“L’Università che verrà” secondo la Flc-Cgil

Il sindacato presenta il documento con cui espone programmi e richieste in vista delle elezioni del nuovo rettore dell’Unical

COSENZA “L’Università che verrà”, il documento politico-sindacale della Flc-Cgil presentato martedì mattina alla camera del lavoro dell’Unical, traccia le richieste principali del sindacato in vista delle elezioni per il rinnovo del Rettore dell’Unical.
«L’iniziativa odierna si pone in linea di continuità con quanto già avvenuto per le precedenti elezioni in occasione dell’iniziativa “fuori le mura”, un confronto pubblico coi candidati a ricoprire il ruolo di rettore». Esordisce così Pino Assalone, segretario provinciale Flc, ricordando che l’obiettivo permane quello di intraprendere un dialogo con chi dovrà prendersi cura dell’Ateneo cosentino preoccupandosi, soprattutto, della sua rilevante funzione sul territorio.
Il documento traccia le posizioni delle sigle sindacali andando a toccare diversi punti che partono dalla necessità di «difendere il carattere pubblico dell’Università», passando dal rapporto dell’Università con il territorio, anche in ottica di una richiesta di maggiore sicurezza per l’Ateneo stesso, «spesso vittima di atti vandalici ed intimidatori» che sottendono una profonda mancanza di coinvolgimento nelle attività collaterali a quelle accademiche, oltre che di senso civile e comune da parte degli studenti.
Filo conduttore dei diversi interventi, come rimarcato da Mimmo Denaro, segretario regionale Flc Cgil, è la necessaria riscoperta del ruolo dell’Università che risente della generale situazione di abbandono del Mezzogiorno. «Trascurare questo aspetto significa non accorgersi della continua dispersione delle nostre risorse». Un esodo continuo da parte dei più giovani che preferiscono o, ancor peggio, sono costretti a lasciare la regione in nome di un divario che potrebbe divenire ancora più accentuato con l’attuazione del percorso sulle autonomie differenziate: «Tra le materie che interessano la riforma c’è anche l’università – sottolinea Denaro – per questo, dobbiamo schierarci per preservarla anche nell’ottica della difesa dei valori costituzionali che essa rappresenta. La politica non può più rimanere assente come in questi anni».
Dello stesso avviso Maurizio Calabrone (Cgil Cosenza) che rileva come il lento processo di erosione delle risorse e dell’attenzione della politica locale verso il mondo universitario abbia portato ad una Università «non più pubblica, che consta di evidenti deficit strutturali come ad esempio sul sistema delle specializzazioni».
Gianfranco Trotta (Cgil Regionale) evidenzia due questioni: da un lato la necessità di guardare al futuro aprendo un dialogo dei candidati con le forze sindacali al fine di riflettere sul modello universitario attuale che, anche in virtù dell’eventuale approvazione del disegno sulle autonomie differenziate, dovrà fare i conti con l’obsolescenza di una legge regionale sull’università e la ricerca risalente al 1985; dall’altro, la necessità di interrogarsi sull’esistenza di una visione di sistema universitario calabrese che porti al dialogo ed alla cooperazione tra i diversi atenei della regione e non ad un controproducente conflitto, come accaduto in passato. «Gli studenti – ha detto il sindacalista – devono essere messi al corrente delle risorse a disposizione ed anche in quest’ottica è fondamentale che le trattative siano svolte nei tavoli sindacali in nome della più piena collaborazione e trasparenza».
La prospettiva alla quale si tende è quella di un’Università che si apra al territorio al fine di venire incontro ai bisogni ed alle esigenze degli studenti e di quanti rappresentano la linfa vitale del mondo accademico. A conclusione dei lavori l’intervento di Claudio Musicò, candidato per Flc-Cgil al Consiglio Universitario Nazionale che sottolinea come la funzione di emancipazione del territorio passi necessariamente dall’università.
Questo aspetto non si è riscontrato nei diversi spostamenti di risorse che hanno accentuato le disuguaglianze territoriali e il panorama non pare essere dei migliori visto che «con le autonomie si certificherà la fine del sistema universitario nazionale». «Chi fa il rettore dell’Università – conclude Musicò – dovrebbe sentire il peso della funzione sociale che gli è stata affidata e non chiudersi entro le mura di quella realtà».
Il documento cerca dunque di riportare al centro del dibattito la funzione dell’università nel e per il territorio, in attesa del confronto coi candidati rettori.







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