Strage di Civita, «il sistema di allerta funzionava?»

Cappadona, ex coordinatore emergenze della Protezione: «La verità va accertata, se non altro per rispetto di quelle dieci vittime»

COSENZA «Mi ero ripromesso un rispettoso silenzio sul tragico evento del Raganello… ma siccome è iniziato sui “media” locali e nazionali il solito odioso scaricabarile sulle responsabilità e si sono avviati i consueti processi televisivi (che di questi tempi poi finiscono per assumere la valenza di processi penali) credo sia doveroso da parte mia, anche per rispetto della memoria delle 10 vittime di questa immane tragedia, fornire una approfondimento tecnico importante». Ha deciso di non rimanere in silenzio Paolo Cappadona, geologo, ex responsabile dell’Unità operativa “Coordinamento delle emergenze, dei sistemi informativi territoriali e Ced” della Protezione civile, dimessosi il 14 aprile scorso. In un post su Facebook interviene e porta il suo punto di vista tecnico e la sua esperienza, oltre a tante domande che attendono risposta, sull’esondazione che ha ucciso 10 persone nelle Gole del Raganello, nel Parco nazionale del Pollino. «Il Sistema di allertamento Meteo-idrogeologico ed idraulico in Calabria – scrive il geologo –, basato sulla nuova Direttiva largamente inattuata (motivo per cui nel mese di aprile mi sono dimesso dall’incarico di “Coordinatore Emergenze” e ho lasciato la Protezione Civile), si compone di due specifiche fasi: quella previsionale, che si concretizza nell’invio quotidiano del bollettino meteo che in caso di previsioni avverse assume la valenza di avviso di criticità (nel caso specifico la famosa allerta “gialla” inviata per tempo dalla Protezione Civile regionale a tutti i sindaci ed agli enti interessati); e quella di monitoraggio degli eventi in corso, che si attua attraverso la registrazione in tempo reale dei dati di pioggia nelle circa 150 stazioni pluviometriche sparse sul territorio regionale». Ed è proprio sulla registrazione dei dati di pioggia che Cappadona individua una falla nel sistema della prevenzione delle criticità.
«Ecco… la seconda fase (monitoraggio eventi incorso), di cui nessuno parla mai, è invece altrettanto importante… sulla base dei dati di pioggia realmente registrati, e al superamento di determinate soglie prestabilite, scatta l’obbligo a tutti i livelli istituzionali di adeguare il proprio impegno operativo, intensificare il flusso di informazioni, avviare opportuni monitoraggi nei punti critici…», scrive l’ex responsabile del coordinamento emergenze che elenca una serie di procedure che si sarebbero dovute attuare e sulle quali pendono dei punti interrogativi.
«Allora prima di mettere in croce il sindaco di Civita che aveva effettivamente ricevuto il bollettino di allerta meteo “gialla” per quel maledetto giorno (uguale a tanti giorni di questo piovoso mese di agosto nei quali non era successo niente) sarebbe opportuno chiedersi:
1. quel giorno il sistema funzionava? I protocolli operativi previsti dalle procedure della Protezione Civile Regionale, delle prefetture dei comuni e di tutti gli enti interessati erano rispettati?
2. Si sono rilevati superamenti soglie nell’area? (se no sarebbe alquanto strano considerata l’eccezionalità dell’evento per come riferito da molti testimoni…);
3. Era presente fisicamente nella sala operativa regionale di protezione Civile il Coordinatore Emergenze (funzionario tecnico con competenze specialistiche) come previsto dalle procedure?
4. E se non si sono rilevati superamenti soglie siamo sicuri dell’adeguatezza e del perfetto funzionamento della rete pluviometrica?
Come si può capire ci sono questioni molto complesse da affrontare …. e mi auguro che qualcuno finalmente lo faccia. La verità va accertata… se non altro per rispetto di quelle dieci vittime!». Altri spunti, quelli offerti da Cappadona, per coloro che dovranno ricostruire dinamiche e responsabilità nella tragedia che conta 10 vittime nelle Gole del Raganello.





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto