Calabria, Belgio, Torino (bianconera): il “triangolo” da sogno di Antonio Delfino

Originario di Falerna, oggi è head coach della Juventus Academy Shape in Belgio

di Fabio Benincasa
COSENZA
Libertà ai bambini, nessuna classifica fino ai campionati Under 14 e strutture all’avanguardia. Così ha costruito – negli ultimi anni – il suo successo la nazionale belga. Che ha scalato il ranking FIFA trascinata dal talento dei suoi giovani e da un team di preparatori ed allenatori dal curriculum invidiabile. Alcuni di loro sono riusciti ad attirare l’attenzione dei grandi club come Antonio Delfino, ex calciatore, Head Coach della Juventus Academy Shape. Cresciuto in Calabria, oggi è uno dei protagonisti assoluti del movimento calcistico belga.
«A Falerna – racconta al Corriere della Calabria – torno ogni estate. I miei genitori sono andati via per cercare lavoro, ma il legame con la loro terra è forte. Come fai a dimenticare l’odore del mare? Il calore della gente? Io mi sento calabrese».
Qualche partitella in piazza con gli amici, una passeggiata sul lungomare e poi finita l’estate il ritorno in Belgio. Antonio milita per qualche stagione nella squadra primavera del Mouscron, poi dopo tanti sacrifici arriva un brutto infortunio. «Sono tornato in campo dopo due anni di stop, ma non riuscivo a giocare come prima. Ho rifiutato qualche proposta arrivata da club di serie C ed ho deciso di appendere gli scarpini al chiodo e studiare per ottenere il patentino UEFA B».
Lo Sporting Charleroi è la prima società a credere in lui e gli affida la guida del settore giovanile dove ritrova un altro “calabrese”, il figlio del tecnico ex Genk, Felice Mazzù. «In quel periodo, durante i tornei internazionali, ho affrontato i giovani della Juve. Prima delle partite mi fermavo a parlare con gli allenatori bianconeri: chiacchieravamo di calcio e condividevamo idee sui metodi di allenamento. Durante una delle tante gare disputate, ho avuto la fortuna di incontrare il responsabile del progetto Juve Camp in Belgio. Mi ha convinto a trasferirmi a Torino dove ho frequentato i corsi della “Juventus University”. Un’esperienza unica e grazie alla quale oggi gestisco la parte tecnica dell’Academy bianconera: supervisiono le riunioni con i tecnici e gli allenamenti».
Sono tanti i giovani calciatori di diversa nazionalità: «Questo ci obbliga a conoscere almeno due lingue: l’inglese è fondamentale. In partita spesso capita di rivolgerci ai giocatori parlando quattro o addirittura cinque lingue diverse e a fine match siamo più stanchi di loro».
«Smettere di apprendere o condividere sarebbe, per me, come smettere di vivere» e forse è per questo che quando trascorre le sue vacanze estive a Falerna, Antonio non riesce a star lontano dal campo ed allena i giovani partecipanti ai camp estivi della “Costa del Lione”, società di calcio a 5 che ha preso parte al Grassroots Festival (evento organizzato dalla Figc in collaborazione con l’Uefa a Coverciano).
«Il calcio è la mia vita, senza pallone non so stare».







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