La dura legge del voto, quanti “feudi” tramontano in Calabria

Le elezioni comunali registrano alcune sorprese, segnando brucianti sconfitte per tanti big regionali, soprattutto dell’area Pd-centrosinistra. I delusi da Oliverio a Censore, da Sculco ad Aieta

CATANZARO “Feudi” che finiscono, “roccaforti” che crollano, “bandiere” che si ammainano, consolidate certezze che si sgretolano. L’eternità non è della politica, e queste Comunali in Calabria lo certificano consegnando, tra i primi dati che emergono, alcune sorprese che denotano come il tempo non è immobile e il consenso non è illimitato. E le urne in alcune realtà territoriali sono impietose e forse anche spietate, scrivendo un futuro che seppellisce, magari definitivamente, il passato e anche un bel po’ di presente.
Accade così con la sinistra e con il centrosinistra a Crotone, dove la coalizione che fa perno sul Pd combina un “pasticcio” senza precedenti: il contestatissimo accordo tra i democrat e gli Sculco prima produce l’assenza del simbolo e della lista ufficiale del Pd dal voto e poi il “game over” del primo turno, che vede il candidato sindaco targato Sculco-quel che resta del Pd, Arcuri, fuori dal ballottaggio, superato pure dal civico Voce.
Accade a San Giovanni in Fiore, storica, quasi leggendaria Stalingrado calabra, la patria dell’ex governatore Mario Oliverio ma anche di tanti altri big del centrosinistra, che si sgretola già alle primarie per indicare il candidato sindaco e che resterà, anche qui, fuori dal ballottaggio: un ”feudo” che tramonta, quello di Oliverio che peraltro, in tempi non sospetti, un mesetto fa, aveva messo le mani avanti. «Non mi sono interessate delle vicende elettorali di San Giovanni in Fiore. Come sanno bene gli amici e i compagni ho evitato ogni contatto. Il Pd è commissariato a livello regionale e provinciale: il commissario regionale non lo sento e non lo vedo da prima della presentazione delle liste delle elezioni regionali, mentre quello provinciale non l’ho mai visto, sentito, e conosciuto»: così aveva detto un mese fa Oliverio, e magari queste parole racchiudono il motivo e il senso dell’amara sconfitta sangiovannese per la sinistra.
Succede poi a Serra San Bruno, dove la corsa di Antonio Procopio, candidato sindaco in quota a Brunello Censore (già in passato primo cittadino serrese prima di andare alla regione e al Parlamento), e al suo “delfino” (e sindaco uscente) Luigi Tassone oggi consigliere regionale, viene stoppata da Alfredo Barillari: e non serve a nulla nemmeno l’intesa – impensabile fino a qualche tempo fa per chi ha un po’ di memoria delle cose politiche regionali – tra Censore e un altro big del territorio, Nazzareno Salerno, anch’egli già sindaco di Serra, assessore e più volte consigliere regionale. Come, infine, segna il passo anche il capogruppo regionale dei Democratici Progressisti Giuseppe Aieta, altro importante esponente del Pd, che nella “sua” Cetraro subisce la sconfitta del “suo” candidato sindaco, l’uscente Angelo Aita. (a. c.)

L’immagine in apertura di servizio è utilizzata su concessione dell’Annuario della nobiltà italiana Foundation trust – settembre 2020.





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