco Forciniti che ha spiegato di aver interloquito spesso con il sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi, in questi giorni, proprio per capire come aprire un varco con l’obiettivo di istituire il Tribunale di Corigliano Rossano e della Sibaritide. «La stagione politica dei risparmi e dei tagli, altro non hanno fatto che gonfiare il debito pubblico, è ormai conclusa. Per l’istituzione del nuovo palazzo di giustizia dobbiamo utilizzare due canali paralleli che dovranno prima o poi intersecarsi: una proposta di legge, e solo ieri sono venuto a conoscenza di un inter del genere da un comunicato stampa della mia collega Elisa Scutellà (il che la dice lunga, ndr), ed un disegno di legge del governo, poiché i parametri numerici oggettivi per l’istituzione del tribunale ci sono tutti. Piuttosto – ha evidenziato Forciniti – dobbiamo fare i conti con l’agenda del governo che ha sul tavolo tutta una serie di riforme della giustizia (processo civile, penale e Csm, ndr). Solo poi, nell’autunno 2021 probabilmente, potrà mettere mano alla correzione della geografia giudiziaria. Fra la trentina di tribunali soppressi, saranno affrontati alcuni casi scottanti e il tribunale locale è certamente in pole position».
«IL GOVERNO NON PUO’ IGNORACI» A chiudere i lavori, come da prassi, il sindaco Flavio Stasi. «L’iniziativa odierna vuole essere un primo passo, nessuno di noi ha mai pensato che possa bastare un Consiglio comunale per aprire un nuovo tribunale. Dobbiamo riaccendere la speranza – ha detto il sindaco di Corigliano Rossano – e i sindaci intervenuti hanno lanciato questo messaggio, in ambito giustizia ma in generale su tutte le altre grandi questioni territoriali. Dobbiamo aprire una vertenza e far notare al governo che oggi c’è un elemento nuovo che non si può ignorare; una città di 80 mila abitanti, la terza più importante della regione, un’area che conta 220 mila abitanti. Ed allora che il consiglio comunale, i parlamentari i consiglieri regionali, tutti insieme siano portavoce della vertenza: il nord-est calabrese non può rimanere privo di un palazzo di giustizia, è un nostro diritto».
Rispetto alle numerose assenze, Stasi è stato chiaro. «Non siamo qui oggi per fare la conta delle presenze o delle assenze, partiamo con chi c’è. Questa carovana deve intraprendere il suo cammino e deve diventare sempre più grande, con uno spirito non di rassegnazione ma di speranza».
Il consiglio comunale si è concluso con l’approvazione della delibera all’unanimità e che impegna anche la presidente Marinella Grillo a comunicare immediatamente l’esito del documento al presidente del Consigli dei Ministri, alle commissioni Giustizia di Camera e Senato, ai segretari delle forze politiche rappresentate in Parlamento, alla Regione Calabria, al Consiglio nazionale forense.
Insomma l’auspicio di consiglieri e amministratori di Corigliano Rossano è che questo primo segnale possa sortire gli effetti sperati. Ammesso che non vada a infrangersi con tempi biblici e volontà politiche. (l.latella@corrierecal.it)





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