Sull’ospedale della Sibaritide filtra pessimismo. «Le gru sono ferme»

Il comitato che segue le vicende dell’opera da oltre un decennio ha chiesto un incontro al sindaco Stasi. Crescono i dubbi intorno all’opera e ad un iter procedurale iniziato nel 2007

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO
Le notizie che trapelano dai cantieri dell’ospedale della Sibaritide, non sembrano essere delle migliori. A lasciarlo intendere è il “comitato pro ospedale”, attivo da ben oltre un decennio nel seguire le vicende di quello che dovrebbe essere un polo sanitario di eccellenza e che sta lentissimamente nascendo nel “cuore” del territorio di Corigliano Rossano.
Contrada Insiti, ante-fusione era la terra di mezzo fra Corigliano e Rossano. È attraversata dalla strada provinciale 195, su cui insiste il cantiere dell’ospedale, ma che non fa presagire nulla di buono poiché lungo il suo tragitto, poco distante, “ospita” una sopraelevata ferrovia mai conclusa dall’ex comune di Corigliano. Una classica cattedrale nel deserto che dovrebbe essere completata – il condizionale è più che d’obbligo – proprio per consentire un accesso migliore all’ospedale dalla vecchia statale 106 che collega oggi due grandi poli urbani della città “nuova”, lo scalo di Rossano e il centro storico di Corigliano e lungo cui si sono sviluppate popolose contrade come Piragineti.
Da qualche mese a questa parte su quella provinciale transitano mezzi pesanti, come le quattro gru alte oltre sessanta metri issate dietro alcune dune – dalla strada sono visibili solo le recinzioni ed un cancello invalicabile – nella pancia del cantiere.
Si dice, perché dietro ai “si dice” bisogna trincerarsi, che siano state eseguite alcune opere preparatorie come i plinti su cui sono state istallate le gru, che si stia procedendo col montaggio del campo per le maestranze (mense, alloggi prefabbricati, servizi ecc), e poco altro. Ovvero che la società che si occupa della costruzione – la D’Agostino – abbia chiuso il contratto per il cemento armato che servirà a gettare le fondamenta della struttura.
L’ospedale “unico” è stato progettato per ospitare 344 posti letto, nel quale confluiranno – chissà quando – i reparti dei due nosocomi di Rossano e Corigliano (e molto altro ancora, qui i dettagli) che la Regione, sulla carta, considera come unico spoke, peraltro sempre più martoriato dai decreti emanati dal commissario alla sanità regionale.
La sensazione che giunge dai rappresentanti del comitato, insomma, è che non filtrino buone notizie dal cantiere, ma soprattutto che non vi sia un cronoprogramma dei lavori prestabilito, mentre le attività sembrano apparentemente ferme o quasi. E per questo hanno chiesto un ennesimo incontro al sindaco Flavio Stasi.
Nella missiva di invito ad un nuovo incontro, il Comitato ricorda come a distanza di diverse settimane dall’ultimo non sia cambiato nulla. «Allora si restò con l’impegno da parte sua – scrivono a Stasi – di aprire un tavolo, nonché di nominare un soggetto che seguisse l’iter. Da quel momento ci si è permessi più di una volta di sollecitare ulteriori incontri per essere informati sullo stato delle cose. Nel frattempo sono intervenute diverse prese di posizione di partiti, organizzazioni sindacali, singoli rappresentanti parlamentari e regionali del territorio che sollecitano un’attività di monitoraggio delle procedure che devono portare alla realizzazione del nuovo ospedale».
I dubbi crescono quando dal Comitato rimarcano che «è intervenuta soprattutto l’installazione di quattro gru da parte della ditta concessionaria che restano ancora immobili e ci ricordano che i lavori non iniziano». Lavori di un’opera immaginata nell’ormai lontanissimo 2007 e che si è trasformata in un refrain a cui da queste parti nessuno crede più. (l.latella@corrierecal.it)





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