Corigliano Rossano, chiuso il reparto Covid. Già al collasso il laboratorio tamponi

La carenza di infermieri e ausiliari ha indotto il responsabile del servizio a sospendere i ricoveri. Alcuni operatori del laboratorio si sono posti in malattia. Crescono i positivi in ospedale e sul territorio (26 nuovi casi). Le opposizioni consiliari chiedono l’immediato stop del polo dedicato al coronavirus e Stasi replica: «Mi vergogno di ciò che leggo». Intanto l’Asp reperisce una diecina di infermieri a tempo determinato

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO L’improvvisazione spesso ha un prezzo ed il conto è arrivato stamattina. Il reparto Covid dell’ospedale di Rossano ha sospeso le attività per mancanza di infermieri e ausiliari. Al momento i paramedici in servizio stanno allungando i loro turni per evitare di abbandonare i diciotto pazienti ricoverati.
L’improvvisazione, si diceva. Manca personale e lo si sapeva da tempo. Se poi si è costretti ad “elemosinare” in altri reparti flussimetri, bombole d’ossigeno, defibrillatori, lavorare dignitosamente diventa pressoché impossibile.
Il responsabile del reparto, il dottor Giovanni Malomo è stato costretto a sospendere, insomma, le attività e se entro qualche ora non sarà individuata una qualche soluzione, in termini di reperimento di infermieri e oss, ai 18 pazienti positivi bisognerà trovare un altro ricovero.
Pare che la direzione dell’Asp abbia promesso otto ausiliari dal 1 dicembre. Un lasso di tempo troppo lungo per tamponare l’emergenza in corso. In questi giorni, peraltro, ad alcuni infermieri è stato ordinato di effettuare turni a metà: qualche ora di servizio nel polo Covid, per poi ritornare nel reparto di competenza. La solita storia della coperta corta che copre da una parte e scopre dall’altra.
Come se tutto questo non bastasse già per percepire il fallimento di un reparto aperto, in tutta fretta, in una struttura mista e impreparata, crescono i positivi fra il personale ospedaliero. Al medico del 118 risultato infetto l’altro ieri, in queste ore si sarebbero aggiunti un infermiere, un oss e un medico.
La situazione appare grave anche nel celeberrimo Laboratorio tamponi, attivato appena quattro giorni fa. Da quanto appreso, quattro operatori si sarebbero posti in malattia, questa mattina, riducendo al minimo il servizio e per i soli casi urgenti. Un forfait che paralizzerà – da oggi e nei prossimi giorni – lo screening di almeno 300 test al giorno, come ipotizzato dall’Asp, per alleviare il laboratorio dell’ospedale di Cosenza.
Tutto ciò mentre il pronto soccorso questa mattina è al collasso e con due positivi isolati in attesa di ricovero.

L’EVOLUZIONE DELLA PANDEMIA SUL TERRITORIO Un quadro, quello del “Giannettasio”, molto preoccupante, mentre anche in città i nuovi casi di coronavirus crescono.
Sono 26 in tutto, nella Sibaritide. Ventidue concentrati a Corigliano Rossano (19 a Corigliano, 3 a Rossano), 2 a Cassano, 1 a Cariati, 1 a Pietrapaola.
«La distribuzione dei casi a Corigliano-Rossano sembrerebbe indicare che nell’area di Rossano, dove alcuni focolai si sono sviluppati prima – spiega Martino Rizzo, resposnabile del dipartimento di Igiene e sanità pubblica per la Sibaritide – si sia raggiunto il picco e possa iniziare la discesa (ma ancora ci sarà da soffrire), mentre nell’area di Corigliano ancora siamo in fase ascendente. Le nuove misure di contenimento dovrebbero portare tra poco i propri effetti e invertire la rotta. Cosa che speriamo, perché siamo in difficoltà nel tracciare i casi».
«I casi di Cariati, Pietrapaola e Cassano sono stati tracciati e non ci dovrebbero essere problemi.
Oggi – aggiunge Rizzo – cercheremo di circoscrivere il focolaio di Campana. È sempre difficile intervenire senza sbagliare in una struttura per anziani: cercheremo di farlo andando a ritestare sia gli ospiti, sia il personale. Confermato il focolaio alla casa di riposo di San Cosmo, ma le misure disposte, e attuate nella struttura, sembra abbiano bloccato la possibilità di diffusione del virus all’esterno. Se è così, ci vuole pazienza, e tempo. Dobbiamo aspettare che il virus finisca il suo ciclo naturale, evitandone la diffusione agli operatori, attraverso un accorto uso dei dispositivi di protezione individuale e garantendo una buona assistenza ai pazienti positivi. Concludo con le buone notizie: spento il focolaio di Longobucco, in fase di spegnimento uno dei focolai di Corigliano-Rossano mentre sono 14 i guariti».

«SI CHIUDA SUBITO IL REPARTO COVID» «Non volevamo essere Cassandra quando in tempi non sospetti, nell’aprile scorso, sostenevamo che il Polo Covid dello spoke di Corigliano-Rossano avrebbe potuto rappresentare la pietra tombale della sanità pubblica della Sibaritide. E così purtroppo è stato. Il presidio “Giannettasio” di Rossano dopo l’attivazione del reparto per malati di coronavirus è diventato un covo di infezione. Una vera e propria bomba sanitaria senza controllo. Si sono moltiplicati i contagi e non passa giorno, ormai, che non vengano fuori casi di pazienti, di medici ed infermieri che si positivizzano». È quanto dichiarano tutti i consiglieri comunali di minoranza, Vincenzo Scarcello, Raffaele Vulcano e Gennaro Scorza (Udc), Adele Olivo (Cci), Costantino Baffa (Lega), Luigi Promenzio (Civico Popolare), Rosellina Madeo (Fiori d’Arancio), Francesco Madeo (Gente di Mare), Aldo Zagarese (Pd).
«E la colpa di questo scempio – insistono – ha una matrice sia gestionale che politica. Da un lato il famigerato commissario Zuccatelli che da allora commissario dell’Asp di Cosenza, ad aprile scorso, contravvenendo a tutte le direttive Ministeriali, Regionali e finanche a quelle dell’Istituto Superiore della Sanità, emise un provvedimento con il quale decretava lo spoke di Corigliano-Rossano quale Polo Covid a servizio del sistema sanitario provinciale. Dall’altro il sindaco Stasi che giocò la sua personale partita politica sull’utilità del centro covid a Rossano. Una mancanza assoluta di visione e di prospettive di cui, purtroppo, oggi paghiamo tutti le conseguenze».
«Ormai – proseguono i nove consiglieri comunali di opposizione – è chiaro anche alle pietre: il Polo Covid del “Giannettasio” deve essere subito chiuso e trasferito altrove. Oggi non facciamo altro che ribadire una volontà unanime dei cittadini. E siamo consapevoli che sull’inopportunità di un reparto così complesso e strutturalmente così poco organizzato siano d’accordo anche pezzi della maggioranza. Ed è proprio per questo che il Consiglio comunale di venerdì scorso riunitosi in sessione monotematica per discutere dell’emergenza sanitaria sul territorio della Sibaritide, si è concluso con un nulla di fatto. Proprio perché nella maggioranza di governo non c’era convergenza. Una profonda spaccatura interna che si è notata in più circostanze. A partire dal numero e dalla qualità degli interventi. Mentre l’Opposizione, infatti, ha dimostrato compattezza e unanimità sull’argomento, evidenziando tutte le deficienze del Polo Covid e le gravi defezioni del servizio sanitario territoriale, dall’altra parte dell’emiciclo gli interventi sono stati pochi e anche impacciati, con il solo intento di non far fare una figuraccia al sindaco Stasi che oggi – ahinoi – con questa visione approssimativa che ha del diritto alla salute, presiede anche la Conferenza provinciale dei sindaci sulla sanità. Per finire, ad un deliberato, abbozzato dai consiglieri di maggioranza senza alcuna concertazione, che alla fine, non ricevendo nemmeno l’approvazione dei suoi stessi sottoscrittori, è stato ritirato. Stendendo un velo pietoso sulla qualità politica di questa maggiorana che oggi regge le sorti di Corigliano-Rossano, emerge in modo conclamato il fallimento del progetto “Covid” del sindaco Stasi e della sua Amministrazione comunale. Ma siamo convinti che se ascoltassero un po’ di più e senza saccenteria i consigli dell’Opposizione, la nostra città potrebbe ancora disinnescare la bomba virale. Serve subito fare pressione, in modo unanime e convinto, sull’Asp di Cosenza affinché attivi i presidi ospedalieri di Cariati e Trebisacce destinandoli a Covid Hospital».

DIECI INFERMIERI A TEMPO INDETERMINATO Una decina di infermieri, nel frattempo, sono stati convocati per prendere immediatamente servizio nel reparto Covid di Corigliano-Rossano con un contratto a tempo indeterminato da parte dell’azienda sanitaria provinciale di Cosenza. È la soluzione immediata individuata dalla commissaria dell’Asp, Cinzia Bettelini, per far fronte all’improvvisa carenza di personale determinata, secondo quanto si apprende, da una strana coincidenza di operatori in malattia che ha messo a rischio il funzionamento del reparto e del laboratorio Covid.
Il servizio, soprattutto del laboratorio per processare i tamponi, secondo fonti interne all’Asp, comunque non subirà rallentamenti, anche grazie alla disponibilità delle Usca – Unità speciale di continuità assistenziale – della provincia di Cosenza, che hanno garantito la loro presenza.

«SI È SUPERATA LA DECENZA» In serata è giunta la replica alle forze di opposizione da parte del sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi.
«Ho sempre provato a lavorare, preferibilmente in silenzio, per cercare di proteggere la nostra comunità e di limitare i danni del covid-19. Fino a quando non ho letto gli ultimi comunicati stampa prodotti in giornata dalle forze di opposizione. Ora è stato superato il limite della decenza», riferisce in una nota.
«Mentre intere regioni del Paese sono al collasso per il numero di contagiati da ospedalizzare e per la mancanza di terapie intensive; mentre le aziende sanitarie di tutta la Calabria cercano disperatamente posti letto in cui curare calabresi affetti da Covid; mentre si preparano addirittura ospedali da campo con personale militare; mentre dentro i reparti Covid ci sono medici, infermieri e ausiliari che lavorano per due o per tre col fine di cercare di salvare vite; mentre ci sono decine di persone che aspettano su una barella nei pronto soccorso della Provincia, col rischio di finire lì i loro giorni; mentre decine e decine di sanitari in Italia ed in Calabria, in strutture ospedaliere e fuori dalle strutture ospedaliere, in ospedali e reparti con degenza covid e senza degenza covid, solo facendo il proprio lavoro; in poche parole, mentre siamo nel mezzo di una pandemia mondiale senza precedenti, a Corigliano Rossano si fa campagna elettorale sul terrore, campagna elettorale sulla pandemia, campagna elettorale sulla vita delle persone».
«Mi vergogno umanamente prima che politicamente per quello che leggo – tuona Stasi -. I territori stanno facendo la rincorsa a cercare di avere dentro le proprie mura cittadine dei ripari, dei luoghi in cui poter ricoverare e curare i propri cittadini ammalati di covid perché dappertutto le strutture sono piene, perché vorrebbero che i propri cittadini non si trovassero distanti ed in strutture fatiscenti come accaduto durante la prima flebile ondata. In tutto il Paese, non soltanto in Calabria, esiste una vera e propria emergenza per l’assenza di personale, con alcune regioni in cui si fa a turno per andare ai reparti di degenza covid strapieni. A pochi chilometri dalla nostra città stanno per ricoverare persone nelle tende da campo, come in guerra. Ma come si fa, come si può soltanto pensare di strumentalizzare una situazione del genere? Come si può, in un momento come questo, continuare a terrorizzare la popolazione che invece ha bisogno di essere responsabilizzata e rassicurata? Allora se questo è il livello, se la specie di classe politica che ci ritroviamo, certamente la peggiore d’Italia, arriva a speculare sulla vita delle persone, se si intende trovare nell’avversario politico locale il responsabile della pandemia mondiale, allora preferisco auto-accusarmi: il responsabile della pandemia mondiale e di tutto ciò che ne consegue, sono io, il sindaco di Corigliano-Rossano. Meglio avere la colpa di tutto che somigliare a questa gente». (l.latella@corrierecal.it)





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