Il Pd rischia nella “roccaforte” di San Giovanni in Fiore

Pochi presenti ai comizi indetti dal partito per le amministrative 2020 e gli “oliveriani” si smarcano. La federazione alla prova del nove per il nuovo corso del partito

SAN GIOVANNI IN FIORE Forse gli avversari hanno conquistato Stalingrado. Le truppe “rosse” che hanno presidiato il comune di San Giovanni in Fiore dal dopoguerra ad oggi (ad accezione di alcuni lustri come quello della consiliatilura Barile) sembrano aver battuto la ritirata. Prova ne sono i comizi dei democrat, dove il distanziamento sociale imposto dalla pandemia è ben rispettato più che dalla paura di un contagio, dalla perdita dell’entusiasmo e forse della fiducia nel partito.
San Giovanni in Fiore è comune strategico nel Risiko politico cosentino e regionale. Da “Palla Palla”, l’ex presidente della regione ha scalato le cariche più importanti della politica regionale e nazionale e il profilo basso delle ultime settimane unito ad un mancato coinvolgimento in maniera diretta del Pd inducono a pensare che il lupo della Sila e i suoi supporter che gli sono rimasti fedeli abbiano definitivamente abbandonato la nave democratica.
Per il candidato sotto le sigle del partito Domenico Lacava che ha vinto le primarie contro l’uscente sindaco Giuseppe Belcastro, è più facile contare i voti che mancano dall’elezione bulgara di cinque anni fa che quello riuscito a racimolare nell’ultimo mese in termini di preferenze. Per il partito dei nuovi reggenti, guidati dal commissario Miccoli, sarà la prima vera prova del nove per capire come indirizzare il nuovo corso, sperano che il comune “compagno” non tradisca e riesca a portare Lacava quanto meno ad un turno di ballottaggio. Osservano i candidati delle fazioni opposte, Rosaria Succurro in primis ma anche Salvatore Mancina, Antonio Lopez, Antonio Barile, Domenico Caruso e Pietro Silletta. Martedì il giorno dei versetti. (mi.pre.)





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