Resta “chiuso” il reparto Covid di Rossano: nessun ricovero in 48 ore

Dal 23 novembre il centro dedicato al coronavirus nel cuore del “Giannettasio” non accetta più pazienti. L’organico è sottodimensionato e le prospettive non sembrano risolvere i problemi

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO La carenza di infermieri e ausiliari continua a tenere in sospeso il reparto Covid dell’ospedale di Rossano. Nessun ricovero in ingresso si registra dal 23 novembre, giorno in cui il responsabile del reparto, Giovanni Malomo, ha comunicato all’Asp e alla direzione sanitaria l’impossibilità di poter accogliere altri degenti.
Nonostante qualche tentativo di smentita alla notizia pubblicata lo scorso 23 novembre, il polo covid del Giannettasio continua certamente a prendersi cura dei pazienti attualmente ricoverati nel reparto, ma non accetta ricoveri. E non lo farà fin quando – e se – il personale infermieristico verrà integrato.
Il problema, dunque è l’esiguità di base del personale, già ridotto all’osso. Se a ciò si aggiungono i tre oss e i tre infermieri in malattia, il numero di operatori in attività non consente – né materialmente né umanamente – di prestare l’adeguata assistenza ai pazienti ricoverati.
QUALCHE DATO Ad oggi il reparto Covid, da quando è stato attivato, ha ospitato una trentina di degenti, con un picco massimo di 18 contemporaneamente. Dodici sono stati i pazienti dimessi, uno dei quali proprio oggi e quattro i decessi.
Gli standard lavorativi suggeriscono che per 10 pazienti ricoverati – come minimo sindacale – necessitano undici infermieri più un coordinatore e undici ausiliari. In questo momento il reparto è sostenuto dall’apporto di 10 infermieri e 3 ausiliari. È questo, quindi, il reale motivo della sospensione dei ricoveri in entrata e di un servizio che prosegue solo grazie al senso di responsabilità e allo stacanovismo di chi attualmente si sta rimboccando le maniche.
Spingere oltremodo e ostinarsi a ripetere che va tutto bene è, e sarebbe, improduttivo: per chi sta oggi lavorando nel reparto dedicato al coronavirus e per i degenti che col personale sottodimensionato non ricevono le attenzioni necessarie. Né, tantomeno, si può chiedere a chi c’è di immolarsi oltre a quello che si sta già facendo. Piuttosto la politica e gli organi preposti dovrebbero attivarsi per ottenere quello di cui il polo Covid rossanese necessita.
I due oss inviati nei giorni scorsi, ovviamente, non sopperiscono alle lacune e nemmeno le prospettive paventate, ovvero raggiungere il numero di 18 infermieri e 18 oss – questi gli obiettivi finali nella dotazione dell’organico, a quanto pare – perché non basterebbero per il prosieguo se e vero, com’è vero, che si sta lavorando al quinto piano dell’ospedale per arrivare ad attivare ben 30 posti letto. La proporzione, in fondo, è semplice: per 30 degenti sarebbero necessari 33 oss, 33 infermieri e un coordinatore.
Lo standard lavorativo, dunque, non regge mentre la sensazione percepita è che si continua a nascondere la polvere sotto il tappeto. (l.latella@corrierecal.it)





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