Spoke Corigliano Rossano smembrato per attivare 30 posti Covid. Laboratorio tamponi al via

L’azienda sanitaria starebbe mettendo in programma di attivare venti nuovi posti, oltre alla decina già attivati, da dislocare al quinto piano della struttura che dovrebbe essere, però, adeguata. Previsti accorpamenti di reparti per recuperare personale da dirottare nel reparto Covid

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO
Una buona ed una cattiva notizia. Sono ore frenetiche per lo spoke di Corigliano Rossano dopo lo tsunami dei giorni scorsi. E se da una parte la lieta novella è rappresentata da una data per l’avvio delle attività nel laboratorio di microbiologia molecolare, dall’altra quella “cattiva” – semplicemente perché il presidio ospedaliero di Rossano ancora oggi sembra inadeguato ad ospitare pazienti infetti – giunge dalle ipotesi di riconversione di alcune aree del Giannettasio per ospitare nuovi posti letto Covid. L’ipotesi è al vaglio dell’Asp di Cosenza nel dare seguito al famigerato “Piano Covid”. Se n’è discusso in una riunione che si è tenuta questa mattina nella sede della direzione dell’Azienda sanitaria provinciale.

LABORATORIO TAMPONI Il 19 novembre. Questa è la data fissata nel cronoprogramma, prevista per l’inizio delle analisi dei tamponi. Dovrebbe – sempre meglio utilizzare il condizionale nelle cose calabre che riguardano la sanità – segnare la deadline dopo una serie di innumerevoli problemi. Annunciato ad aprile scorso, il laboratorio di microbiologia molecolare ha subito una serie di ritardi, dilatati fino a novembre: prima i lavori di adeguamento del laboratorio analisi del Giannettasio, poi l’impianto di areazione, poi un bancone specifico che sembrava non arrivare mai, seppur con la strumentazione disponibile fosse già da maggio e acquistata dalla protezione civile regionale.
Saranno circa 300 al giorno in tre turni da 97: è questa la capacità massima della “macchina” che necessiterà anche di una fase di preparazione delle provette e del tempo di attesa per i risultati, stimabile fra le tre e le quattro ore. Il laboratorio molecolare, che rafforzerà già il laboratorio analisi esistente, allevierà il carico proibitivo di un peso che grava tutto sull’Annunziata di Cosenza.
Il montaggio della strumentazione è previsto per domani, 12 novembre e fino al 19 si terranno tutta una serie di test, il collaudo e la formazione del personale che dovrà iniziare a prendere confidenza con materiale biologicamente infetto. Dal 19 novembre, dunque, la Sibaritide non sarà più l’ultimo fra gli ultimi territori in coda ad attendere l’esito dei test che in queste settimane stanno giungendo anche con 10 giorni di ritardi. Un lasso di tempo – come ha spesso denunciato il responsabile del Dipartimento di Igiene e Sanità pubblica, Martino Rizzo – non più utile a ricostruire la mappatura e il tracciamento della pandemia sul territorio.

QUINTO PIANO Questa mattina nella sede cosentina dell’Asp si è discusso, come accennato, di riconversione. Lo scenario che potrebbe essere presentato, da quanto appreso, troverebbe attuazione in ben trenta posti letto Covid. Al momento sono undici e tutti situati al primo piano del nosocomio, con un percorso tortuoso fra “pulito” e “sporco” che sembra fare acqua da tutte le parti, tanto da suscitare l’ira di molti sanitari che temono l’“evasione” da quell’area del virus Sars-Cov-2.
L’ipotesi discussa dovrebbe prevedere l’attivazione di altri venti posti covid tutti al quinto piano del Giannettasio, con l’Oculistica da trasferire al terzo piano. Non prima, però, di aver dato inizio a dei lavori di adeguamento degli ambienti che, visti i numerosi precedenti negativi, non è escluso possano concludersi dopo mesi e forse anni. L’ultimo di questi precedenti riguarda l’Utic, l’Unità di terapia intensiva cardiologica, area in cui è stato poi incastrato – guarda caso – il reparto Covid. Chiuso un anno fa per dei lavori di sistemazione, non ha più rivisto la luce. Altro che la tanto agognata emodinamica che potrebbe servire per salvare chissà quante vite. Perché anche quella è stata una “promessa” mai mantenuta.
Ricapitolando, i posti attualmente utilizzati dal reparto Covid dovrebbero essere riconvertiti in posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva. Gli altri venti previsti dal “Piano Covid” regionale, troverebbero spazio – se e quando – al quinto piano. Fra posti letto e ambienti da adeguare, però, nessun accenno sembra essere stato fatto rispetto all’assunzione di personale, se è vero che il management dell’Asp starebbe pensando di accorpare alcuni reparti dello spoke di Corigliano Rossano, così da poter “riconvertire” anche il personale per il reparto Covid. L’accorpamento di alcuni reparti per “recuperare” medici, infermieristico e oss  – e sono già stati tanti gli ordini di servizio emanati  che vanno in quella direzione – potrebbe causare la definitiva implosione di uno spoke già al collasso da anni. Insomma, la solita storia della coperta corta, mentre ad immaginare un il percorso “sporco-pulito” fino al quinto piano, dopo quanto accaduto per quello attuale, sembra fantascienza. (l.latella@corrierecal.it)





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