La “Rendepiù” di Talarico, dal Filorosso ai Gentile

Per l’aspirante sindaco prima uscita pubblica dopo la presentazione delle liste. A suo sostegno una coalizione larga. Stoccate agli avversari: «L’atteggiamento di Manna negli ultimi giorni ricorda i vecchi politici. Principe è stato bocciato già 5 anni fa»

di Michele Presta
RENDE “Rendepiù”, sei liste in tutto a sostegno del candidato a sindaco Mimmo Talarico, lo slogan che poi in realtà è un hashtag (come impongono gli usi moderni) #unPassoAvanti ed il cinema teatro Garden esaurito in ogni ordine e grado. La presentazione delle liste e del programma elettorale della coalizione che sostiene Talarico spinge anche i più prudenti a facili entusiasmi. «Con questi numeri e questa comunità vinciamo al primo turno». Per l’ex consigliere regionale ci sono solo belle parole, troppe, al punto che quasi in imbarazzo prima di iniziare il suo primo discorso elettorale dice: «Mi sembra un processo di canonizzazione». Ride, si rilassa. Il primo applauso lo travolge poi passa in rassegna il suo progetto. «Sono qui non per fare propaganda. Riformiamo anche il linguaggio. Abbiamo fatto una coalizione quando tutto sembrava perduto e quando quelli che oggi si spacciano per riformisti hanno detto “no” alle primarie ed al cambio generazionale». Il primo affondo è tutto dedicato a Sandro Principe. «Da noi tutto quello che nelle altre città è ordinario –aggiunge – passa per straordinario. Non c’erano alternative, da una parte avevamo il caos (il sindaco uscente Marcello Manna, ndr) e dall’altra il ritorno al passato (Sandro Principe, ndr) già sonoramente bocciato 5 anni fa».

«UN PROGETTO, NON UN PROGRAMMA» I temi sono 4. Il progetto (in pillole) è scritto sulla brochure consegnata all’ingresso del teatro. “Una città inclusiva”, poi “Una città della Cultura”, una “Città Sostenibile” ed una “Città Produttiva”. È solo una prima sintesi delle idee fornite dai candidati presenti nelle liste ma anche dal sondaggio condotto dall’associazione Attiva Rende, vero sponsor di Talarico. «Rende dovrà recuperare le sue funzioni. Non possiamo permetterci di avere un sindaco part-time o che va a bussare alla porta della Regione Calabria con il cappello in mano. Non possiamo dare sempre la colpa agli altri – dice Talarico alla platea –. Per approvare il Piano strutturale comunale non c’è bisogno di nessun tipo di spesa. La manutenzione della città non richiede nessun tipo di intervento milionario. Per questo noi proponiamo da subito un piano straordinario di rigenerazione urbana, perché la città è imbruttita, triste e buia e nell’immediato ha bisogno di smalto». E se Marcello Manna sfrutta l’effetto annuncio prima delle elezioni, per Talarico c’è una sola ragione. «Per loro la consiliatura dura 15 giorni per noi 5 anni. Quella di Manna è una vecchia pratica che ricorda vecchi politici. L’attivismo delle ultime settimane è solo per raccogliere un consenso clientelare e non vi nascondo che suscita più di una perplessità». Nove candidati a sindaco, più di 600 consiglieri in lista, una sfida allo scranno in consiglio che secondo il candidato della coalizione “Rendepiù” ha una sola genesi: il fallimento dell’attuale giunta comunale. «I cittadini si sentono legittimati a provarci sulla scorta del “ce l’ha fatta lui, possiamo farcela anche noi”. Anche se credo la competizione sia ristretta a pochi candidati». Talarico, uomo di centrosinistra, ma aperto al dialogo con le altre forze politiche. «Sono un uomo del centrosinistra e vorrei continuare a esserlo. Quella rendese è però una competizione civica, figlia della scomposizione del sistema politico nazionale. Rende non è “originale” ma è in linea con la scomposizione del sistema a cui bisogna mettere mano». Nella prima uscita pubblica Talarico mette in chiaro i problemi: decoro urbano, saldo negativo delle attività commerciali, perdita di residenti e rapporti poco fruttuosi con l’Unical. Ma propone anche delle soluzioni: «Il Psc è fermo da 5 anni per negligenza, sarà il primo atto da approvare. Ma non possiamo trascurare i rapporti con l’area industriale. Dobbiamo realizzare una politica ambientale che sia in grado anche di recuperare quanto non fatto in questi anni e poi aprire le porte del consiglio comunale una volta all’anno a docenti, ricercatori e studenti».

DAL FILOROSSO AI GENTILE «Abbiamo scelto Talarico intanto perché è un rendese ed una persona perbene. Sa fare la politica e rappresenta discontinuità con il passato. Credo che sia la scelta migliore». Pino Gentile parla e sostiene il candidato. Seduto in prima fila osserva uno dei suoi uomini politici migliori rompere il ghiaccio di una platea che si lascia entusiasmare dalla nuova idea di città. «Non potevamo essere con chi abbiamo aiutato nell’elezione per poi vedere tradito il mandato elettorale e neanche con chi rappresenta il trapassato remoto della città». Mario Bartucci (“Rende al centro”) va diritto al sodo e ai due rivali non le manda a dire. «Siamo ben radicati nel territorio, avremmo anche potuto pensare di avere un nostro candidato ma non lo abbiamo fatto perché con Talarico abbiamo condiviso da subito una linea improntata su legalità, trasparenza e partecipazione». E sarà anche sfida tra le “quote rosa” con la doppia preferenza di genere. «Non sprechiamo l’occasione di mandare in consiglio donne valide», dice Marina Simonetti (“Attiva Rende”). Una coalizione che sulle intuizioni e le capacità femminili punta, soprattutto se di comprovata esperienza. «Dicono che siamo la parte più a sinistra della coalizione – dice Daniele Ielasi (“Rende Smart”) – ma noi siamo solo la parte della città che ha vissuto e vive a Rende, si è formata all’UniCal e oggi non si sente rappresentata. Non so con che faccia si presentino gli altri candidati a sindaco, parlano di città unica ma l’unica opera che fa pensare alla fusione viene costantemente boicottata per degli interessi elettorali». La vasta area urbana, anche al centro dell’intervento di Andrea Cuzzocrea (“Attiva Rende” ): «20 anni di convegni ed ora abbiamo solo parole volate in aria». Il modello Francesco De Cicco, assessore ai quartieri del Comune di Cosenza, propone invece di realizzare anche a Rende la lista “Rende Libera”, capeggiata da Alessandro Martire. «Siamo stati definiti “cosentini predatori” ma non è così. Ci hanno corteggiato tutti, ma noi cerchiamo un leader non un capo. Crediamo che si debba fare politica in strada, non arroccandoci nel palazzo e poi tutto passa dal decoro urbano». Donne, uomini, politici d’esperienza e giovani come Ettore Morelli (“Rende Smart”). «Dobbiamo recuperare la nostra identità di rendesi e dobbiamo risollevarci dalla crisi profonda che stiamo vivendo». La coalizione è completata dai candidati nelle liste “87036 Rende” e “La città comune” (m.presta@corrierecal.it)







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