I lavori col trucco e la “pastetta” per il figlio del dirigente

Per i magistrati il manager della Regione Luigi Zinno è la «spalla pubblica» dell’imprenditore Barbieri. È lui che si spende per far ottenere i fondi alle aziende nonostante i ritardi. In cambio (anche) di un posto di lavoro per il familiare

COSENZA I magistrati della Dda di Catanzaro non hanno dubbi. Il primo episodio di scambio corruttivo fra l’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri, il direttore dei lavori dell’impianto di risalita che si trovano a Lorica Francesco Tucci e il dirigente della regione Calabria (settore Lavori pubblici) Luigi Zinno è quello volto all’assunzione del figlio del burocrate regionale. Luigi Zinno è la «spalla pubblica» dell’imprenditore Barbieri. Così è scritto nelle carte dell’inchiesta “Lande desolate” e così ne tratteggiano i lineamenti i finanzieri che ascoltano le conversazioni del dg regionale. Zinno è anche «ingegnere amico nostro» quello a cui insomma qualcosa, se si vuole andare avanti e mettere tutto a sistema, si deve dare. Ed ecco servita l’assunzione del figlio Antonio, proprio all’interno di una delle ditte dell’imprenditore romano arrivato in Calabria in cerca di fortuna, non certo di sventura. C’è una cosa, però, da fare prima del contratto di assunzione e cioè l’approvazione di uno Stato di avanzamento dei lavori da 5 milioni di euro. Ed è per questo che Barbieri e Zinno –riscontrano i finanzieri – si adoperano per una trasferta direttamente in Svizzera. Infatti, pochi giorni dopo il viaggio, vengono superate le perplessità dei controllori pubblici sulla redazione del Sal ma anche “l’assunzione” di Antonio Zinno in una delle società di Barbieri impegnate sul cantiere di Scalea. Un circolo vizioso, alimentato da chiamate e piaceri personali. «Gradirei che tu iniziassi a fare una cosa su a Lorica», dice l’imprenditore al nuovo giovane assunto. Un’indagine, nulla di complicato, per fare un sistema di alberghi diffusi. «Cioè – gli spiega – utilizzare gli appartamenti e le case che sono sfitte e che sono di proprietari che non hanno intenzione di andarci attualmente per metterle in rete e venderle a quelli che eventualmente vorranno venire in vacanza a Lorica durante il periodo invernale quando le piste saranno aperte». Però l’avventura del giovane dura solo qualche giorno. Nonostante il padre, come emerge dalle intercettazioni, spingesse il figlio a non lasciarsi sfuggire l’occasione, a mettersi di traverso sono state le condizioni di salute di Antonio che non gli hanno consentito di portare a termine il lavoro.

IL VIAGGIO IN SVIZZERA All’esterno il viaggio in Svizzera programmato per Oliverio doveva apparire come una strategia per accertarsi della qualità dei materiali da acquistare, in realtà – secondo le valutazioni del gip – serviva ad altro, cioè ottenere il finanziamento propedeutico alla compilazione dello stato di avanzamento dei lavori. Ma convincere Oliverio e il rup Mele a partire non è facile. «In poche parole – dice Tucci a Barbieri – loro non ci vogliono venire. Dicono che le cose devono venire qui (a Lorica, ndr), le devono portare qui se no non le pagano… dice è inutile che io vengo lì a verificarlo, il materiale lo dobbiamo vedere e deve essere nel piazzale punto…». La strategia degli indagati ha un solo scopo: ottenere il pagamento ed avere quindi la liquidità utile per non fare scucire alla Barbieri Costruzioni le somme necessarie alla realizzazione dei lavori. Doveva essere fatturato il 50% del valore della fornitura, al netto delle spese di trasporto e posa in opera, così da contabilizzare il relativo importo nel Sal ottenendo in questo modo il pagamento della stazione appaltante. Per questo la visita in Svizzera diventa fondamentale. Zinno prova a convincere Oliverio e lo stesso chiede di fare alla deputata Enza Bruno Bossio. Il governatore si decide, ma alla data pattuita si sovrappone una visita a Bruxelles; il banco salta ancora.

«SALTA TUTTO LORICA SE NON VENGONO IN SVIZZERA» Alla fine il tira e molla tra i burocrati, l’imprenditore e Oliverio durato per oltre due giorni termina con l’agognato viaggio in Svizzera “offerto” da Giorgio Ottavio Barbieri. «È lui a sostenere il costo del viaggio – è scritto nell’ordinanza –. Lo fa attingendo i fondi della Clogo Srl, proprietaria della sala giochi di Cosenza, già utilizzata per far uscire mensilmente i soldi destinati al clan Muto». Tutte queste attività, dal suggerimento dell’assunzione del figlio, all’adoperarsi concretamente a che il viaggio in Svizzera si realizzasse per ottenere l’ autorizzazione all’acquisto dei materiali per gli impianti sciistici, a tutti i movimenti per l’approvazione dei lavori complementari, secondo i magistrati fotografano in modo ineccepibile il mercimonio della pubblica funzione, prestata agli interessi privati più che a quelli collettivi. «La redazione ed approvazione del I Sal (stato di avanzamento dei lavori, ndr) – è scritto nei documenti – dei lavori principali di Lorica risponde alla duplice esigenza di percepire, pur senza un effettivo esborso, la relativa quota di finanziamento pubblico e dimostrare formalmente alla Regione un grado di avanzamento dell’appalto (>60%) tale da giustificare l’affidamento di fatto già deciso da Zinno di opere complementari». La compilazione di tutti questi documenti però, per gli inquirenti, è piena di attestazioni fasulle e non corrispondenti al vero.

Michele Presta
m.presta@corrierecal.it





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