Contagi tra i sanitari e ospedale «impreparato». La Sila teme l’emergenza Covid

La struttura sanitaria inserita nella rete per il trattamento del Coronavirus. Ma i contagi tra medici e infermieri preoccupano. E i numeri “ufficiosi” della pandemia spaventano i cittadini di San Giovanni in Fiore

SAN GIOVANNI IN FIORE Tra confusione (indotta dalla vacatio nell’ufficio del Commissario alla sanità) e paura per i contagi, la seconda ondata della pandemia spaventa la Sila. E il suo ospedale di riferimento – per quanto depotenziato nel corso degli anni – si interroga sulle proprie capacità di reggere l’urto. Risposta: l’inverno si annuncia durissimo. Perché la struttura sanitaria è stata colpita duramente dall’emergenza Covid: secondo fonti sanitarie sono 5 i medici colpiti, ai quali si aggiungono 10 infermieri e personale ausiliario. Tutti in malattia per Covid mentre l’ospedale – annuncia l’amministrazione comunale – ha acquisito lo status di Centro Covid. «Purtroppo San Giovanni in Fiore è un focolaio ardente – ci spiega un medico che chiede l’anonimato – e nessuno ne parla». In effetti, spesso le questioni che riguardano la Sila si consumano nel perimetro montano, senza arrivare nei centri decisionali della regione. «In questo ospedale non esiste alcun percorso Covid, nonostante sia diventato un centro in cui trasportare i malati in via di guarigione». Proprio l’assenza di distinzione tra percorsi “sporchi” (quelli riservati ai contagiati) e “puliti” sarebbe alla base del contagio tra gli operatori sanitari.
Nei giorni scorsi, una nota del «referente di direzione sanitaria», si firma così il dottor Nicoletti, aveva disposto la chiusura delle attività riservate alle urgenze proprio per la positività di un medico anestesista. Questione risolta con una misura temporanea, che non ha però risolto l’emergenza nell’emergenza. E i cittadini sono preoccupati per la scelta di inserire il presidio ospedaliero rete Covid «al fine di alleggerire la pressione sull’ospedale Hub di Cosenza, trasferendo i pazienti Covid ancora ricoverati e stabilizzati ma che non possono ancora essere dimessi e posti a domicilio». La scelta nasce da una richiesta del sindaco Rosaria Succurro alla quale è «allegata una comunicazione del direttore sanitario del presidio (con una planimetria dei locali), il quale precisa che verrebbero garantiti i percorsi necessari».

Tra dubbi e contagi in crescita tra i sanitari, a San Giovanni in Fiore temono l’isolamento. E anche i bollettini diffusi periodicamente dal Comune. L’ultimo di cui si ha traccia, un aggiornamento di domenica 22 novembre, riporta una doppia cifra. La prima riferita ai contagi registrati dall’Asp di Cosenza (che sono gli unici ufficiali): 3 nuovi positivi, per un totale di 156 infetti e 18 guariti. La seconda offre invece il numero dei totali positivi registrati dai laboratori privati: 306, una cifra molto più elevata, che farebbe – se confermata ufficialmente – aumentare l’incidenza del contagio in maniera preoccupante. L’amministrazione specifica che «il dato si riferisce ai contagiati totali da inizio pandemia e non agli attualmente positivi», ma la preoccupazione resta. E l’inverno è alle porte.





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