Assenteismo al Comune di San Giovanni in Fiore, in 10 rinviati a giudizio

Il gup di Cosenza ha condiviso l’impianto accusatorio della Procura. Finirono coinvolti nell’inchiesta “Giubbe rosse” condotta dai carabinieri. Secondo l’accusa, i dipendenti avrebbero percepito il sussidio della Regione senza svolgere le proprie funzioni

di Michele Presta
COSENZA “Sempre meglio che lavorare”. Il vecchio adagio sembrerebbe essere valido per dieci lavoratori del Comune di San Giovanni in Fiore che il prossimo 3 marzo dovranno presentarsi davanti al giudice di Cosenza. Jean Veltri, Massimo Giuseppe Loria, Mario Spadafora, Aurelio Lopez, Luigi Giovanni Tiano, Francesco Fragale, Franco Fati, Claudio Ambrosio, Francesco Ambrosio e Pasquale Spadafora finirono coinvolti in una indagine denominata “Giubbe Rosse” condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura della Repubblica di Cosenza.
Dalle investigazioni dei carabinieri – datate 2018 – emersero diversi presunti casi di assenteismo dal luogo di lavoro da parte di personale assunto al Comune di San Giovanni in Fiore. Gli imputati, infatti, rientrano nella categoria dei lavoratori beneficiari delle misure di sostegno al reddito, previste dalla legge regionale 15/2008, individuata con progetto della Regione Calabria (parte civile nel processo) in convenzione con il comune gioachimita, per l’inserimento lavorativo dei disoccupati di lunga durata.
Il giudice dell’udienza preliminare ha condiviso l’impianto investigativo dei carabinieri, infatti, nel decreto di rinvio a giudizio nei capi di imputazione ha evidenziato come le persone finite nell’inchiesta «mediante artifizi e raggi consistiti nel simulare di essere stati impegnati in via continuativa nello svolgimento della propria attività lavorativa (in diverse giornate ndr) si allontanavano arbitrariamente dalla postazione di lavoro per l’intera giornata o comunque per congrui lassi temporali senza far constatare le assenze nel sistema di rilevazione basato sulle biomarcature, inducendo in errore i funzionari del comune di San Giovanni in Fiore e della Regione Calabria in ordine all’effettivo svolgimento delle proprie mansioni lavorative».
I carabinieri nel fascicolo d’indagine fecero finire i controlli secondo i quali i lavoratori al posto di prestare servizio erano soliti tornare alle proprie abitazioni, svolgere commissioni di carattere privato o soffermarsi al bar. A marzo, al via la fase dibattimentale dinnanzi al giudice monocratico. Nel collegio dei difensori compaiono: Daniele Bozzo, Roberto Borrelli, Emilio Vaccai, Tommaso Tiano, Pasqualino Gallo, Teresa Brunetti e Vincenzo Belvedere ed Emiliano Iaquinta. (m.presta@corrierecal.it)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto