Il riso naturale di Sibari alla conquista del mondo

La Magisa di Villapiana ha recuperato l’antico sistema di coltivare e produrre il riso della Piana. A guidare l’azienda tre giovani donne e tanta passione. La storia dell’opificio e delle sue produzioni su “Ti racconto un’impresa”, in onda questa sera alle 21 su L’altro Corriere Tv (canale 211 del digitale terrestre)

di Roberto De Santo
VILLAPIANA Far conoscere al mondo un prodotto locale recuperando tecniche di lavorazione antichissime e in questo modo valorizzarne al massimo la qualità. Un obiettivo che sta al centro dell’intuizione di due famiglie Praino e Rizzo della piana di Sibari che hanno dato il via alla riseria Magisa a Villapiana. Un progetto giovanissimo – nato nel 2004 ed operativo dal 2006 – ma che ha già in sé il “seme” – mai come in questo caso il termine è più congeniale – del successo: conquistare il mercato con una produzione di qualità che fa leva sulla lavorazione naturale. La storia di Magisa – che deve questo nome dalle inziali delle tre sorelle Praino (Maria, Giusi e Sara) – è al centro della trasmissione “Ti racconto un’impresa”, in onda questa sera alle 21 su L’altro Corriere Tv (canale 211 del digitale terrestre). «Questa idea – racconta Maria Praino – nasce da un progetto di mio padre che accettò una proposta lanciata nel 2002 di produrre riso». Alle spalle, nella Piana di Sibari, un’azienda agricola che vive da tre generazioni e una gran voglia di andare avanti puntando nuovi mercati. «Un giorno nostro padre – spiega – ci prese per mano e ci disse: ragazze ho voglia di fare questa nuova esperienza. Dopo 2 anni di lavoro di duro lavoro e di esperimenti abbiamo deciso di sederci a tavola e di dire dobbiamo portare questo prodotto in Calabria. Da qui è nata Magisa: per volontà di papà e della famiglia Rizzo. Agostino e i due figli Daniela e Paolo. Con loro abbiamo fatto gruppo e abbiamo creato Magisa».
L’azienda oggi ha un’estensione di 450 ettari di risaie ed un opificio adibito alla lavorazione. All’interno dello stabilimento, di oltre 700 metri quadrati, viene lavorato e confezionato riso, nelle sue diverse qualità, proveniente esclusivamente dalla Piana di Sibari. «Partiamo da un Carnaroli – illustra Maria – ma abbiamo Karnak, Arborio, Originario, un Grande chicchi. Poi c’è il Gange, un integrale. Ed abbiamo anche un solitario: un chicco rosso». In totale dallo stabilimento di Villapiana escono 9 varietà di riso con una sfida in più a caratura internazionale: Gemma. «Si tratta di un prodotto brevettato esclusivamente da Magisa – spiega Maria – a livello internazionale ed europeo. È a pericarpo nero e si chiama così perché abbiamo voluto collaborare con la Lipu perché le nostre risaie sono piene di nidi di cicogne bianche, ed abbiamo adottato una cicogna che porta questo nome». Ma all’interno dell’azienda della Piana di Sibari si producono anche prodotti con farina bianca, farina integrale e farina nera. Tutte provenienti dalla lavorazione di riso autoctono. «Produciamo gallette di riso – illustra ancora Maria – ed abbiamo anche le gallette al cioccolato e da quest’anno abbiamo una bevanda a base di riso». « Dietro quello che si vede oggi ed arriva sulle tavole degli italiani – sottolinea Sara, che nel team di lavoro a Magisa si occupa della parte amministrativa – c’è veramente tanto lavoro e raccontarlo diventa difficile». Con un’esperienza di perito agrotecnico alle spalle Sara ricorda come «il riso qui nella Piana di Sibari veniva coltivato fin dai tempi della Magna Grecia». Da qui la forza dell’idea imprenditoriale lanciata da Magisa. «Dietro ad ogni chicco di riso – dice – c’è tanta storia, tanta condivisione e tanto amore per questa terra». «Coltivare riso nella piana di Sibari – ci confida – nonostante sia una zona molto vocata, per le condizioni pedoclimatiche molto favorevoli, è molto difficile». Sara spiega nel dettaglio tutto il processo di coltivazione prima e di lavorazione dopo dell’intera produzione che si realizza a Magisa. Con una caratteristica che rende unico il metodo: ecosostenibilità e la totale assenza di prodotti chimici. «Noi facciamo un’agricoltura biodinamica, biosostenibile – tiene a precisare Sara. Non facciamo nessun trattamento di tipo chimico proprio per evitare di contaminare questo prodotto che ci piace mantenere naturale. Al fine di poter affermare nel mondo questo prodotto artigianale che si lega alla storia della nostra terra». Una scelta che è divenuta anche un marchio specifico con un packaging diretto ed espresso con i molteplici colori che contraddistinguono le varie linee di produzione. Distintivi che accompagnano le diverse fasi di lavorazione e che si esprimono all’interno di processi antichi di coltivazione e raccolta: la prima in acqua, la seconda severamente con una mietitrebbiatrice. Dopodiché arriva lo stoccaggio nei silos «dove avviene l’essiccazione una parte per la linea tradizionale». Mentre la qualità “gran riserva” – che raccoglie le linee dall’alta gamma della produzione (il Carnaroli, l’Arborio, il Gance e il gambo nero-Gemma) – viene essiccata per 24 messi all’aia in alcuni barrique. «Questo – spiega Sara – per conferire al prodotto la massima genuinità». Il passaggio successivo avviene all’interno dell’opificio dove lavora un team adottando macchine in cui viene fatta una prima fase di selezione di riso da seme. «Quest’ultima utile – racconta – per la semina dell’anno successivo». Poi avviene la decorticazione del chicco, cioè la pulitura del chicco. «Nella fase di trasformazione – dettaglia Sara – andiamo a trattare questo riso in modo molto naturale. Nonostante abbiamo una tecnologia all’avanguardia per la produzione, i nostri macchinari hanno un sistema di rulli e cernite dove finiscono i raccolti che arrivano a Magisa direttamente dai campi di coltivazione».
«Il chicco di riso – aggiunge ancora Sara – a differenza degli altri cereali ha tutte le qualità organolettiche nella parte esterna. Più si va a pulire in modo naturale, più sulla tavola degli italiani arriva un prodotto che mantiene la sua genuinità e Magisa vuole fare proprio questo: mantenere il bello che ci dà la terra della Piana di Sibari fornendo un prodotto che si mantiene molto integro e salutare».
Un passaggio che Sara vuole sottolineare per marcare appunto la differenza con le produzioni industriali: «Noi non facciamo la brillatura, fondamentale nelle riserie industriali, un po’ come si fa con la ceratura degli agrumi che però contamina il prodotto. Cosa che noi non facciamo per dimostrare chi siamo e cosa produciamo». Una strada in salita quella della Magisa: «Fare impresa in Calabria non è stato facile», racconta. Ma che riempie in qualche modo d’orgoglio chi ha realizzato il progetto: «Noi abbiamo fatto tutto il cammino da soli con le nostre sole forze». Dimostrando in questo modo che è possibile fare il riso anche in Calabria puntando a rivolgersi ad una nicchia di mercato di alta qualità facendo affidamento al sistema di vendita al dettaglio tradizionale. «Non vogliamo entrare nella grande distribuzione organizzata – confida Sara – abbiamo scelto la strada del normal trading». Questo però non impedisce a Magisa di aspirare per il futuro a ritagliarsi fette importanti di mercato. «Oltre a cercare di raggiungere tutta l’Italia, stiamo cercando di creare una internazionalizzazione del prodotto. Siamo riusciti in questo, affacciandoci in alcuni mercati esteri: dagli Emirati Arabi al Canada». (r.desanto@corrierecal.it)





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