Nuova bomba sulla maggioranza. Guccione e Ciconte “lasciano” il Pd

Nuove autosospensioni dai dem, Oliverio sempre più in bilico. Ma il governatore rilancia e chiede una riunione per decidere: dentro o fuori. «Basta con la rincorsa a gettare m… e fango». L’opposizione: serve chiarezza, siamo al disfacimento della coalizione

REGGIO CALABRIA Un nuovo tsunami si abbatte sulla maggioranza di Mario Oliverio. Dopo la creazione del gruppo autonomo dei Moderati, è il turno di nuove “autosospensioni” dal Pd, che seguono quella di qualche settimana fa di Mimmo Bevacqua. E stavolta a farlo sono due dirigenti di peso, due ex assessori che, alle ultime Regionali, avevano fatto il pieno di voti: Enzo Ciconte e Carlo Guccione. I due consiglieri, nelle ultime settimane, avevano provato a formare un nuovo gruppo, ora la decisione di lasciare quello dei dem, con cui sono in rotta da tempo.

OLIVERIO RILANCIA Ma il governatore non ci sta a farsi rosolare a fuoco lento. E, per tutta risposta, invoca una riunione ad hoc del consiglio «sulla base di una mia relazione, in modo da discutere ampiamente nel merito e alla fine determinarsi».
«Se c’è una valutazione di fallimento, se non c’è una maggioranza – continua –, si ha il dovere di chiudere questa stagione. Attenti – dice rivolto ai consiglieri – a giocare con il fuoco in modo superficiale. Percepisco tante preoccupazioni che, guarda caso, emergono alla vigilia di una scadenza elettorale. Se c’è un’ansia che sfocia nella necessità di mettere una bandierina nella rincorsa a prendere le distanze da situazioni complicate, è meglio chiudere subito. Lo dico con grande serenità e consapevolezza, perché il danno più grave che si può fare a politica e istituzioni è la rincorsa a chi più può gettare più merda e fango attraverso giudizi superficiali e frettolosi. In questo Consiglio ci sono tanti grilli parlanti, io invece rivendico il valore di questa esperienza: siamo riusciti a invertire la tendenza e a imboccare una strada diversa».
«È un errore – aggiunge – pensare che il presidente si condizioni con le sfide. Se con atti formali mi si dimostrerà che non c’è una maggioranza, non esiterò neanche un secondo, senza perdere tempo in trattative. Finiamola con questa pantomima».

LE MOTIVAZIONI Circostanziate le motivazioni dei due ex assessori. Ciconte giustifica la sua autosospensione con «il difetto di organizzazione interna e di strategia per il rilancio della Calabria» tutto interno alla maggioranza. C’è poi la critica per «la mancanza di dialogo e di qualsivoglia iniziativa chiarificatrice anche a seguito dell’autosospensione del consigliere Bevacqua. Dagli errori si può apprendere e spero in una inversione di marcia e nella messa al bando dei tecnicismi». Ciconte auspica inoltre una riunione della maggioranza «chiarificatrice», in grado di dare «la stura a un nuovo percorso».
Usa il maglio anche Guccione, che condivide le parole e «la sofferenza» di Ciconte. Il consigliere cosentino ricorda la sua mancata convocazione nell’unica riunione della maggioranza del Pd del dopo elezioni e rimarca i molti elementi di crisi «profonda» della sanità e la «palese l’incapacità del governo regionale di farsi ascoltare nelle sedi opportune». L’autosospensione è dunque «un’assunzione di responsabilità, poiché non si può essere corresponsabili di un disastro annunciato».

LE REAZIONI Mimmo Tallini (Fi) coglie l’occasione per incalzare la giunta e il centrosinistra e chiede «se è in discussione la tenuta politica della maggioranza. Come minoranza, abbiamo necessità di fare chiarezza. Invito i colleghi a fare di tutto per non dare all’esterno l’immagine di un consiglio regionale incapace, che litiga e che non pensa agli interessi dei calabresi».
Tranchant Gianluca Gallo (Cdl): «Il processo di alienazione dei consensi della maggioranza si è concluso. Salutiamo la nascita di un nuovo gruppo in consiglio e l’autosospensione di due elementi che, alle Regionali del 2014, sono stati tra i più votati del Pd. Registriamo il disfacimento di una maggioranza e la responsabilità è di chi guida la Regione».
Fausto Orsomarso (FdI) è altrettanto deciso: «Se si torna al voto, siamo pronti». Ma è Giuseppe Aieta (Pd) a mettere al muro i dissidenti: «C’è qualcuno che ha manifestato sfiducia al governatore? Se c’è, prenda la parola e lo dica». Il presidente della commissione Bilancio, inoltre, invita il capogruppo pd Sebi Romeo a convocare «subito» una riunione del gruppo. «Guai – dice ancora – a confondere ciò che ci amareggia con i provvedimenti epocali che stiamo portando avanti», come i 54 bilanci degli enti regionali approvati e la riforma del welfare.
«La maggioranza – commenta Baldo Esposito (Ap) – deve interrogarsi. Se non ci sono i numeri, come opposizione siamo pronti a dare mandato agli elettori per formare un nuovo consiglio regionale».
«Penoso assistere a questo spettacolo: il centrosinistra ne prenda atto. Noi siamo pronti ad andare alle urne a novembre, per il bene dei calabresi», aggiunge Alessandro Nicolò (FdI).

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it





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