Stasi candidato alla presidenza della Provincia di Cosenza? «È un’ipotesi»

Provando a mettere a tacere voci «per delegittimare il progetto delle “periferie politiche”», il sindaco di Corigliano Rossano apre una discussione di merito, su “cosa” e non “chi”. «Abbiamo chiesto di aprire un confronto sulle prospettive di questa terra e sul ruolo che gli amministratori svolgono, sul loro mancato e sistematico coinvolgimento al di fuori delle inutili liturgie pre-elettorali di ogni livello». Mundo lo appoggerebbe: «Non siamo contro nessuno ma non ci chiudano in un recinto. Sibaritide, il Pollino, l’Esaro, la Sila devono essere al centro del progetto»

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO
«L’ipotesi di candidatura c’è». Non sarà il sigillo ad un’ufficializzazione, ma non vi è dubbio che il percorso è avviato. Flavio Stasi rimane abbottonato e al Corriere della Calabria confessa che ci siano delle interlocuzioni per una candidatura alla presidenza della Provincia sulla base di un progetto. L’ipotesi di una sua volata, quindi, è nell’aria ma come “esigenza” di tutti quei sindaci relegati nelle “periferie politiche”.
Stasi lo lascia intendere fra le righe, facendone una questione di principio. Come a voler dire, «ben venga la ricandidatura del presidente uscente Franco Iacucci, ma perché non aprire una discussione di merito, su “cosa” e non “chi”»? Sull’argomento, il sindaco di Corigliano Rossano se n’è uscito in mattinata con una nota, anche per provare a mettere a tacere alcune voci secondo cui sul piatto (politico provinciale) ci sarebbe il piano triangolare Flavio Stasi-Nicola Adamo-Marcello Manna, con la regia occulta dell’ex sindaco di Rossano, Tonino Caracciolo.
Voci, secondo Stasi, messe in circolazione per delegittimare quella “periferia politica” che «alza la testa e mette in discussione non le persone ma le pratiche divisorie del passato, proponendo metodi e contenuti diversi».
«Come capofila di un gruppo di amministratori seri e di buona volontà – dice – ritengo opportuno raccontare il percorso che abbiamo messo in campo in vista delle prossime provinciali. Un percorso strano, bizzarro, a tratti incomprensibile: abbiamo chiesto che si aprisse una discussione sul “cosa” e non sul “chi”; abbiamo chiesto di aprire un confronto sulle prospettive di questa terra e sul ruolo che gli amministratori svolgono; sul loro mancato e sistematico coinvolgimento al di fuori delle inutili liturgie pre-elettorali di ogni livello, anche in vista di una fase cruciale in cui i territori dovranno essere coinvolti nella partita del recovery fund. E non l’abbiamo sollevato a caso in occasione delle Provinciali: non è un mistero che non siano state apprezzate le modalità ed i tempi di convocazione di questa tornata, in epoca di Covid, anche staccando le elezioni del presidente da quelle del consiglio, che avverranno con un presidente già eletto. Immaginate se dovessimo votare il consiglio comunale con un sindaco già proclamato? Un percorso così trasparente e distante da vecchie logiche che queste stesse perplessità, insieme alla ferma volontà di voler aprire finalmente un dibattito politico su tali questioni, sono state espresse apertamente in primis al presidente uscente, Franco Iacucci, con il quale notoriamente abbiamo un buon rapporto, sgomberando il campo da questioni personali e faide deleterie di apparato, tipiche della triste tradizione politica calabrese, che non ci riguardano e non ci appartengono».
Insomma, il progetto di far coagulare attorno ad una certa idea tutte quelle voci rimaste spesso o da sempre, inascoltate, ovvero una proposta di governo provinciale alternativa, al momento è solo un accenno, ma con un fondo consistente di verità. Stasi riferisce di «utili e costruttivi confronti fra sindaci rappresentanti di più territori e sensibilità dell’intera provincia» e non di incontri a due. O a tre, «perché ci interessa cosa fare nelle istituzioni e non chi le occupa. Per sedare questa preoccupazione trasversale si prova, come ormai tipico dalle nostre parti, la via delle delegittimazione e della denigrazione, inventandosi accordi mirabolanti ed associando il mio nome a percorsi e storie distanti anni luce da me, che restano ad anni luce da me».
Il primo cittadino della terza città della Calabria pone a Iacucci ed agli altri sindaci della provincia, due questioni: il metodo sulla discussione lo snobbare tutti quegli amministratori che non vengono mai coinvolti, calando dall’alto decisioni già assunte.
Il dibattito, in sostanza, è aperto, è già sul tavolo e tende a divergere da quello imbastito da Iacucci in queste settimane. Peraltro non si tratterebbe di una sollevazione di scudi dalla Sibaritide, storicamente mai troppo coesa, anche se Stasi pare aver incassato le simpatie di molti, ma di un discorso più ampio. Attorno al quale potrebbe anche materializzarsi la candidatura vera alla presidenza della Provincia di Cosenza. Insomma, se il sindaco di Corigliano Rossano avrà davvero stretto patti, che al Corriere smentisce anche sorridendoci su, lo sapremo presto attraverso la prova provata delle urne delle Provinciali e delle prossime Regionali. Se dice la verità, allora avrà ragione a sospettare che quelle nuove dinamiche in embrione figlie delle “periferie politiche”, sono temute e per questo delegittimate.

«NON SIAMO CONTRO NESSUNO, MA NON CI CHIUDANO IN UN RECINTO» Ieri sera, frattanto, un summit fra sindaci della Sibaritide per fare il punto, tenutosi a Corigliano Rossano, ha messo a punto un «progetto politico che metta al centro la Sibaritide, il Pollino, l’Esaro, la Sila». «Non ci piace – dice Franco Mundo, sindaco di Trebisacce – chi fa e disfa senza fare i conti con il territorio più importante. Inizieremo con le provinciali e proseguiremo con le regionali, ma non siamo contro le persone, ne al fianco di quelli che pensano di utilizzarci per aprire fronti contro le persone. Se c’è una possibilità che la Sibaritide esprima una rappresentanza politica lavoreremo in questa direzione. Stasi può essere uno di questi, è il sindaco della terza città della Calabria e potrebbe ricoprire questo ruolo. All’incontro – rivela Mundo, c’erano anche Iacucci e in remoto Marco Miccoli, il commissario del Pd al quale abbiamo sottoposto tutta una serie di esigenze e detto che vi è la necessità che il partito lavori per costruire una coalizione ampia e non per la “rendita” di pochi. Vogliamo che sia garantita la massima e la equa partecipazione ai territori della provincia. Il Pd deve farsi garante di coagulare amministratori e dirigenti di partito contro il trasformismo e la demagogia, Siamo soddisfatti dell’incontro e del confronto avuto anche con Iacucci e Miccoli.» (l.latella@corrierecal.it)





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