L’operazione verità sui fondi al neonato Comune di Corigliano Rossano

Tiene banco nella Sibaritide il dibattito sui finanziamenti che saranno destinati negli anni all’ente nato dalla fusione

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO In questi giorni a Corigliano Rossano tutti sembrano sfogliare la margherita: fondi sì, fondi no. Quanti soldi ci saranno nel salvadanaio della fusione è ormai certo: circa 2 milioni di euro annui per dieci anni. Ovvero quanto i sostenitori del sì con a capo il Comitato delle 100 Associazioni per la fusione, al tempo del referendum, sostenevano. Nelle ultime ore, invece, è salita la febbre “fusione” per via di uno spiffero inconsistente, alimentato sui social dagli oppositori del progetto, in barba alle più basilari regole democratiche mai accettate per puro campanilismo secondo i quali ci sarebbe un netto taglio ai fondi stanziati dallo Stato per il sostentamento dei Comuni fusi.
Partendo dal presupposto che la fusione è stata concepita – promossa e approvata dalla popolazione attraverso un referendum dalle proporzioni plebiscitarie – non solo per mere questioni economiche ma per un principio semplice secondo cui l’unione fa la forza anche e soprattutto dal punto di vista demografico, poiché nessun livello amministrativo statale si sognerebbe mai di scippare ulteriormente la terza città della Calabria, il risveglio dei contrari al processo è alimentato da una “bufala” smentita. Ed a farlo ci pensano – addirittura, perché contrari all’idea di fusione – i parlamentari pentastellati. L’oggi deputato, ieri consigliere comunale, Francesco Sapia ha cambiato idea lungo il percorso; era favorevole, poi si è trasformato in oppositore camminando a braccetto con l’allora sindaco di Corigliano, Giuseppe Geraci. Con lui anche Silvana Abate, eletta senatore della Repubblica, fortemente contraria alla fusione da quando, alcuni mesi fa, è entrata in politica. Con Elisa Scutellà, figlia delle parlamentarie e quindi fuori dai “giochi” della fusione ma favorevole, l’unico bendisposto – per principio – è sempre stato Francesco Forciniti, per questo isolato per un periodo dal duo Sapia-Abate. Insieme a loro, a smentire la fake news, anche Daniele Torchiaro, avvocato e studioso della materia fusione dei Comuni.
L’operazione verità, secondo Torchiaro, si basa sulla legge 208 del 2015 (legge di stabilità 2016) all’art. 1 co. 18. «Si specifica – spiega Torchiaro – che il riparto dei finanziamenti deve rispettare, in primo luogo, il parametro dell’anzianità del processo di fusione, in secondo luogo, la densità di abitanti ed infine il numero di Comuni coinvolti nel processo di fusione. Alla luce di quanto detto e di quanto già ampiamente enucleato nel corso della campagna referendaria sarà ovvio come all’inizio vi saranno Comuni fusi con versamenti economici maggiori perché più datati nell’iter amministrativo ma, ovviamente, più passerà il tempo e più il contributo per il neo Comune di Corigliano Rossano aumenterà passando dagli iniziali 800mila euro ad una cifra più vicina ai 2 milioni di euro. Per ciò che riguarda il fondo comune da cui attingere i relativi finanziamenti la nota del 4 marzo 2018 emanata dalla Camera dei Deputati (“servizio Studi su unioni e fusioni”) alle pagine 6, 7 e 8 indica con estrema dovizia l’implementazione dei finanziamenti destinati ad Unioni e Fusioni di Comuni. Pertanto gli allarmismi continuiamo a lasciarli ai detrattori ed ai soliti disinformati della materia». Il governo, infatti, ha aumentato il “fondo” destinato alle fusioni di circa 16 milioni di euro.
Anche i pentastellati, come accennato, in una nota a firma Scutellà, Forciniti, Sapia, Abate, rispetto alle notizie circolate sui tagli, precisano che «la consistenza del fondo per le fusioni non è stata minimamente intaccata, e anche per il 2019 sono state individuate e stanziate ingenti somme, pari a oltre 46 milioni di euro, esattamente come era avvenuto per il 2018, e molto maggiori rispetto ai 30 milioni messi sul piatto negli anni precedenti. Il metodo di riparto di tale fondo fra i Comuni fusi è dettato dalla legge Delrio, si basa principalmente sul criterio cronologico, e non è stato neanche questo minimamente modificato dall’attuale governo. Dunque, ad oggi – insistono i quattro parlamentari jonici – rispetto a quando è partito l’iter della fusione tra i Comuni di Corigliano e Rossano, sono in vigore le stesse condizioni normative di allora, e addirittura nel fondo nazionale vi sono a disposizione sedici milioni di euro in più».
«Per questo risulta strano pensare che sedicenti esperti sul tema delle fusioni – vanno giù duro ancora Sapia, Abate, Forciniti e Scutellà – possano oggi meravigliarsi se all’esito di una procedura di riparto che era già conosciuta e conoscibile da anni, e che ad oggi non è cambiata di una virgola se non in meglio al Comune di Corigliano-Rossano perché vengono assegnate risorse aggiuntive pari a quasi un milione di euro. Evidentemente chi se ne aspettava di più, travisando una norma che è sempre stata chiara, ha pensato alla fusione non come ad un momento di crescita sociale e culturale, per camminare uniti e mettere in sinergia le eccellenze del nostro territorio, ma piuttosto come ad uno strumento per reclamare quattro spiccioli in più di trasferimenti dal governo centrale. Per noi la fusione è e sarà qualcosa di molto più alto e di molto più importante, e il nostro impegno in questa direzione sarà totale». (l.latella@corrierecal.it)







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