Fece esplodere il suo bar a Cosenza, il proprietario patteggia

Condanna di 3 anni e 4 mesi per Gianfranco Parise, mandante dell’esplosione del “Bilotti food and drink”. L’accusa era di incendio e truffa assicurativa

COSENZA Se la notte a cavallo tra venerdì e sabato 19 maggio a Cosenza nessuno morì o rimase ferito per l’esplosione del “Bilotti food and drink” fu per una serie di fortunate coincidenze. A distanza di meno di sei mesi, per l’esplosione che scosse via Caloprese e i palazzi vicini al bar arriva la prima condanna. Il proprietario dell’attività commerciale, Gianfranco Parise, ha patteggiato una pena di tre anni e quattro mesi. Fu proprio lui, sentitosi braccato dai militari dell’Arma a consegnarsi spontaneamente e a dichiarare di essere il mandante della distruzione sia del “Bilotti food and drink” ma anche del bar-rosticceria di sua proprietà che si trova nella pila di box situati sotto la sopraelevata lungo via padre Giglio. L’imprenditore ha spiegato al magistrato Bruno Antonio Tridico come la truffa assicurativa rappresentasse nel mese di maggio l’unica possibilità di incassare dei soldi. A mandare l’attività completamente a rotoli, infatti, sarebbe stato un blitz antidroga dei carabinieri. Ricerca che però non ha portato nessun risultato ai militari ma la cui platealità avrebbe compromesso l’immagine del bar.

LA TRUFFA ASSICURATIVA Doveva essere il più classico dei piani, ma per un soffio non si è trasformato in tragedia. Parise, fatta la deposizione davanti al pm Tridico, era stato accusato di incendio e truffa assicurativa. Capo d’imputazione che condivide con l’esecutore materiale Norberto Abritta. Il 29enne, poco esperto della materia incendiaria, secondo quanto raccontato al pm subito dopo il suo arresto ha messo in atto tutte le mosse studiate a tavolino con il proprietario delle due attività commerciali. Il bar a via Caloprese andava male, i soldi dell’assicurazione potevano essere una buona boccata d’ossigeno. Dentro al locale c’erano rimasti solo alcuni mobili, per non destare sospetti, poi, fu usato un quantitativo di benzina talmente grande da saturare l’area all’interno del locale. È stato proprio questo il grande inghippo del piano. L’assenza di ossigeno nella stanza non ha permesso al locale di incendiarsi lentamente, ma lo ha trasformato in una vera bomba, esplosa quando Abritta ha aperto la saracinesca per controllare, presumibilmente, perché le fiamme non fossero divampate. Il ragazzo è stato scaraventato in aria e se l’è cavata con qualche ustione, poteva decisamente finire peggio.

mi. pr.





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