Letta all’Unical: «Servono professionisti della politica, non politici di professione»

Inaugurata a Rende la Scuola di Politiche “Formare il futuro”, promossa in collaborazione con Svimez e Impact Calabria e nata da un’idea dell’ex premier. Il messaggio ai giovani partecipanti: «Se siete qui oggi è per dire basta alle scorciatoie» – VIDEO

di Francesco Donnici
RENDE «Il mondo di oggi sta entrando in una logica per cui la crisi e il conflitto sono diventati la normalità. Un tempo eravamo formati a vivere una normalità diversa. Questo ci ha forgiati nello spirito di adattamento che ci porta ad affrontare ogni giorno nuove problematiche e a munirci in tempi brevi degli strumenti necessari per risolverle». Nelle parole di Enrico Letta sta la ricetta della Scuola di Politiche inaugurata questa mattina all’Unical che si fonda sull’assunto secondo cui «le risposte concrete non vanno ricercate solo in algoritmi e voci di bilancio, ma soprattutto nelle persone e la loro formazione».
E così, dopo Milano, Torino e Roma, la Scuola di politiche “Formiamo il futuro” sceglie l’Università della Calabria ponendosi il non semplice obiettivo di rifondare la classe politica meridionale. Il direttore sarà Marco Meloni e vedrà la partecipazione di 40 ragazzi selezionati per partecipare a questo corso promosso ed organizzato in collaborazione con il centro di ricerca “Svimez” e “Impact” Calabria.
«La rete “Formiamo il futuro” nasce da un processo di analisi delle sfide che le classi politiche si trovano ad affrontare». Ha spiegato Il responsabile scientifico di “Impact”, Francesco Raniolo, che ha poi raccontato dell’incontro avuto con Letta e dell’idea di portare quest’esperienza all’Unical: «Questa è una scuola di politiche e non di politica, dicotomia cara al maestro Andreatta. Le “politiche” dovrebbero rappresentare ipotesi di soluzione ai problemi collettivi, dovrebbero correggere le asimmetrie. Negli ultimi tempi abbiamo però assistito al loro malfunzionamento che ha invece amplificato i gap». Per questo, spiega Raniolo, si sente la maturata esigenza di percorsi multidisciplinari «che sappiano far dialogare tra loro le diverse scienze ed esperienze». Soddisfatto di questo traguardo l’ex rettore Crisci: «Siamo riusciti in questo progetto perché abbiamo dato il segnale di essere un’università importante. Letta venendo qui ha scoperto una realtà inattesa».
“Mezzogiorno, innovazione, coesione” è stato il tema dell’incontro odierno rappresentato nella presentazione della docente Unical Rosanna Nisticò: «La valorizzazione delle risorse del “Mezzogiorno” sarà al centro del dibattito del corso, non senza dimenticare le problematiche che nel tempo hanno ostacolato la crescita di queste zone». Da qui si spiega il passaggio sulla “Coesione” «perché l’Università dovrebbe essere uno dei più importanti ascensori sociali evitando così che si accentuino le disuguaglianze». Campanello d’allarme di questo dislivello è la crescente negazione dei diritti di cittadinanza che «sta innescando nuove forme di protesta che si riversano nelle urne». L’Unical viene considerata «il più importante progetto innovativo realizzato in Calabria nel dopoguerra» e partire da qui per plasmare la nuova classe politica significa «creare professionisti della politica e non politici di professione. Un politico che fa il politico di professione – aggiunge – non sarà mai libero da condizionamenti. E non c’è niente di più distorto di pensare la politica come fonte di occupazione».
«NO ALLA RETORICA DEL SUD CHE SI LAMENTA» Il dibattito sui temi odierni è così entrato nel vivo con gli interventi degli ospiti d’eccezione.
Il primo è stato il direttore di Svimez, Luca Bianchi, che ha sottolineato la sua «doverosa» partecipazione all’iniziativa alla luce del recente rapporto divulgato dall’associazione: «La vera realtà che traspare dai dati riguarda la crisi di tutta l’Europa meridionale. Questa è la dimostrazione dell’incapacità di sfruttare le potenzialità delle aree più deboli». Secondo Bianchi, tutto il Paese nel suo complesso avrebbe risentito dello scarso utilizzo del suo motore interno rappresentato dal Mezzogiorno dacché «abbiamo assistito al fallimento dell’idea che liberare sempre più risorse nel Centro-Nord avrebbe comportato anche un miglioramento per il Sud».
L’amministratore delegato di “Invitalia”, Domenico Arcuri, ha ripreso alcuni dati proprio del rapporto Svimez per sottolineare come «dal 2001 siano andate via più di 2 milioni di persone». Cosa che rende necessari due interrogativi: «Qualcuno vuole davvero lo sviluppo del Mezzogiorno? E se sì, esistono le risorse per provare a invertire questa rotta?». Nel tentare una risposta, Arcuri si scaglia contro la retorica del Sud che si lamenta «utile solo a chi non vuole che anche qui alcuni gradienti di prosperità si consolidino» e spiega come in realtà le risorse ci siano, ma siano state utilizzate solo in parte: «I fondi strutturali europei stanziati in questi anni ammontano a circa 54.6 miliardi e Italia ne abbiamo spesi solo il 19.3%. A questi si aggiungono i fondi di sviluppo e coesione nazionali dei quali è stato speso poco meno del 18%». La necessità suggerita da questi dati è quella di una «seduta di autocoscienza collettiva»: «Bisognerebbe affidare le piattaforme dello sviluppo a pochi attori perché la molteplicità di figure che si sono cimentate in questo percorso hanno fatto sì che il sistema impazzisse».
La speranza di un’inversione di tendenza è dunque affidata a nuova classe politica dirigente che sappia interpretare la contemporaneità svincolandosi dalle strutture del mondo passato: «Lo sforzo di questo impegno no profit è quello di creare un luogo di formazione della classe dirigente del nostro Paese». Enrico Letta ha chiuso i lavori parlando di cosa è mancato in questi anni e delle conseguenze prodotte: «Veniamo da un’epoca in cui per emergere andava sempre cercata una scorciatoia, a discapito del sacrificio e della competenza». Questa sottocultura ha prodotto gravi conseguenze perché nel tempo si è persa l’idea che sia necessario impegnarsi. Da qui l’idea della Scuola: «Se siete qui oggi – dice Letta rivolgendosi ai giovani ammessi a partecipare a questo percorso – siete convinti che la scorciatoia non è il metodo attraverso cui si fanno grandi cose». (redazione@corrierecal.it)







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