Pd balcanizzato, i “ribelli” pronti a formare gruppi autonomi

Diversi consiglieri regionali sono al lavoro per creare nuove formazioni politiche distinte dai dem. Guccione, Ciconte e Scalzo i più attivi. Sergio è il più “corteggiato”

REGGIO CALABRIA Se il Pd di Renzi è stata «un’occasione sprecata» (copyright Mario Oliverio), quello calabrese è un progetto che sembra destinato all’implosione. I segni ci sono tutti e le tensioni che nelle ultime settimane stanno interessando tutti i consiglieri regionali dem dimostrano quanto sia vicino il punto di rottura. Diversi esponenti del Pd sono pronti a scegliere una via autonomista pur di marcare le differenze con il governo Oliverio e farsi trovare pronti al prossimo appuntamento elettorale del 2019. Il piano d’azione è già stato ideato e potrebbe concretizzarsi nelle prossime ore attraverso la creazione di uno o più gruppi distinti dal Pd ufficiale.
I più attivi, in questa prospettiva, sono i “ribelli” Carlo Guccione e Vincenzo Ciconte, uniti nel tentativo di dar vita a una nuova formazione che, pur restando nell’alveo della maggioranza, possa collocarsi in posizione critica nei confronti dell’esecutivo regionale e degli stessi dem guidati da Sebi Romeo.
C’è un problema, però: per costituire una nuova sigla consiliare, è necessario un minimo di tre membri (solo le liste che si sono presentate al giudizio degli elettori possono schierare un solo membro in assemblea, come dimostrano i casi di Calabria in Rete con Flora Sculco e de La Sinistra con Giovanni Nucera).

LE MOSSE DEI RIBELLI Di conseguenza, nelle ultime settimane, Guccione e Ciconte – entrambi ex assessori della giunta Oliverio, “cacciati” dopo lo scoppio di Rimborsopoli – hanno avviato le operazioni di scouting per cercare di coinvolgere tutti quei consiglieri che, nel tempo, hanno dimostrato di non gradire particolarmente il modo in cui Oliverio governa la Regione e, soprattutto, il tipo di rapporto instaurato con gli eletti, la maggior parte dei quali continua a masticare amaro per l’esclusione dalla giunta e per la scarsa collegialità nelle scelte praticata dal governatore. Guccione e Ciconte, tuttavia, non sono i soli a guardarsi intorno. Pare che alla creazione di un nuovo gruppo stia pensando anche Antonio Scalzo. In teoria, con lui, Guccione e Ciconte avrebbero i numeri per far nascere la nuova formazione. A bloccare il possibile sodalizio sono però ragioni di opportunità politica: la zona di “competenza territoriale” di Ciconte e Scalzo – catanzarese il primo, lametino il secondo – è praticamente la stessa; ed entrambi non hanno intenzione di pestarsi i piedi a vicenda o di dar vita ad alleanze possibilmente controproducenti per una delle due parti in causa. Dunque, ognuno per conto proprio.
Anche Scalzo, quindi, è a caccia di soci per mettere in piedi un altro gruppo alternativo ai dem.

I CORTEGGIATI Il più corteggiato è senza dubbio Franco Sergio. Il consigliere cosentino, attualmente in forza al gruppo che porta il nome del governatore (“Oliverio presidente”), è da tempo in una posizione dialettica nei confronti dell’esecutivo regionale. Mesi fa erano stati i fratelli Pino e Tonino Gentile ad avviare un dialogo per cercare di avvicinarlo alle loro posizioni, ma senza esito; ora ci stanno provando anche il duo Guccione-Ciconte e Scalzo.
Un altro esponente che potrebbe accogliere l’invito dei “ribelli” è Domenico Bevacqua. Il consigliere di Longobucco, poche settimane fa, ha ufficializzato in aula la sua “auto-sospensione” dal gruppo pd, provocata, tra le altre cose, dal suo dissenso riguardo alle dichiarazioni pubbliche di Oliverio e Romeo circa la necessità di puntare sul civismo per rilanciare il centrosinistra.

VALENZA POLITICA È chiaro che, al di là dell’esito del piano, l’azione dei dissidenti ha un forte valore politico e comporterà conseguenze di un certo peso. Emergono con forza, insomma, la volontà di affrancarsi dalle posizioni di Oliverio e di metterne in discussione l’operato; la necessità di creare nuovi spazi di autonomia per affrontare la prossima campagna elettorale a mani libere e senza un marchio distintivo preciso; la richiesta di avviare una discussione seria che possa servire a rilanciare l’intero centrosinistra calabrese. Ci sono poi questioni di ordine pratico: la nascita di uno o più gruppi, che andrebbero inevitabilmente a restringere quello del Pd, porta con sé anche la possibilità di avere un rappresentante in Conferenza dei capigruppo (che decide i lavori del Consiglio), di creare nuove strutture da riempire con altri portaborse e di gestire in proprio (e di sottrarlo alle decisioni di Romeo) un contributo che oscillerebbe dai 100 ai 120mila euro all’anno. Soldi che potrebbero senz’altro servire, se i ribelli dovessero infine decidere di separare il loro destino da quello del Pd in occasione delle prossime Regionali.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it







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