In Calabria la (nuova) mattanza dei cani

A Ricadi 20 cuccioli uccisi negli ultimi sei mesi con polpette avvelenate. Le associazioni: «È un metodo inutile per fermare il randagismo»

Una mattanza silenziosa che ha come vittime indifese i cani. Negli ultimi sei mesi in Calabria sono decine gli animali uccisi utilizzando il metodo delle polpette avvelenate. Lo scorso marzo erano stati i 17 cuccioli trovati morti a Santa Sofia d’Epiro, nel Cosentino, ora gli ultimi episodi sono stati registrati a Ricadi, nel Vibonese, dove in sei mesi sono stati uccisi circa 20 cani. Il copione è sempre uguale: vengono usate come esche polpette o altri impasti avvelenati e depositate in vari punti della cittadina. Una situazione che ha fatto insorgere le associazioni animaliste che, come racconta il Corriere della sera, hanno sporto denuncia presso la locale Asp. «Non sono casi isolati – come raccontano le associazioni al Corriere – ma stiamo ricevendo numerose segnalazioni di cani già trovati morti o agonizzanti». «È un metodo – spiegano – per fermare il numero di cani vaganti che ci sono nella zona. Una soluzione inutile perché quelli uccisi sarebbero poi rimpiazzati da altri che si sposteranno da altre zone».
L’ultima vittima è Sara, una bastardina che è stata uccisa da un impasto in cui, secondo le analisi fatte, era stata rilevata anche la presenza di stricnina. Nelle indagini, eseguite dai carabinieri, fondamentali saranno anche le telecamere di videosorveglianza installate sul territorio.







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