Bilancio e opere pubbliche, l’Amministrazione di Corigliano Rossano «tira a campare»

Consiglio comunale di fuoco fra consuntivo, documento unico di programmazione e piano triennale delle opere pubbliche. Presentati e approvati (a maggioranza) 122 milioni di conto economico, 170 di opere pubbliche, bocciate sonoramente dalle forze di opposizione. Promenzio: «Amministrazione mediocre». Vulcano «Presuntuosi». Scarcello: «Governo cittadino in completa agonia»

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO Bilancio di previsione in tempi di consuntivo, Documento unico di programmazione ed un piano triennale per le opere pubbliche da 170milioni di euro. Tutto approvato con i soli voti della maggioranza. Potrebbe essere questa la sintesi estrema di un consiglio comunale di Corigliano Rossano tornato ad essere blindato, dietro una webcam – in presenza solo per i membri dell’assise – diffuso via internet a causa dell’emergenza sanitaria.
Un’assise difficilissima da seguire da casa, fra connessioni problematiche, malfunzionamenti audio, eco insopportabili nella prima parte dei lavori, per poi proseguire più o meno senza grandi intoppi. Appena in tempo, comunque, per ascoltare i migliori spunti delle opposizioni, gli unici messaggi politici degni di note a parte i tecnicismi e dopo i “compitini” letti su appunti in stampatello di qualche esponente della forze di governo. Non prima, però, di aver ascoltato con grandi difficoltà tecniche le relazioni degli assessori Giovanni Palermo (Bilancio), Tatiana Novello (Urbanistica) e dei chiarimenti del dirigente pro tempore Danilo Fragale (Finanze).

MANOVRA DA 122 MILIONI L’assessore Palermo, nella sua relazione riferisce di una spesa di 122 milioni di euro fra spesa corrente e spesa capitale, per «realizzare non soltanto grandi opere preziose per lo sviluppo della Città, ma interventi che la comunità intera aspetta da molto tempo. Quale strumento programmatico – aggiunge – il bilancio di previsione risente fortemente dell’impulso che l’Esecutivo ha voluto dare per l’attuazione del processo di fusione. Si è seguito, infatti, un doppio binario: da un lato, la programmazione delle grandi opere renderà davvero unica la città, dall’altro si opererà sul costante lavoro di eliminazione di quelle criticità che affliggono da decenni il tessuto urbano delle due città originarie. In questo le linee programmatiche rappresentano la bussola». Palermo accenna in tal senso al «programma di trasporto pubblico locale, ai 36 milioni di finanziamenti pubblici per il nuovo sistema di depurazione della città e dal completamento della rete fognaria, alla realizzazione del lungomare unico, con la riqualificazione di quello di Schiavonea,  alla manutenzione del verde pubblico, dei parchi e dei giardini, alla promozione dei centri storci alla valorizzazione degli istituti di partecipazione, alle piccole manutenzioni stradali a quelle relative al patrimonio edilizio comunale, come la riqualificazione del Palazzo delle Fiere – Quadrato Compagna, fino all’ambiente, passando dagli interventi di per la mitigazione del dissesto idrogeologico per 5 milioni».

«PRESUNTUOSI» Il primo a intervenire politicamente è Raffaele Vulcano, pronto guarito dal Covid-19. Con lui arrivano le prime mazzate. «Il piano triennale delle opere pubbliche è presuntuoso, mia figlia nei pensierini e meno presuntuosa. Leggo un’ipotesi di spesa per 170 milioni di euro ma a parte una ciclovia ed il lungomare unico non vi è nulla che sia rivolto alla costruzione della città nuova. Sembra un copia-incolla dai vecchi programmi. Per di più questa amministrazione riporta nel piano triennale delle opere pubbliche interventi che saranno consegnati fra un mese. Per far numero?» conclude il rappresentante eletto nella lista di Fratelli d’Italia, oggi passato fra le fila dell’Udc.

LO STATISTA MORTIFICATO E L’AMMINISTRAZIONE CHE «TIRA A CAMPARE» Il secondo round è appannaggio dello “statista” Vincenzo Scarcello, capogruppo dell’Udc. «Ad otto mesi dalla data indicata dal governo, il 30 marzo, approviamo oggi (il 28 ottobre, ndr) il bilancio di previsione. Parlare di previsione, mentre invece dovremmo pensare al bilancio consuntivo è una mortificazione per l’intera assise. Non posso non sottolineare – aggiunge il “padre” della delibera di fusione – che non vi era alcuna indicazione stringente nel procrastinare a lungo nel tempo un appuntamento così importante. Con maggiore volontà, nonostante l’emergenza Covid, il bilancio di previsione si sarebbe potuto approvare a maggio o a giugno scorsi e qualora si fossero verificati degli aggiustamenti imposti dal governo, l’amministrazione avrebbe potuto operare i correttivi in corso d’opera. Ed invece così non è stato per via del “tirare avanti”, fino a giungere in un periodo in cui si sarebbero dovuti approvare gli equilibri di bilancio».

«AMMINISTRAZIONE IN COMPLETA AGONIA» Secondo Scarcello, quindi, un governo cittadino che «ritiene di avere le idee chiare sul futuro, avrebbe dovuto perseguire gli obiettivi, senza dover ricorrere a proroghe così lunghe. Questo bilancio – insiste – descrive lo stato d’animo di questa amministrazione comunale, al netto dei proclami che sono stati fatti e che si fanno quotidianamente. Il bilancio si prefigura come la completa agonia della compagine di governo, non traspaiono le linee di mandato del sindaco, sembra una elencazione dei buoni propositi non verificabili. Il documento contabile si presenterà anche secondo i propositi di legge ma non ha un’anima, non mi sembra di aver letto nulla che possa far pensare che si vada incontro alla fusione, non c’è nulla che possa far pensare che questa è una città con un’anima e che possa trasformarsi in un’unica e grande città».

MUMMIE ANTIFUSIONE Vincenzo Scarcello punta il sindaco, mai troppo convinto sostenitore del progetto di fusione. «Se alcune mummie del passato che il responso elettorale ha relegato nei sarcofaghi si stanno risvegliando, apparendo come il nuovo che avanza, cavalcando il progetto di ritorno all’autonomia delle due ex città, al posto del primo cittadino mi porrei alcune domande: questo bilancio è il primo atto del fallimento amministrativo».

I 17 MILIONI PERSI E IL PRESUNTO “CAMBIAMENTO” «Anche nel documento unico di programmazione non si spiegano con quali risorse possono essere completate le opere pubbliche. Questa amministrazione è stata capace – sottolinea con forza Scarcello – di perdere 17 milioni di euro per l’efficientamento delle scuole e si bea per averne intercettati 500mila». L’ultima scudisciata significativa: «L’amministrazione ritiene di incarnare il cambiamento, ma la città si sta rendendo conto che non ve ne era proprio bisogno di questo genere di cambiamento. Chi c’era prima, in un comune e nell’altro, non ha mai compiuto errori cosi pacchiani».

«AMMINISTRAZIONE MEDIOCRE» Tra chi spicca sul terreno di scontro prettamente politico, c’è anche Gino Promenzio, leader di Civico e Popolare, che non usa mezzi termini. «Se c’è qualcuno che vuole vendere il bilancio come una grande avventura in stile Iliade, si sbaglia di grosso, la città è stanca di essere presa in giro. Il bilancio così come il piano triennale delle opere pubbliche sono esperienze mediocri, come questa amministrazione – pigia sull’acceleratore, Promenzio – che non ha la minima capacità di pensarsi e pensare ad una città come una grande città. Non è nemmeno capace di gestire le due fiscalità di due ex paesoni. E se come sostiene l’assessore Palermo, che “il bilancio esprime la nostra impronta politica” allora sembrate Armstrong sulla Luna, perché rispetto allo scorso esercizio ci sono 40 milioni di debito in più». Promenzio replica poi alle giustificazioni addotte dai consiglieri comunali di maggioranza, secondo cui la gestione amministrativa è penalizzata dall’emergenza sanitaria. «Del coronavirus ne abbiamo contezza anche noi e qualcuno di noi – come l’ortopedico Promenzio – ci sta a contatto tutti i giorni», finendo, peraltro sulle più importanti riviste specializzate del mondo.
«Il sindaco – insiste – ha sprecato energie enormi nel tentativo di voler aprire un reparto covid all’ospedale di Rossano, che continua ad essere elemento di grande preoccupazione nella comunità, ma adesso non ne parla più. Evidentemente ha fatto voli pindarici troppo alti, senza competenza e umiltà».

«NESSUNA VISIONE MINIMA DI CITTÀ» A proposito di piano delle opere pubbliche, Gino Promenzio, lo descrive come una «miriade di micro interventi senza un’anima globale e una visione minima di città. È un’autoesaltazione, una lotta al dissesto idrogeologico, una corsa alla buca, un rosario di interventi di piccola manutenzione di questa città che non ha il coraggio si essere all’altezza della terza città della Calabria. Si sarebbe potuto presentare il Piano strutturale associato della Sibaritide (una sorta di piano regolatore di Corigliano, Rossano, Cassano, Crosia, Calopezzati. ndr) ma per volere di qualcuno è chiuso in un cassetto. Se non va bene (in effetti non contempla la fusione in quanto partorito negli anni precedenti, ndr) ripensiamolo, ma il Psa è uno strumento inalienabile per il nostro futuro. Leggevo, sempre in termini esaltanti, del lungomare unico, ma non si accenna ad una parola all’Enel che ne inibisce la congiunzione, forse perché il coraggio l’avete lasciato sui palchi».

FUSIONE E DINTORNI «Diceva l’assessore che la fusione è nell’agenda urbana – evidenzia ancora il capogruppo di Civico e Popolare e candidato a sindaco – ma la fusione è un sentimento che sembra essere stato tradito nella maggior parte dei cittadini, anche in chi come me ci ha messo la faccia e l’ha voluta con tutte le forze. Questa città, errando, inizia a pensare che non conveniva farla, ma si compie un errore perché alle grandi idee e ai grandi vantaggi si antepone una mediocre amministrazione comunale». Promenzio, poi, cita un articolo del Corriere della Calabria sul “rimpastino” in giunta, per “salutare” la dimissionaria Anna Maria Turano. «L’assessore – dice – lascia l’amministrazione, gli abitanti dei centri storici e delle periferie la ricorderanno a lungo».

CRITERI, PARAMETRI E MOTI DAVANTI AD UN’OPERA D’ARTE Un ultimissimo accenno al bilancio, Promenzio lo rifà quando conclude parlando di indicatori del predissesto finanziario. «Siamo una città in cui gli ultimi diventano i primi – il riferimento è ad un’assunzione diretta del sindaco dopo la bocciatura ad un concorso –. Corigliano Rossano non può permettersi il lusso di offrire la sensazione secondo cui ognuno decise in base alle idee proprie, in spregio alle regole. Sono rimasto sorpreso, poi, da alcune espressione di assessori e consiglieri di maggioranza quando hanno definito il bilancio come “florido”. Ebbene, la condizione di predissesto di un ente non è il sussulto di moto davanti ad un’opera d’arte, ma si misura con dei parametri verificabili, identificati dal Ministero come indicatori di criticità. Se su otto indicatori, se ne superano quattro, un ente viene dichiarato in predissesto e il nostro Comune ne ha superati tre». (l.latella@corrierecal.it)

 

 





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