Fondato il ricorso di Fulvia Caligiuri, Salvini “perderà” il seggio calabrese

La Giunta per le elezioni del Senato conferma gli errori nel conteggio delle schede. A Forza Italia 2.916 voti in più e due seggi, anziché uno. Rinviata la decisione finale. Il ministro dell’Interno salvo grazie alla legge voluta da Renzi – VIDEO

«I due seggi assegnati in sede di proclamazione dall’Ufficio elettorale regionale alla Lega e al Movimento politico Forza Italia, a seguito dell’attribuzione al Movimento politico Forza Italia di 2.916 voti in più rispetto ai dati di proclamazione, risultano assegnati entrambi a quest’ultimo». Il verbale della Giunta per le elezioni del Senato riferito ai collegi plurinominali, per quanto burocratico, è chiarissimo: il ricorso di Fulvia Caligiuri, candidata di Fi al Senato collocata al secondo posto del listino, è fondato. E il posto assegnato in Calabria a Matteo Salvini spetterebbe, in effetti, all’imprenditrice cosentina. Il condizionale dipende dalle complesse procedure che seguiranno. Dopo l’analisi dei numeri, infatti, la Giunta ha rinviato il seguito dell’esame a una successiva seduta. La formula conclusiva, «si riserva di sottoporre alla Giunta una proposta conclusiva al termine della discussione generale» lascia presagire che i tempi non saranno strettissimi, ma la strada è tracciata. In soldoni, il ministro dell’Interno non sarà più un senatore “calabrese”. E probabilmente dovrà ringraziare la legge elettorale “pensata” dal Pd di Matteo Renzi se non perderà del tutto il posto. La norma, infatti, prevede l’attribuzione automatica dei collegi: un tempo erano i parlamentari a optare (e a perdere, eventualmente, sia la poltrona che il ricorso), Salvini, invece, ha dovuto scegliere la circoscrizione in cui la Lega ha ottenuto il quoziente minore. E dunque sarà semplicemente ricollocato in un altro collegio.

Fulvia Caligiuri

IL RICORSO L’errore, secondo quanto hanno sollevato gli avvocati di Caligiuri, starebbe nella compilazione dei verbali elettorali della Corte d’appello di Catanzaro. I difensori della candidata, gli avvocati Oreste e Achille Morcavallo, hanno chiesto «il riconteggio dei voti al fine di ottenere la proclamazione alla carica di senatore della loro assistita e la consequenziale decadenza del leader della Lega Matteo Salvini». Nel ricorso si parlava di «gravi irregolarità nel dato complessivo conseguito da Caligiuri» e di «notevole divario tra i voti effettivamente conseguiti e i risultati dei verbali».

COSA SUCCEDE ORA Il “Capitano” non rimarrà fuori da Palazzo Madama, sarà costretto a trasmigrare come senatore eletto nel Lazio. Dove il seggio è scattato a favore di Cinzia Bonfrisco: la senatrice può sperare che l’aula ribalti la decisione che si profila nella Giunta per le elezioni a Palazzo Madama. O che almeno venga assunta il più tardi possibile. In questo caso, i precedenti non sono a favore di Caligiuri: in alcuni casi è stata necessaria un’attesa di tre anni perché l’Aula rimettesse a posto le cose. Lo conferma al Fatto quotidiano il senatore Alberto Balboni, che ha istruito la pratica. «La surroga è un iter molto lungo che richiederà un’istruttoria approfondita in Giunta. Poi sarà comunque l’aula, che è sovrana, a dire l’ultima parola. In un caso nel 2001 per determinare il subentro di un parlamentare a un altro ci vollero 2 o 3 anni».

Anche il presidente della Giunta Maurizio Gasparri lascia intendere che i tempi non saranno rapidissimi. Anzi, non fornisce neppure una stima su quanto servirà per chiudere il caso: «Per ora – dice – abbiamo incardinato la questione, poi si vedrà, ci vuole tempo per queste cose. Dopo la relazione di ieri di Balboni si dovrà fare una discussione e la decisione si prenderà quando saremo pronti. Prima di Natale? No, assolutamente, non credo proprio». Per ora, spiega il relatore Alberto Balboni (FdI), «la Giunta è stata rinviata a data da destinarsi…».





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