Reparto Covid di Rossano, esposto delle opposizioni al Nas

I gruppi consiliari di minoranza hanno presentato una denuncia al Nucleo antisofisticazione dei carabinieri : «Intervenga la magistratura». Fratelli d’Italia richiama il sindaco alle responsabilità dopo aver «voluto spasmodicamente il polo covid». Mentre gli emodializzati in cura al Giannettasio ne sollecitano la chiusura

CORIGLIANO ROSSANO Non passa giorno che non si alzi una levata di scudi contro il reparto Covid dello spoke di Corigliano Rossano. Le forze di opposizione consiliari ed extra consiliari o un gruppo di cittadini dializzati, fa poca differenza: tutti chiedono la soppressione del polo dedicato al coronavirus situato nella pancia del “Giannettasio”.

LA DENUNCIA AL NAS Luigi Promenzio (Civico e Popolare), Vincenzo Scarcello, Gennaro Scorza, Raffaele Vulcano (Udc), Francesco Madeo (Corigliano-Rossano in Azione), Rosellina Madeo (Fiori di Arancio), Aldo Zagarese (Partito Democratico) e Adele Olivo (Coraggio di Cambiare), questa mattina hanno presentato una denuncia al Nucleo anti sofisticazione dei carabinieri di Cosenza.
L’esposto al Nas, svaria dai «pozzi sulle falde acquifere non idonee all’uso umano di questa estate», alle «inadempienze celate dietro il polo Covid». Gli otto consiglieri di minoranza hanno presentato denuncia al Nas «per chiedere un intervento celere della magistratura», ma anche per sottolineare «l’incapacità di adeguare le strutture scolastiche alle misure anti-covid in 6 mesi» e «tutte le problematiche legate alla raccolta differenziata dei rifiuti che a Corigliano era al 59% e dopo 2 anni dell’ambientalista amministrazione Stasi è scesa al 39%». Tutti risultati «non certamente prodotti dalle vecchie amministrazioni». In proposito i gruppi di opposizione replicano al governo cittadino, definito un «disco rotto» che continua ad addossare le responsabilità al passato. Rammentando, infine, come i predecessori abbiano lasciato «una pila di progetti con annessa copertura finanziaria che l’amministrazione comunale in carica dovrebbe solo portare a termine», gli otto consiglieri comunale concludono invitando sindaco e maggioranza a evitare «nascondersi dietro la stucchevole storia della pandemia mondiale».

UN UOMO SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI Fra le forze extra consiliari, si fa sentire anche Fratelli d’Italia con il tramite del dirigente nazionale Ernesto Rapani che addossa le responsabilità di quanto sta accadendo attorno al reparto Covid, al sindaco. «Negli ultimi tempi Stasi sembra sull’orlo di una crisi di nervi. Ordina ai suoi di rispondere in massa alle opposizioni in modo ossessivo-compulsivo, perde le staffe accusando la stampa dei suoi problemi e definisce sciacalli chi non è con lui e la pensa diversamente». Rapani, ancora, sottolinea le «responsabilità del primo cittadino che spasmodicamente ha voluto a tutti i costi il reparto Covid al “Giannettasio”, ospedale misto e non adeguato ad ospitare i pazienti affetti dal coronavirus, come stiamo purtroppo vedendo tutti i giorni».
«Stasi non solo sta uscendo dai gangheri, e da istituzione lo invitiamo a calmierare i toni perché certe affermazioni non se le deve e può permettere, ma sta facendo anche la vittima, come se lui non c’entrasse nulla con questa storia. Ed invece, chissà perché, si è ostinato così tanto a volere a Corigliano Rossano un reparto del genere. Sia chiaro, ognuno deve fare la sua parte, in una logica di mutuo soccorso, ma solo se ci sono i reali presupposti che qui sono rimasti sulla carta», aggiunge il rappresentante dell’esecutivo nazionale del partito della Meloni. «Così Stasi sta mandando al macello il personale sanitario dello spoke di Corigliano Rossano che da un momento all’altro potrebbe trasformarsi in una bomba batteriologica. Il sindaco – conclude Rapani – non ha voluto sentire ragioni. Non ha ascoltato quanti, me compreso, hanno proposto e ribadito con senso di responsabilità, che prima di avviare il “polo covid” nello spoke di Corigliano Rossano, anche se per legge andrebbero previsti in ospedali hub, sarebbe stato necessario preparare adeguatamente il Giannettasio».

«CHIUDETE IL REPARTO COVID» Un gruppo di emodializzati, frattanto, ha scritto al presidente della Repubblica, al ministro della Salute, al prefetto di Cosenza, alla Procura di castrovillari, al presidente della Regione, al sindaco ed alla direzione dell’Asp e dello spoke. Il loro obiettivo è quello di far chiudere il reparto Covid perché «ha accesso da un corridoio in comune con l’ingresso della unità operativa di Dialisi. Il tutto è in contrasto con le direttive del Ministero della Salute che ha prescritto il divieto di collocare i reparti Covid, negli ospedali “misti”».
Il gruppo composto da una ventina di persone esprime «gravissima preoccupazione per la probabilità di trasmissione di infezione del virus Sars-Cov-2, stante la vulnerabilità di pazienti estremamente fragili ed esposti a rischio».
Per tutta questa serie di motivi chiedono «interventi urgenti per la chiusura del centro covid e la tutela dei pazienti emodializzati». (lu.la.)

 





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